
Liguria. “Le conclusioni del ‘Tavolo verde’ in Regione Liguria e le notizie che in questi giorni ci arrivano dalla Regione Campania ci obbligano ad intervenire ancora una volta sul tema caccia per l’influenza negativa che l’attività venatoria continua ad avere sul nostro territorio. Il mondo agricolo affronta diviso il problema ungulati i quali, in continua proliferazione, causano seri danni alle coltivazioni”. A dirlo sono i Verdi Savonesi che, nel ribadire come siano contrari alla caccia, lanciano una soluzione in arrivo dalla Campania per ridurne il numero in maniera non violenta: l’uso di antifecondativi.
“La Coldiretti finalmente si è decisa ad affrontare in modo razionale e scientifico il problema. Subito insorge la Confagricoltura in difesa della caccia, ignorando incredibilmente i dati scientifici che ne dimostrano l’inefficacia. Evidentemente la lobby dei 15.000 cacciatori liguri è più influente dei ricercatori universitari. L’ISPRA(Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale) parla chiaro: il numero dei cinghiali si aggira sul milione di esemplari e ci chiediamo, e chiediamo, come sia possibile pensare ancora di risolvere il problema attraverso la caccia quando, nonostante l’azione di centinaia di squadre di cacciatori, si debba constatare il raddoppio dei cinghiali negli ultimi dieci anni. Ma oggi si apprende finalmente quello che la Regione Liguria non ha ancora avuto il coraggio e la lungimiranza di fare: la Regione Campania ha deciso di avviare l’uso programmato di antifecondativi con l’approvazione della Coldiretti” spiega il portavoce dei Verdi della provincia di Savona Gabriello Castellazzi.
“Una svolta razionale basata su dati scientifici mai contestati in modo serio da parte di Confagricoltura. Il progetto finanziato dal Ministero della Salute e dall’Assessorato alla Sanità della Regione Campania prevede la somministrazione di antifecondativi ai mammiferi selvatici attraverso esche alimentari capaci di bloccare la follicogenesi. L’anticoncezionale usato è specifico e reversibile. Ripetiamo ancora una volta come la Confagricoltura non abbia ancora smentito, con documenti precisi, i risultati delle ricerche scientifiche. I cinghiali colonizzano rapidamente aree molto estese perché si riproducono velocemente: raggiunto il sesto mese di età, la madre partorisce in media una decina di piccoli” aggiunge Castellazzi.
“Il Prof. Carlo Consiglio -Docente di Zoologia presso l’Università La Sapienza afferma: ‘la caccia disgrega i gruppi consolidati e contribuisce ad aumentare la fertilità della specie venendo meno il meccanismo della simultaneità dell’estro delle femmine’. Alla stessa conclusione sono giunti altri ricercatori: il Prof. Luigi Boitani -Docente di Ecologia Animale-, la Prof. Sabrina Servanty, che insieme ad un gruppo di biologi ha seguito per 22 anni la moltiplicazione dei cinghiali nel Dipartimento Haute Marne in Francia, il Biologo ungherese Vilmos Sanji, il Dott.Silvano Toso ex-direttore ISPRA, il Prof. Josef Reicholf : per tutti questi studiosi, molto preparati sul problema, la ‘pressione venatoria’ non impedisce l’accrescimento della popolazione, anzi aumenta fertilità della specie. Tutti questi studiosi sono concordi sul fatto che l’unica soluzione, per ridurre il numero degli ungulati, sia quella del controllo con anti-fencondativi, tecnica costosa nella prima fase, ma unica veramente efficace, in grado di portare ad un riequilibrio ambientale” concludono i Verdi savonesi.