
NuovoFilmStudio/Officine Solimano
Circolo ARCI
Piazza Rebagliati, Savona
Happy end
di Michael Haneke, con Isabelle Huppert, Mathieu Kassowitz, Jean-Louis Trintignant, Francia 2017, 108’
ven 01 dicembre (18.00 – 21.15)
sab 02 dicembre (17.30 – 20.30 – 22.30)
dom 03 dicembre (15.30 – 17.30 – 20.30 – 22.30)
lun 04 dicembre (15.30 – 20.30)
Storia corale di una grande famiglia altoborghese che vive a Calais, separata dal mondo reale da una sorta di bolla, un mondo che vive la drammatica situazione dei migranti. Perduti tutti i suoi valori, la borghesia europea diventa lo specchio di una società votata all’egoismo e all’infelicità…
A distanza di cinque anni dalla sua seconda Palma d’oro Michael Haneke ritorna proprio a Cannes per presentare la sua nuova produzione “Happy End”. Se con “Amour” lo spettatore era invitato a seguire un’anziana coppia costretta ad affrontare il doloroso progredire della malattia, qui, con sguardo rigoroso e tagliente, il maestro austriaco ci pone di fronte alla dissoluzione dell’idea stessa di futuro, finanche riferito a quello cinematografico. Il punto centrale è che le azioni non vengono nemmeno più presentate e ci troviamo direttamente posti di fronte alle loro conseguenze. Quasi fosse un programma, una lettura della società, e del senso che l’immagine ha acquisito per un Occidente sempre più privo di memoria. Il film infatti, mette in scena video ripresi dal cellulare, youtuber impazziti, karaoke fuori di testa, scambi di sms e di messaggi facebook. Vite parallele dunque, unica possibilità, offerta dall’asettica tecnocrazia, di uno scarto ancora umano, mentre lo sguardo, che un tempo si apriva sul mondo, si è ora rattrappito divenendo autoreferenziale. Volendone forzare l’interpretazione si potrebbe definire Happy End un film-dispositivo, che si nutre di dispositivi e che intorno ad essi si spegne. Proprio per questo non vive di deflagrazioni improvvise, ma produce un effetto tellurico persistente. Effetto che, necessariamente, allarga la riflessione sul destino dell’Europa, alla sua incapacità di liberarsi dalle pastoie del proprio passato e che, come simboleggia la scelta della città di Calais – confine ultimo di un continente oggi più che mai disunito – non sa trovare un senso al proprio destino. E quale classe, se non quella borghese, ha più di tutte le altre serrato i confini: tutto può esistere solo se è recluso nel proprio mondo, senza intromissioni esterne e ha perduto ogni tipo di comunicazione che non preveda un contratto, un commercio. Compendio di tutto il suo cinema, addentro alla nostra epoca e attuale come pochi altri suoi contemporanei, Haneke, con Happy End, aggiunge un nuovo, imprenscindibile tassello alla sua già notevole filmografia.