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Al via lo scavo archeologico subacqueo a largo di Capo Noli fotogallery video

proseguiranno ancora le attività scientifiche sotto la direzione della Soprintendenza della Liguria

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Finale Ligure/Noli. Al via da parte dei Palombari del Gruppo Operativo Subacquei (G.O.S.) della Marina Militare, con il supporto di Nave Anteo, le immersioni sul sito di Capo Noli, durante le quali sono iniziate le attività di ricerca archeologica subacquea, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Liguria. Questa mattina la conferenza stampa di presentazione in Comune a Finale Ligure, alla presenza dell’ammiraglio Paolo Pezzutti, comandante del nucleo “Comsubin” e del sindaco Ugo Frascherelli.

Obiettivo: lo studio del sito archeologico della zona e alla valorizzazione della città di Finale Ligure e del Finalese, territorio su cui si sono concentrate le prime operazioni militari del decennio delle guerre napoleoniche.

Un team costituito da tre Palombari iperbarici della Marina sta conducendo infatti le operazioni con la “tecnica della saturazione” e sta effettuando uno scavo alla profondità di circa 65 metri per acquisire nuove informazioni e reperti dal relitto di una scialuppa armata francese, affondata nella “battaglia di Capo Noli” nel 1795, detta anche “battaglia di Genova”. Dopo le immersioni e le attività di ricerca sarà svolta una analisi dettagliata di tutto lo scavo e dei reperti che verranno scoperti.

Questo episodio storico è di fatto ritenuto la prima vera e determinante battaglia navale nel Mediterraneo tra la flotta Anglo-Napoletana e quella della Francia rivoluzionaria – le più potenti dell’epoca – che videro tra i protagonisti alcuni degli importanti protagonisti della storia navale di tutti i tempi come il futuro ammiraglio Francesco Caracciolo, al comando della nave di linea da 74 cannoni Tancredi e responsabile del contingente partenopeo, e Orazio Nelson, che a bordo del suo Agamemnon, proprio a Capo Noli segnò la sua prima importante personale vittoria guadagnandosi la promozione al comando di squadra.

Conferenza Stampa Finale Nave Anteo

Dopo una missione esplorativa condotta nel luglio 2016, la Marina Militare con questa particolare operazione intende approfondire le attività di ricerca, continuando la collaborazione al programma di studi che la Soprintendenza della Liguria sta conducendo in zona insieme al Comune di Finale Ligure e ad un equipe di specialisti nel più ampio spirito duale e complementare con cui la Forza Armata rende disponibili i propri mezzi, le proprie capacità e l’expertise a favore della collettività e delle istituzioni.

L’immersione in saturazione, che viene svolta per consentire al personale del comando Subacquei e Incursori (Comsubin) di mantenere un elevato livello addestrativo in questa particolare tecnica, rappresenta una complessa operazione subacquea che solo la Marina Militare è in grado di condurre in tutto il Mediterraneo ed è riconosciuta in ambito mondiale come la massima espressione del professionismo subacqueo.

Per effettuare l’intervento i Palombari del Gruppo Operativo Subacquei stanno soggiornando in un ambiente iperbarico, vivendo in un volume di soli 18 metri cubi nel quale verrà realizzato e mantenuto un microclima artificiale costituito da una miscela ternaria di elio, ossigeno ed azoto. Inoltre, per le attività archeologiche sul relitto verrà impiegata la camera di decompressione subacquea, nota come SDC (Submersible Decompression Chamber), collegata agli ambienti iperbarici di Nave Anteo.

Conferenza Stampa Nave Anteo

Il relitto di Capo Noli. Il deposito archeologico, per quanto è attualmente visibile sul fondale, presenta un’estensione lineare di ca. 7 m ed è formato due nuclei principali allineati lungo un asse E-O: ad E troviamo un piccolo cannone francese in bronzo da 1 libbra, mentre a O un fascio di almeno 5 moschetti modello 1786 e una spingarda, la cui canna risulta esplosa probabilmente a causa del ripetuto utilizzo, a cui si aggiungono un grande incensiere in rame e resti lignei molto deteriorati pertinenti ad elementi strutturali dell’imbarcazione. Queste informazioni, e in particolare i dati dimensionali in associazione alla posizione e caratteristiche dei materiali, lasciano supporre che il relitto possa essere identificato con una scialuppa armata, piccola imbarcazione delle dimensioni di ca. 11 m in dotazione dei grandi vascelli di linea dell’epoca. La battaglia di Capo Noli o di Genova.

La battaglia di Capo Noli si inserisce all’inizio del decennio delle guerre napoleoniche di cui rappresenta il primo vero scontro navale. Nel marzo del 1795 infatti i Francesi riescono a riorganizzare la flotta mediterranea, semi distrutta a Tolone dagli Inglesi nel 1793, e salpano in direzione della Corsica, forti di un’armata composta da 15 vascelli, 7 fregate e 15 corvette; lo scopo della missione sembra fosse stato quello della riconquista dell’isola, a cui fu destinato anche il giovane ufficiale d’artiglieria Napoleone Buonaparte, prima della sua consacrazione militare durante la vittoriosa prima campagna d’Italia combattuta nelle sue più importanti fasi iniziali sulle vicine colline savonesi. Gli Inglesi, ormeggiati a Livorno, levano le ancore incontro al nemico e il 12 marzo, dopo quattro giorni di caccia sono in vista della flotta avversaria. L’avanguardia inglese composta dalla fregata Incostant e dall’Agamemnon di Nelson riescono ad incrociare il vascello da 80 cannoni Ça Ira in difficoltà e si avvicendano facendo fuoco sul vascello francese, che si difende con grande coraggio fino al sopraggiungere dell’intera flotta francese in soccorso. Lo scontro tra le due flotte avverrà solo il giorno successivo: la flotta francese rallentata dalla bonaccia si trova a 21 miglia a SO di Genova (7 leghe), mentre la Ça Ira, rimorchiata dalla Censeur per i danni subiti nello scontro del giorno precedente, si trovava più distanziata al largo di Capo Noli. Furono quindi di nuovo bersaglio facile per gli Inglesi che portarono l’attacco prima con la Captain e la Bedford, costrette a ritirarsi dopo aver subito molti danni, e successivamente con la Illustrius e la Corageux, mentre la flotta francese si scomponeva non riuscendo a portare immediato soccorso ai due vascelli attaccati. Dopo ca. 5 ore di furioso combattimento la flotta francese si allontana abbandonando le proprie unità: il 74 cannoni Censeur gravemente danneggiato che viene dato alle fiamme dagli Inglesi, mentre l’80 cannoni Ça Ira, ormai ridotta ad un pontone con 3 metri d’acqua nella stiva e con la perdita di buona parte dell’equipaggio (rimangono uccisi ben 600 uomini) viene catturata.

Federico De Rossi
19 Luglio 2018 alle 15:58
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