
Nella primavera del 2016 fui invitato dalla Provincia autonoma di Trento a partecipare a due giornate di appuntamenti, che si svolgevano esattamente il 13 e 14 maggio, per festeggiare in Trentino ( mia seconda patria) la “Giornata dell’Europa”, vale a dire qualche giorno dopo il 9 maggio, la data che ricorda quel 9 maggio 1950 in cui Robert Schuman pronunciò la celebre “dichiarazione” che porta il suo nome e che ha sancito di fatto la nascita dell’Europa unita. Partii da Savona il mercoledì 11 maggio che era l’alba per raggiungere strada facendo palazzo Trissino a Vicenza (a marzo la panchina dei lanieri era stata affidata a Franco Lerda), la sede individuata per ospitare la presentazione del libro “Azeglio Vicini, una vita in azzurro“.
L’evento, in programma alle 11.30 nella Sala degli Stucchi era stato organizzato dalla Goal Book Edizioni in collaborazione con l’Associazione Italiana Calciatori e il comune veneto. Quando giunsi erano già presenti tra gli altri, oltre ad Azeglio, gli autori della biografia Ines Crosara (la moglie) e Gianluca Vicini (uno dei figli), il direttore generale dell’AIC Gianni Grazioli, il presidente Damiano Tommasi e il presidente onorario Sergio Campana. Spettò all’assessore alla formazione con delega allo sport Umberto Nicolai rompere il ghiaccio favendo gli onori di casa.”Dopo il libro di Gianni Rivera abbiamo il piacere di presentare un’altra importante biografia. La storia spesso, con la sua incessante velocità, ci fa dimenticare molte cose, ma certi momenti dello sport non vanno e non possono essere dimenticati. Vicini ci riporta a momenti magici e l’azzurro è, e resta, il colore che continua ad emozionarci di più. Con un po’ di fortuna quel Mondiale del 90′ lo avremmo pure vinto” fu l’esordio di quella bella mattinata.
“Un libro che si legge tutto di un fiato perché appassiona pagina dopo pagina” – proseguì Grazioli – e abbiamo voluto presentarlo in anteprima nazionale proprio qui a Vicenza perché la città berica ha rappresentato per il nostro beniamino una tappa fondamentale per la sua vita, non solo per la sua carriera nel mondo del calcio”.”Azeglio fa parte della mia vita non solo di calciatore” raccontò Campana. “Grande amico con grandi qualità: arrivò da Cesenatico e ci trovammo a Vicenza orgogliosi di vestire la maglia biancorossa che portammo in trionfo al Viareggio. Proseguimmo insieme col Lanerossi e poi abbiamo continuato a vivere in comunità anche dopo la carriera, condividendo moltissime situazioni anche da rispettivi presidenti delle associazioni calciatori e allenatori”.”Vicini per me rappresenta gli anni dell’adolescenza quando ero a Verona e il professionismo per me era una speranza” – aggiunse Tommasi.
“L’attuale presidente federale Tavecchio vorrebbe rilanciare la cantera degli allenatori e quando ricorda i tanti nomi usciti da Coverciano, quello di Vicini ha un posto speciale, perché al suo nome si associa automaticamente il sogno azzurro. È bello che quel sogno sia stato tradotto in un libro per consegnarlo alla gloria”. “Una storia fatta di valori e semplicità, di un calcio romantico che non c’è più, che si legge con un filo di nostalgia. Abbiamo voluto, senza pretese stilistiche, raccontare come è stata la vita e la carriera di mio padre” spiegò l’autore Gianluca Vicini.
“Mia mamma Ines ha fatto da regista e ne è uscito un libro che non ha pretese, se non quella di far rivivere certi valori dello sport che si stanno un po’ perdendo”. Ed infine la manifestazione fu conclusa da Azeglio con queste parole: “Col calcio ho fatto tanta strada e ho conosciuto tante persone. Sono arrivato a Vicenza nel ’53, a 20 anni, in una squadra che per prima, in Italia, portava un logo sulla maglia che la faceva conoscere come Lanerossi. C’era tanta passione, un altro clima, e le città si fondevano con le loro squadre di calcio. Quando vincemmo il Viareggio arrivammo alla stazione col treno e sui binari non c’era nessuno. Eravamo delusi, ma fuori ci aspettavano 20mila tifosi festanti. Fu una grande emozione, come grande fu il calore dei tifosi azzurri che ci spinsero in quel Mondiale animato dai vari Baggio, Giannini, Schillaci, Vialli, Mancini, Zenga, Donadoni… Quei rigori contro l’Argentina ci negarono un sogno ma la nostra amarezza non fu per quei rigori ma perché credo che il nostro gioco in quel Mondiale fosse il migliore. In questo libro c’è emozione, passione vera, la stessa che mia moglie e mio figlio, che non sono veri e propri scrittori, hanno messo per confezionare, credo di poter dire, un grande lavoro.Una storia semplice, senza fronzoli, senza “gossip” o polemiche: 60 anni di calcio, ripercorsi attraverso la vita di un personaggio pubblico, calciatore prima e allenatore poi, soprattutto di un uomo, padre e marito. Onestamente il calcio del passato mi piaceva di più – ha poi detto Vicini – ad esempio adesso c’è troppa televisione a scapito delle presenze negli stadi. E invece seguire una partita dalle tribune è tutt’altra cosa rispetto che guardarla dal divano di casa. Ma il calcio rimane uno sport di grande fascino e spettacolo. Grazie ancora a chi ha pazientemente ricostruito tutto il mio cammino, da quella caramella offerta da un giovanissimo calciatore della Primavera del Lanerossi ad una ragazza (Ines, divenuta poi mia moglie, che per la cronaca quella caramella la rifiutò) incontrata sotto la basilica Palladiana, alle notti magiche e al sogno, solo sfiorato, di una finale Mondiale più che meritata”.
Con questo mio racconto voglio così onorare la vita e la carriera di Azeglio Vicini (da poco scomparso) iniziata dando calci a un pallone in un campetto sterrato vicino ad una stazione ferroviaria (San Vittore) e passata da Cesena per arrivare alla serie A con Vicenza, Sampdoria (da cui venne acquistato nel 1956 e divenne ben presto uno dei perni del forte centrocampo doriano dell’epoca, capace di condurre la Samp di Aldo Ravano ed Eraldo Monzeglio alla conquista del quarto posto nella stagione 1960/61 e dove restò fino al 1963, collezionando 207 presenze e 6 reti complessive tra campionato e coppe) e Brescia.
Poi il suo esordio da allenatore, cinque mondiali come vice di Valcareggi e Bearzot, la Under 21 fino a diventare il C.T. delle “Notti magiche” e dopo ancora il presidente del sindacato degli allenatori. Un viaggio lungo oltre ottant’anni di vita familiare e di calcio italiano, da quando aveva visto giocare dal vivo il Grande Torino di Valentino Mazzola e la Juventus di un giovane Boniperti a quando aveva lanciato in Azzurro giovani come Antognoni, Paolo Rossi e Cabrini e più tardi Paolo Maldini e tanti altri. Le foto in bianco e nero che spesso lo ritraggono ci riportano indietro, ad una società ed un calcio senza dubbio d’altri tempi ma forse da ricordare con un pizzico di nostalgia.