
Abisola Superiore. Per osservare da vicino i suoi movimenti i carabinieri della stazione di Albisola Superiore si erano anche travestiti da postini e spazzini. Alla fine, dopo settimane di appostamenti, i militari avevano scoperto che in un appartamento della periferia cittadina un trentottenne italiano, Christian Binda, aveva messo in piedi una fitta rete di microspaccio e lo avevano arrestato.
Il blitz era scattato nei mesi scorsi (ma per ragioni investigative la notizia è trapelata soltanto ora) e l’uomo era stato arrestato con l’accusa di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Nella sua abitazione erano stati sequestrati 10 grammi di eroina e 5 grammi di hashish, oltre al materiale per il taglio dello stupefacente e tutta la strumentazione di precisione per il confezionamento.
Secondo i carabinieri, Binda faceva consumare la droga ai suoi clienti in casa proprio per evitare di dare nell’occhio e per sfuggire ad eventuali controlli. Una “tattica” che non è sfuggita agli uomini dell’Arma che per osservarlo da vicino senza essere scoperti si erano appunto finti postini e spazzini.
Nell’ambito dell’operazione antidroga i militari hanno anche segnalato alla Prefettura una decina di assuntori, di età compresa tra i 20 e 56 anni (tra loro ci sono anche alcuni professionisti, compresi un insegnante e un dipendente di un comune della riviera).
Le indagini hanno anche permesso di scoprire che il trentottenne, oltre a spacciare, essendo tossicodipendente ed in cura presso il Sert di Savona, vendeva ad alcuni suoi acquirenti parte del metadone che gli veniva consegnato a scopo terapeutico.
Binda in un primo momento era finito nel carcere di Genova Marassi, ma dopo l’udienza davanti al gip Francesco Meloni (che aveva convalidato l’arresto) era tornato libero con l’obbligo di rispettare la misura cautelare della presentazione quotidiana alla Stazione carabinieri di Albisola.