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Una “pedalata longa” da Rho a Strasburgo per i diritti umani: Vittorio Barbanotti ricevuto a Savona

Il 66enne, cardiopatico, ha deciso di dar vita ad un'impresa sportiva per dire no alla violenza sulle donne e al bullismo

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Savona. Vittorio Barbanotti ha ripreso la sua pedalata. Dopo l’infortunio che gli è capitato durante la prima parte della sua “pedalata longa” per i diritti umani che, dopo essere partito da Rho, gli ha impedito di giungere a Strasburgo, riportando alcune fratture alle mani, è ripartito. L’episodio è accaduto a Serravalle Scrivia, e da lì ha ripreso il suo percorso.

Ha trascorso due giorni a Savona, dove questa mattina è stato accolto in municipio. Il suo intento è raggiungere il Parlamento europeo, per sensibilizzare ed informare l’opinione pubblica sulle tematiche dei diritti umani. Lo scopo che si prefigge è quello di far conoscere, soprattutto ai giovani, l’importanza della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, documento che ha sancito i diritti fondamentali di ogni individuo, forse il documento più importante mai scritto dalla società moderna.

L’obiettivo è anche quello di sollecitare le amministrazioni comunali, provinciali e a livello nazionale a reintrodurre nelle scuole un momento di incontro per la discussione e la conoscenza di questa importante dichiarazione che si avvia al compimento del suo 68° anniversario.

E Vittorio Barbanotti, che di anni ne ha 66, spiega: “La mia pedalata cerca di creare una determinata sensibilità per poter contrastare la cultura della violenza contro le donne e del bullismo, con la cultura del rispetto in tutti i sensi: mai più violenza sulle donne, mai più femminicidi e mai più fenomeni di bullismo. Quest’ultimo purtroppo si è aggravato, soprattutto negli ultimi anni perché una volta era solamente maschile, adesso è peggiorato ed è diventato anche femminile”.

“Faccio questa cosa senza assistenza né meccanica né sanitaria – prosegue – , pur avendone bisogno perché sono cardiopatico, però mi sacrifico più che volentieri per dare un contributo a combattere questa vergogna. Riuscirci o non riuscirci, saranno i posteri a parlare: io ci tento. L’obiettivo è Strasburgo perché è un punto molto autorevole a livello istituzionale che possa poi a sua volta spingere le forze presenti al Parlamento perché possa essere introdotta una legge contro queste cose ed una educazione, fin dalle scuole, per permettere ai nostri giovani di vivere in un mondo migliore o almeno meglio di quello che c’è adesso”.

Il sindaco Ilaria Caprioglio commenta: “Abbiamo condiviso percorsi comuni. Quello che sta facendo il signor Vittorio è quello che facevo io prima di essere sindaco e sto cercando di farlo adesso come istituzione, ovvero portare nelle scuole, anche a partire dalle elementari, una nuova cultura: la cultura del rispetto. Il rispetto per se stessi ed per gli altri, quindi anche il rispetto per le donne, per il genere. Ognuno di noi può apportare un contributo, grande o piccolo che sia, ma dobbiamo considerare che lo facciamo con un grosso senso civico. Ci impegniamo tutti, magari anche per il nostro vissuto; sicuramente il vissuto, le situazioni dolorose se poi sono ribaltate in positivo, quindi per aiutare le persone, la società, anche una singola persona che si è incontrata, allora abbiamo fatto un qualcosa di importante e dato senso alla nostra vita. Ringrazio il signor Vittorio per quello che sta facendo“.

Marco Ravera, promotore dell’incontro, afferma: “Sapevo di questa lunga pedalata e qualche settimana fa ne avevo accennato al sindaco e poi ne ho parlato con maggiori dettagli all’assessore Scaramuzza. Essendo temi che riguardano tutti, che vanno oltre gli schieramenti, quali la violenza sulle donne e i diritti umani, ringrazio dell’attenzione che c’è stata per un tema così importante. Gli auguro di arrivare in forma a Strasburgo e penso che sia un tema che dovrebbe interessare tutti”.

“Questa secondo me ha una doppia valenza come impresa – commenta l’assessore Maurizio Scaramuzza -. Primo ovviamente per parlare dei diritti umani; secondo un’impresa sportiva vera e propria perché pedalare da Serravalle Scrivia a Strasburgo non è una sciocchezza. Lo invidio per la voglia, per la forza di volontà e per il tempo che ha per farlo. Quello che chiedo a tutti coloro che lo incontreranno sul suo cammino è un applauso, una stretta di mano, un aiuto se ha bisogno. Savona, quando è il caso, dimostra di essere solidale“.

Christian Galfrè
15 Maggio 2018 alle 19:48
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