
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista?
Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
“Nel 1977 l’ONU ufficializza la giornata internazionale della festa della donna”; una volta sancita da un organismo così importante come nutrire dubbi al riguardo? Ma la nostra fiducia può garantire il fondamento storico alla base della decisione?
Proviamo ad indagare. La vulgata più diffusa sostiene che sia stata scelta la data dell’8 marzo per ricordare un avvenimento accaduto l’8 marzo 1857 in una fabbrica tessile statunitense: una versione afferma essere di Chicago, un’altra di New York, e forse ne esistono ulteriori a me sconosciute. Ma poco importa, il fatto è che in quel giorno si è consumata una terribile tragedia: ben 129 donne operaie morirono nell’incendio della fabbrica, si dice a causa del fatto che il prorpietario le avesse chiuse all’interno.
Ora, va detto che risulta complesso accettare il ricorso al termine festa per indicare la memoria di un evento tanto terribile, ma sappiamo tutti con chiarezza che il fine della commemorazione è certamente quello di celebrare la lotta che le operaie conducevano contro lo sfruttamento di fabbrica: fine che condivido e sostengo ma che non ha ragione di essere collegato ad un evento mai accaduto!
Esatto, si tratta di un falso storico! Ma allora: la festa della donna è solo una montatura? Esatto. Si consideri poi che, una volta acclarata l’infondatezza del rimando storico si è tentato di giustificare la scelta dell’otto marzo facendo riferimento ad un diverso avvenimento: una manifestazione di donne rivoluzionarie contro lo zar a Pietroborgo avvenuta il 23 febbraio 1917. In questo caso non ci sarebbe un errore di data, infatti nel calendario gregoriano quel giorno corrisponde all’8 marzo e così tutto si aggiusta.
Allora armiamoci di un rametto di mimosa per farne omaggio alla destinataria prescelta, anche se forse sarebbe più corretto accompagnare la donna in questione e indicarglielo sul ramo, senza reciderlo, come atto di rispetto per la donna e per il fiore, ma questa è un’altra storia. Ma siamo sicuri che la donna divenga meritevole di celebrazione solo se disposta all’estremo sacrificio in una fabbrica americana o in una piazza russa?
Non c’è più spazio in questa sede per sviluppare l’argomento ma ritengo che sarebbe di gran lunga preferibile per ogni uomo e per ogni donna tener sempre presente che non ha senso ricordarsi della formidabile centralità di tutte le donne se non in ogni giorno, in ogni istante, non come occasionale celebrazione, ma come precisa presa di coscienza di quello che forse non è storico ma per certo è un fatto.
Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì: clicca qui per leggere tutti gli articoli