
The big sick
di Michael Showalter, con Kumail Nanjiani, Zoe Kazan – USA 2017, 119′
ven 17 novembre (18.00)
sab 18 novembre (15.30 – 20.00)
dom 19 novembre (17.45 – 22.15)
lun 20 novembre (20.30)
Kumail è un aspirante comico di origine pakistana che si guadagna da vivere come conducente del servizio uber taxi a Chicago. Pur tentando di conciliare tradizione e stile di vita americano, il ragazzo è ansioso di sfuggire al problematico contatto con le proprie radici. Una sera, dopo uno spettacolo, conosce Emily, studentessa di psicologia, con la quale inizia una seria relazione. A complicare il loro rapporto però non saranno solo i desideri dei genitori musulmani, ma anche una misteriosa malattia che colpisce Emily…
Ispirato a una storia vera, quella stessa dei due sceneggiatori Kumail Nanjiani e Emily V. Gordon, “The big sick” appare come la miglior commedia possibile da ambientare in questo preciso momento storico. Capace di non cedere al dramma, senza mai scadere nel melodramma, la pellicola trova il suo punto di forza nella leggerezza: sorridendo parla di verità. Prima di un’inevitabile lieto fine deve far crollare tutti gli ostacoli condensati in una pericolosa miscela di razzismo, ipocrisia e pregiudizio. Ci riesce instaurando uno strano rapporto a tre tra la mamma chioccia pakistana in cerca della nuora connazionale, l’altra madre – una bravissima Holly Hunter – che si sposta dal North Carolina per curare la figlia e scoprire un genero inaspettato, e, Kumail, autentico baricentro dell’opera, che si sente americano ma deve obbedire alla tradizione pachistana e alla fine non è accettato da nessuno dei due Paesi.
Maschera perfetta di forza, ironia e inusuale tenerezza, col viso a punto interrogativo, carattere aperto, ma mai accomodante. “The big sick” ci permette di affrontare il tema dell’immigrazione da un’ angolazione differente – accantonate per un attimo disagio, discriminazione, denuncia civile – per scoprire una serenità mai semplificata tra Kumail e la sua famiglia, tra Kumail e la società americana, rivendicando, prima di tutto, il primato della qualità narrativa efficace nel dare rilievo ai pensieri e alle azioni di ogni carattere, risonante di affetti che sedimentano nello spazio e nel tempo.
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