
“Stile Savonese” è la rubrica di moda, bellezza e lifestyle di IVG, a cura di Maria Gramaglia. Ogni settimana una passeggiata tra le vetrine dei negozi della nostra provincia, a caccia di novità: un “viaggio” tra le tendenze savonesi a livello di moda, bellezza o arredamento, ma anche tra proposte come gite, corsi o spettacoli a teatro.
Venerdì scorso allo Spazio Bruno di Albenga ho assistito ad un spettacolo molto profondo e attuale, “La sorella di Gesucristo” di Oscar De Summa. La rappresentazione teatrale fa parte della Kronostagione, sostenuta dal MiBACT, dalla Compagnia San Paolo (maggior sostenitore) nell’ambito dell’edizione 2017 del bando “Performing Arts”, dal Comune di Albenga e da numerosi sponsor privati.
“La sorella di Gesucristo” è un racconto scorrevole, che si districa attraverso l’ironia, compagna di leggerezza e sorriso, per una comprensione più emotiva e consapevole che razionale.
L’intensità di Oscar De Summa ci fa entrare nel cuore della storia passando per il buio della stanza, musiche anni ’80 di alto impatto, disegni accennati ed una voce forte, talvolta potenziata tecnicamente con effetti eco, che narra un evento terribile, di quelli che (troppo) spesso accadono. Un uomo ci racconta con tono epico, ma con un risultato a tratti ironico, la vendetta di una ragazza violata in un piccolo paesino del Sud negli anni ’80, decennio che segna un cambiamento profondo di una società intenta ad inseguire il bene materiale, perdendo di vista i valori, i sani principi e i punti fermi di una volta.
Maria, la protagonista di questa triste storia, decide di farsi giustizia da sola. Prende in mano una pistola e attraversa tutto il paese per andare a sparare al ragazzo che la sera prima, il venerdì santo della passione, l’ha costretta a subire una violenza.
Cammina determinata, senza fermarsi, in silenzio, obbligando chi la incontra a prendere una posizione netta nei suoi confronti e al tempo stesso a svelare i propri bagagli emotivi e culturali su cui posano le proprie reazioni. Una ragazza che in virtù di quell’atto improvviso e inaspettato è costretta a crescere, a diventare donna, a superare gli sguardi e i pregiudizi che a questi sguardi corrispondono. Passa per luoghi a lei familiari ed ogni persona che incontra viene coinvolta emotivamente da questa sorta di “Via Crucis”: dai componenti della famiglia, agli abitanti del paese, fino a rivelare, nel profondo, la nostra società, ancora incentrata sul maschio dominatore. Una società che messa di fronte alla determinazione della ragazza, non rimane passiva, si esprime, capisce, partecipa.
Oscar De Summa non racconta una violenza, ma le reazioni della società una volta che questa si è consumata. Le racconta interpretando i pensieri intimi della nonna, del papà, dell’amica offesa, del meccanico innamorato, della maestra, delle forze dell’ordine, di tutti gli abitanti. Fino ad arrivare alla mamma dell’uomo che ha abusato di Maria e ad egli stesso, che ad un certo punto ha scelto di prendersi con la forza ciò che voleva, perché in fondo così va il mondo.
Per vendicare l’offesa subita, per riprendersi la sua intimità violata, convinta della solitudine e dell’abbandono che l’avrebbe avvolta, per dimostrare di avere anche lei una possibilità e per affermare la sua identità di donna non passiva, Maria risponde con altra violenza. Nel buio della sala il narratore ci lascia lo spunto per una riflessione profonda: È giusto usare la violenza per riparare ad una violenza? E se così non fosse che alternative avremmo?
Io rispondo prendendo in prestito le parole di Lev Tolstoj: “Non si può asciugare l’acqua con l’acqua, non si può spegnere il fuoco con il fuoco, quindi non si può combattere il male con il male”.
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