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Abusi edilizi nella costruzione di 5 villette a Garlenda: 4 patteggiamenti e una condanna

Le case erano finite sotto sequestro nel 2014: secondo l'accusa i permessi per costruire non erano legittimi

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Abusi edilizi nella costruzione di 5 villette a Garlenda: 4 patteggiamenti e una condanna
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Garlenda. Nell’ottobre del 2014 la polizia giudiziaria della Procura di Savona e il corpo forestale avevano sequestrato cinque ville (di cui tre già ultimate e due in fase di costruzione), ma anche un terreno (sul quale erano iniziati gli scavi per realizzare altre due abitazioni) con l’ipotesi che fosse in corso una lottizzazione abusiva. Una vicenda per la quale erano finite a giudizio sei persone tra tra committenti, costruttori e un dipendente dell’ufficio tecnico comunale.

Nei giorni scorsi il processo si è concluso con quattro patteggiamenti, una condanna in abbreviato e una messa alla prova per abuso edilizio visto che, nel frattempo, il pm Chiara Venturi aveva derubricato l’ipotesi d’accusa iniziale.

In dettaglio Raffaella Bonfiglio, il tecnico comunale che aveva firmato i permessi a costruire ritenuti illegittimi, è stata condannata a due mesi di arresto e 3500 euro di ammenda con la sospensione condizionale della pena con il rito abbreviato. Massimo Del Vecchio, Silvano Gagliolo, (entrambi a giudizio in qualità di committenti dei lavori), Roberto Barbera, direttore dei lavori, e Giancarlo Ferrua, il costruttore, hanno invece patteggiato quattro mesi di arresto e 7 mila euro di ammenda con la sospensione condizionale della pena. Infine l’altro direttore dei lavori, Marco Ravera, ha scelto di estinguere il reato attraverso una messa alla prova.

La Procura contestava che il progetto fosse stato approvato in contrasto con tre norme del piano regolatore di Garlenda che per quella zona (classificata come “C3”) prevedeva che fossero costruiti solo tremila metri cubi di volumi, che l’altezza massima dei fabbricati fosse di 6 metri e 50 e che fossero realizzati non più 5 fabbricati.

Prescrizioni che secondo gli inquirenti invece non erano state rispettate: nel calcolo dei volumi previsti infatti non erano stati inseriti i sottotetti che, viste le loro caratteristiche (durante i sopralluoghi era stato accertato che erano predisposti per uso abitativo), sarebbero stati da conteggiare, mentre le altezze dei fabbricati erano di 9 metri e 20 e le costruzioni previste dal progetto unitario erano appunto sette.

Tra l’altro, gli abusi nel frattempo sono stati tutti sanati (è stata eliminata l’abitabilità di sottotetti e tavernette) e inoltre non erano state realizzate le due ville in più.

Dopo il sequestri, due degli imputati, l’architetto Roberto Barbera e l’ingegner Marco Ravera, non avevano nascosto il loro disappunto per quanto successo: “Ci sentiamo molto amareggiati da questa vicenda come professionisti e come cittadini che si ritrovano ad essere indagati per aver rispettato le istituzioni ed essersi attenuti scrupolosamente alle leggi” avevano detto.

I due professionisti avevano infatti precisato di aver “presentato nel 2009 al Comune di Garlenda un progetto unitario per realizzare alcune ville”. “Il progetto – avevano spiegato – era stato approvato dall’ufficio tecnico comunale, dalla commissione edilizia e dal consiglio comunale, con tanto di parere legale a supporto firmato dal consulente dello stesso Comune”.

Olivia Stevanin
6 Marzo 2018 alle 17:04
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