
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista?
Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
“In principio era il Kaos”. Con queste semplici e misteriose parole nel VII secolo a. C. ha inizio la mitologica rappresentazione esiodea intorno all’origine del mondo in quel fondamentale testo conosciuto come Teogonia. É diffusa l’abitudine di considerare la mitologia come una narrazione ingenua operata da antiche e semplici civiltà, narrazione che, alla luce delle più recenti scoperte scientifiche, perde la valenza gnoseologica attribuitale nei secoli arcaici: nulla di più falso!
La verità profonda contenuta nell’affermazione di Esiodo è ancora e per sempre a fondamento del nostro pensiero. Proviamo a capire. Intanto chiariamo che la traduzione del termine Kaos con disordine è assolutamente errata: il kaos è la presenza dell’assoluto prima della separazione del particolare. Per essere più chiaro, se il kaos è il tutto non può essere disordine che altrimenti sarebbe privo dell’ordine. É solo nel momento in cui viene diviso il tutto che compare l’antitesi tra ordine e disordine o, come descritto altrove, tra le tenebre e la luce, tra la vita e la morte, tra il bene ed il male.
Credo sia ora abbastanza evidente quanto l’affermazione iniziale, apparentemente elementare, riveli, al contrario, una valenza filosofica immensa: già, perchè se in principio era l’indistinto chi e come ha originato le distinzioni? Il tema è estremamente complesso e non è certo possibile sviscerarlo in poche righe, ma credo sia abbastanza evidente che, prima dell’istante aurorale in cui un uomo ha scoperto di essere capace al pensiero, non esisteva differenza tra il soggetto pensante e l’oggetto pensato.
Potremmo cominciare da questo dato la nostra riflessione ma, come sempre, mi piace ancor di più suggerire una disorientante provocazione, insomma, un altro punto di vista. È interessante riflettere intorno all’etimo greco della parola diavolo: in greco dia-bolein indica l’intento di lanciarsi attraverso ciò che ancora non si conosce per dividerlo. Potremmo a ben ragione affermare che la comparsa dell’uomo ha determinato il suo incontro con il kaos che non gli era accessibile e l’unica cosa che l’uomo ha saputo fare è stato di tentare di negare ciò che, non potendolo comprendere, lo spaventava. Ha così finito per separare, nella prima grande operazione scientifica della storia, ciò che gli era possibile comprendere e, quindi, controllare, da tutto il resto che da allora e per sempre gli risulterà inaccessibile tanto da negarne l’esistenza.
È così che il diavoletto separatore, essere autoreferenziale per antonomasia, si autoingannerà credendo alla propria mente senza comprendere che nulla mente più della mente.
Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì: clicca qui per leggere tutti gli articoli