
L’importanza dell’addestramento tecnico ad alta velocità d’esecuzione unita ad una buona dose d’intensità, sta diventando un leitmotiv del calcio che conta ma anche e soprattutto per i piccoli calciatori. Per abituarsi sin da subito al calcio moderno, che sembra essere fattibile in tanti paesi tranne che nella patria del calcio, cioè l’Italia (è bruciante la fresca eliminazione della Nazionale dai mondiali di Mosca 2018), occorrerà in futuro per stare al passo con i tempi entrare in un certo ordine di idee.
Il troppo tatticismo unito ad una ricerca continua della fisicità in ogni zona del campo ha prodotto in quest’ultimo decennio una serie innumerevole di giocatori stampati in serie, tecnicamente poco addestrati e con scarsissime conoscenze del gioco offensivo (mi riferisco in special modo all’arte dell’1 c/o 1), perché sin da giovani la cultura della vittoria regna sovrana a scapito di ogni tipo di formazione. Le conseguenze sono negative per non dire devastanti: giocare sempre in base all’avversario e mai cercare di imporre il proprio gioco, impostazione che genera pochissima autostima nei propri mezzi: così la partita a livello tecnico non sarà mai allenante.
L’errore in partita è lo sbaglio più importante per la crescita di un calciatore. Ovviamente si pensa che sia una questione di cultura, ma senza mezzi tecnici importanti un calciatore (lo abbiamo purtroppo visto con la Svezia) non sarà mai messo nella condizione mentale di essere coraggioso. Provare e riprovare le giocate sia collettive che individuali è importante sia per il ragazzo che si divertirà e sia per il pubblico che apprezzerà.
Oggi tutti pensiamo che il calcio sia cambiato e che certe cose che insegnavano i maestri del calcio siano passate. Peccato che si stia parlando della tecnica di base, che indipendentemente dal tempo rimane universale. Al massimo è cambiata la velocità, il modo di vivere, la disciplina, le strutture ma lei, la tecnica, resta tale. E’ come chiedere ad un pianista di suonare con la mente perché il mondo è cambiato, come se la tecnica di base per suonare non servisse. Paradossale vero? E allora chiediamoci perché pochi insegnano la tecnica di base con la giusta coerenza e metodologia, e perché nel calcio debba essere il contrario di tutto. E i risultati parlano chiaro, dai dilettanti ai professionisti, siamo diventati mediocri tecnicamente.
Uno degli ultimi maestri di calcio (una razza in via di estinzione che io mi prodigo a salvaguardare e porre ad esempio) che ho avuto la fortuna di frequentare (è stato l’artefice del fenomeno Atalanta) ha sempre asserito che un calciatore deve esser preparato tatticamente atleticamente e psicologicamente… ma che tutte queste componenti devono essere a servizio dei ferri del mestiere, cioè i “piedi”. Tecnica, intelligenza calcistica, sveltezza e personalità sono i criteri per selezionare un piccolo calciatore, non solo la fisicità o la “gabbia” del tatticismo sfrenato.
Quanti potenziali giocatori abbiamo perso, quanti giocatori ancora perderemo e quanti ruoli importanti abbiamo fatto sparire, dal trequartista alle ali piccole ma imprendibili. Oggi tutte le nazioni stanno crescendo e noi che insegniamo calcio a mezzo mondo stiamo indietreggiando paurosamente. Per invertire questo trend bisogna pertanto migliorare sì l’intensità ma passando in modo importante dallo sviluppo individuale della tecnica di base.
Il primo controllo orientato alla giocata successiva e la corretta gestione di spazi e tempi dovrebbero rappresentare il punto di partenza su cui impostare le esercitazioni che hanno come concetto di fondo l’intensità legata alla tecnica. E’ invece sotto gli occhi di tutti che oggi nei settori giovanili “non si trovi il tempo, né si abbia la voglia, o peggio, la capacità, per far crescere bene i vivai, per prepararli al compito che saranno chiamati ad affrontare”: e che “gli istruttori abbiano quasi tutti sposato le nuove idee abbandonando l’insegnamento della tecnica”.
Semplici domande restano senza risposta, ad esempio: qual è il giusto punto d’impatto per l’interno del piede, l’incavo o la caviglia interna sotto il malleolo? È corretta la conduzione in avanti della palla con l’esterno del piede? Il collo pieno è un fondamentale di base o piuttosto un tiro pericoloso che può creare traumi alle dita e distorsione della caviglia? Qual è il punto d’impatto per tirare d’interno collo e qual è la didattica per insegnarlo correttamente?
Ciò che si nota è una crescente confusione tra specializzazione precoce e istruzione tecnica che ha portato sostanzialmente all’abbandono dell’insegnamento di abilità motorie e coordinazioni specifiche. Non solo: si nota una prevalenza del metodo induttivo su quello deduttivo, ossia la tendenza degli allenatori a spingere i ragazzi a trovare da soli le soluzioni, senza insegnare loro come coordinarsi, quali movimenti fare, quali punti d’impatto del piede utilizzare per colpire la palla, senza essere loro a dedurre dalla propria formazione di base il sistema per risolvere le situazioni
Emergerà più che mai nel mondo del calcio, a mio modo di vedere, la necessità di maestri appassionati, di formatori capaci d’indicare ai giovani una direzione, applicando un metodo d’insegnamento che li prepari nei fondamentali e che faccia emergere il talento di ciascuno: un metodo in grado di rispondere a domande concrete che nascono dalle diverse situazioni e che chiarisca la ragione d’ogni singolo movimento e gesto. È necessario recuperare la capacità d’insegnare la tecnica calcistica e farla apprendere correttamente, coniugandola ad una velocità di esecuzione sempre maggiore.