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La verità nella rete

Per un Pensiero "Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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La verità nella rete
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Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista?
Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.

“L’essere che può venir compreso è linguaggio”. Certo Hans Georg Gadamer non è stato uno dei pensatori più semplici del ‘900, ma semplicemente uno dei più geniali. Ora, con la maggior modestia possibile, proviamo liberamente a riflettere sulla sua affermazione: se essa è fondata, potremmo concludere che quella che noi chiamiamo realtà, insomma, quello che condividiamo, quello che ci fa discutere e magari addirittura litigare, ciò di cui ci innamoriamo o che detestiamo fino all’odio, tutto questo non è che una rete gettata sulla realtà, magmatica, diveniente, transeunte, tragicamente inafferrabile, solo che non abbiamo il coraggio di ammetterlo e così ci convinciamo che la vera realtà sia la rete stessa.

Va anche detto che se si può parlare di una realtà vera si deve presupporre l’esistenza di una realtà falsa: ma allora come possiamo avere la certezza di vivere una e non l’altra? Ecco che di nuovo ci soccorre il linguaggio, quel sottile subdolo e osmotico essere comprensibili e comprendere che non ci fa sentire soli. Ma se le cose non stessero così? Se il più o meno consapevole autoinganno fosse il solo collegamento tra noi e una realtà che, in quel caso, sarebbe una falsa realtà?

Ricordo le parole di un uomo già adulto quando ero solo un bambino, cosa che lo rendeva ai miei occhi inevitabilmente depositario di grandi verità: affermava di preferire essere ingannato e felice che essere in possesso di una verità che avrebbe potuto farlo soffrire. Non so dire bene il perchè, sono passati troppi decenni, ma già allora mi sembrava un atteggiamento vigliacco e rinunciatario, e decisi sin da bambino che avrei preferito conoscere qualsiasi verità, anche la più dolorosa, piuttosto che prestarmi ad un codardo autoinganno.

Ora, terribilmente più vecchio, mi rendo conto che l’unica verità è quella della parola ma la parola non ci dice nulla della realtà, come uno sterile simulacro, può rappresentare solo se stessa. È doveroso chiederci: se l’intero scibile umano è fondato sul linguaggio, come è possibile che questo non coincida con la realtà che è l’oggetto di ogni parola? Tutto consegue dal nostro disperato bisogno di controllo e, quindi, di ordine. Non a caso la rete che gettiamo sulla realtà è strutturata in una forma geometrica ben precisa: a quadretti, a piccoli rombi, a rettangolo, a triangolo, addirittura in taluni casi a cerchio o ad ellisse (mi riferisco alle varie lingue locali e lascio al lettore il piacere di collegare la figura geometrica alla lingua corrispondente).

Risulta evidente la possibilità di tradurre un idioma in un altro, con i dovuti accorgimenti geometrico-lessicali. Ma, ancora una volta, tale possibilità non è che la conferma della genialità della rete che, così camaleontica e metamorfica, riesce a rassicurarci senza offrire nessuna garanzia se non se stessa. E questo apre il baratro al nichilismo: infatti c’è chi trova più rassicurante il ricorso alle lingue morte, forse perchè almeno non cambiano. Ma mi torna alla mente una frase di Leo Longanesi: “Il professore di lingue morte si suicidò per parlare le lingue che conosceva”.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì: clicca qui per leggere tutti gli articoli

Ferruccio Masci
11 Aprile 2018 alle 10:22
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