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Pollicina, la donna cannone: il finale

"Rosso Pistacchio" è la rubrica al femminile di IVG: ogni martedì si parla di donne con Marzia Pistacchio

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Pollicina, la donna cannone: il finale
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“Rosso Pistacchio” è la rubrica di Marzia, che ama definirsi “una truccatrice struccata”. Uno spazio al femminile dal taglio volutamente “leggero” in cui parlare a 360 gradi di tutto ciò che ruota intorno alle donne. In salsa savonese, naturalmente, e con le illustrazioni create “ad hoc” da Giusy Ghioldi.

Leggi la prima parte della storia qui: Pollicina, la donna cannone

Pollicina venne caricata di notte sul carro del circo riservato ai pachidermi.

La ragazza provò a protestare, ma Pantaleo la zittì con un enorme sacchetto di ciccioli di maiale da sgranocchiare durante il viaggio. Pollicina se lo baciò tutto, ringraziandolo del goloso regalo, e si allontanò con il suo carrro rinforzato, facendo ciao ciao con la manina paffuta, e lasciando il povero Pantaleo Sciancalepore, avvilito e schiantato, in una pozza di senso di colpa e dolore.

Ventiquattro metri di crinolina bianca e pizzo, ottantacinque piume di struzzo, sessanta stecche di balena, mezzo metro di pailettes per la giarrettiera, gonna, sottogonna, mutandoni, reggipetto rinforzato… Pollicina sudava come una vaporiera, ogni sera prima dello spettacolo.
Piangeva, strepitava, faceva i capricci, le si scioglieva il trucco e spaventava tutti i bambini perché andava in scena arrabbiata e affamata.
Il padrone del circo le mandò la trapezista in aiuto. Pollicina le ruppe un braccio. Poi le mandò Ermira la fachira, la quale venne morsa e presa a calci.

Pollicina, la donna cannone, non sopportava di vedersi intorno quelle sciocche, inutili, agili, magrissime femmine. Diventava cattiva e violenta, e poi piangeva e si disperava e si soffiava il naso sulla gonna di pailletes.

Achille Musumeci, centoventicinque centimetri di uomo, tutto muscoli e nervo, due mustacchi poderosi e nerissimi sul viso smilzo e volpino, entrò nella tenda di Pollicina e la aiutò a vestirsi in un lampo. Le ordinò di stare ferma e zitta, zompò sullo sgabello di legno della sarta, e con l’agilità di un furetto, vestì Pollicina di tutto punto: le strizzò le carni nel corsetto, le fissò la giarrettiera col mastice, le lisciò le pieghe della crinolina. Poi salì sul gradino più alto dello sgabello, le asciugò le lacrime, le pulì la guancia da uno sbuffo di salsa di arrosto e con il belletto le disegnò un sorriso bellissimo sulle labbra.

Pollicina, la donna cannone, e Achille, il nano forzuto, si amarono follemente. E fu un amore allegro e saporito, unto di olio di focaccia, e salato di baci alla maionese, fu un amore di grasse risate e carezze infinite, Pollicina non odiava più nessuno, Achille amava solo lei, tutta lei.

Ogni notte l’accampamento del circo risuonava della passione che si consumava nella tenda di Pollicina e Achille, degli ululati di lui e dei sospiri di lei, dei ‘ti amo’, dei ‘ti prendo’, dei ‘per sempre’, dei ‘sempre e per sempre’.

Il medico del paese disse che era stato infarto. Che Achille, il nano forzuto, non aveva retto le voglie ingorde della affamata compagna, che il suo cuore non aveva sopportato l’ultimo feroce amplesso.

E fu così che quel buco nero che Pollicina aveva sempre avuto al posto dello stomaco si chiuse per sempre, e non mangiò mai più.
Di notte la riportarono a casa sul carro del circo, avvolta nella sua stessa pelle pendula come un mantello, una coperta, un velo.
Pantaleo Sciancalepore la imboccava delle cose buone che Pollicina aveva sempre amato ma lei aveva come la mascella serrata dall’acciaio.
Quando morì, Pollicina era piccina piccina, quasi stava tutta nella mano di Pantaleo, era minuscola, magrissima, trasparente.

Grande quasi quanto un pollice.
Piccola quasi quanto un pollice.

“Rosso Pistacchio” è la rubrica al femminile di IVG, ogni martedì a cura di Marzia Pistacchio: clicca qui per leggere tutti gli articoli

Marzia Pistacchio
8 Maggio 2018 alle 9:10
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