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Incidente probatorio

Omicidio di Janira, Alamia giudicato capace di intendere e volere: sarà processato fotogallery video

Olivia Stevanin
16 Gennaio 2018 alle 14:12
16 Gennaio 2018
Omicidio di Janira, Alamia giudicato capace di intendere e volere: sarà processato
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Soddisfatti dell’esito i legali della famiglia che hanno nominato la criminologa Bruzzone come consulente

Savona. Alessio Alamia è capace di intendere e volere e, di conseguenza, è pienamente capace di andare a giudizio. E’ questa la conclusione del dottor Gabriele Rocca, il perito nominato dal giudice Maurizio Picozzi, per giudicare l’imputabilità (sulla base di una perizia psichiatrica) del diciannovenne che è in carcere per l’omicidio dell’ex fidanzata Janira D’Amato (uccisa il 7 aprile scorso dal ragazzo con cinquanta coltellate).

L’esito della perizia è stato depositato questa mattina a conclusione dell’incidente probatorio che si è discusso appunto davanti al gip Picozzi. In aula, oltre al difensore di Alamia, l’avvocato Laura Razetto di Genova, e ai legali della famiglia di Janira D’Amato, gli avvocati Simone Mariani e Fabrizio Biale, erano presenti anche la dottoressa Roberta Bruzzone, nota criminologa e psicologa forense, che è stata nominata consulente proprio dai famigliari della vittima, il dottor Gianluigi Rocco, consulente del pm, e la dottoressa Maberino, psichiatra e consulente della difesa.

La discussione è durata una decina di minuti visto che, sostanzialmente, tutte le parti hanno concordato sulla conclusione della perizia che ha certificato la capacità di intendere e volere di Alamia. A questo punto gli atti tornano al pm Elisa Milocco (che ha raccolto il testimone dalla collega Daniela Pischetola) che adesso dovrà firmare l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, preludio alla richiesta di rinvio a giudizio. Appurato che l’omicida era capace di intendere e volere, l’unico nodo ancora da sciogliere è quello legato all’imputazione: non è da escludere che ad Alamia, oggi accusato di omicidio volontario, venga contestata anche la premeditazione. Secondo quanto trapela, alla luce della perizia sui supporti informatici del ragazzo, ma anche di altri accertamenti investigativi, sembra infatti che possano esserci i presupposti per contestare l’aggravante. Per saperlo bisognerà attendere la notifica del fine indagine.

La conclusione dell’incidente probatorio, questa mattina, è stato commentato così dai legali della famiglia di Janira, gli avvocati Mariani e Biale: “Siamo pienamente soddisfatti per l’esito della perizia. Ci tengo anche a dire che siamo soddisfatti del lavoro del nostro consulente di parte (la dottoressa Bruzzone, n.d.r.) che ci sta assistendo con altissima professionalità e disponibilità”. [tag name= ‘omicidio janira’]

L’esperta di criminologia non si è limitata a seguire lo svolgimento della perizia, ma sta anche analizzando in dettaglio altri aspetti della terribile vicenda per ricostruire nella maniera più dettagliata possibile lo scenario nel quale si è verificato il delitto. Proprio il lavoro della nota criminologa avrebbe aiutato a chiarire che Alamia avrebbe agito con lucidità e che ci sia stata anche una certa attività preparatoria del crimine.

Alamia aveva brutalmente aggredito l’ex fidanzata nel suo appartamento in piazzetta Morelli a Pietra Ligure. La vittima era stata uccisa con una lama lunga circa 12 centimetri, colpita con fendenti al collo (dove l’omicida aveva sferrato i colpi fatali), sulle spalle, al viso, ma anche alla testa. Il medico legale aveva anche accertato che Janira avesse tentato in ogni modo di difendersi dalle coltellate, ma senza riuscirci.

Dopo il delitto Alamia si era lavato, cambiato ed era uscito lasciando nel suo appartamento l’arma del delitto, i suoi vestiti sporchi, ma soprattutto il corpo esanime di Janira D’Amato. A quel punto il diciannovenne si era allontanato dalla sua abitazione per poi citofonare a casa della nonna, intorno alle 20,30 di quel maledetto venerdì sera.

“Ho avuto un problema con Janira” erano state le prime parole del ragazzo che, poco a poco, aveva fatto intendere che fosse accaduto qualcosa di molto grave. “Se la prendeva con il cane e poi ha preso un coltello” avrebbe raccontato Alessio alla nonna per spiegare l’aggressione (come aveva confermato poi la donna ai carabinieri). Invece a prendere in mano un coltello era stato proprio lui che, con una violenza inaudita, si era accanito contro l’ex fidanzata fino ad ucciderla. Quando la nonna aveva compreso che Janira non c’era più, aveva accompagnato il nipote alla stazione dei carabinieri di Loano, dove il ragazzo si era costituito.

Dopo la confessione davanti ai carabinieri e poi davanti al pm Pischetola, Alamia è sempre restato in silenzio preferendo avvalersi della facoltà di non rispondere davanti al gip “perché non se la sentiva di ricordare di nuovo quei momenti”.

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