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Circonvenzione d’incapace, Piazza condannato a 4 anni e 2 mesi: “Faremo appello”

L'ex vice comandante della stazione dei carabinieri di Pietra Ligure ha sempre negato ogni accusa: "Quella donna era un'amica di famiglia da 20 anni"

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Circonvenzione d’incapace, Piazza condannato a 4 anni e 2 mesi: “Faremo appello”
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Savona. Quattro anni e due mesi di reclusione, oltre all’interdizione di cinque anni dai pubblici uffici. E’ la condanna (esclusa l’aggravante di aver abusato della funzione di pubblico ufficiale) inflitta oggi a Santino Piazza nell’ambito del secondo processo che lo vedeva imputato con l’accusa di circonvenzione d’incapace. Non è la prima volta infatti che il maresciallo – quando era stato travolto dall’indagine era vice comandante della stazione dei carabinieri di Pietra Ligure e attualmente sospeso dal servizio – viene condannato per circonvenzione d’incapace nel tribunale di Savona, ma per l’altra vicenda Piazza è stato poi assolto in secondo grado.

Anche per questo secondo processo è scontato il ricorso in corte d’appello contro il verdetto del giudice Filippo Pisaturo (i motivi saranno noti tra 90 giorni) da parte dei legali di Piazza, gli avvocati Ennio Pischedda e Andrea Costa.

L’imputato infatti ha sempre respinto con decisione le accuse contestate dal pm Giovanni Battista Ferro (che tra l’altro aveva chiesto una condanna, quattro anni di reclusione, leggermente meno severa rispetto alla pena inflitta dal giudice) secondo cui il maresciallo ha approfittato dello stato di succubanza di una vedova di 76 anni, S.T., che nel frattempo è mancata, per farsi “regalare” dalla donna l’equivalente di circa settantamila euro, tra denaro contante e una Mercedes acquistata sempre in contanti, oltre ad essere beneficiario di un testamento olografo (l’anziana inoltre gli aveva anche rilasciato una procura generale).

Uno scenario che, come ha ribadito con decisione nella sua requisitoria, per il pubblico ministero non lascia spazio a dubbi sul fatto che l’imputato abbia messo in atto una “subdola condotta di induzione verso la vittima”. A supporto della tesi accusatoria, il pm ha elencato una serie di intercettazioni telefoniche tra Piazza e la signora S.T. dalle quali emergerebbe un progressivo decadimento emotivo della vittima e proprio che fosse succube del maresciallo.

Inoltre secondo l’accusa ad incastrare il maresciallo sarebbe anche una “sconcertante ‘pioggia ‘di prelievi e di depositi incrociati tra i conti di Piazza e dell’anziana”. Sulle condizioni dell’anziana al momento dell’incidente probatorio effettuato a novembre 2013 (quando è stato valutato che fosse circonvenibile), il pm non ha dubbi: era precipitata in un decadimento emotivo per il “tradimento” subito da Piazza.

Tesi che è stata duramente contestata dalla difesa secondo cui il giudizio sulle capacità della signora è stato fatto in ritardo, quando la donna era già gravemente malata di tumore, e di conseguenza il giudizio non poteva che essere falsato. I legali di Piazza sostengono che, fino alle fine del 2012 (dopo quella data tra l’altro non ci sono più stati più prelievi significativi dai conti della signora), S.T. fosse pienamente capace e quindi in grado di compiere atti di liberalità in totale autonomia. Invece – sempre secondo la difesa – quando è stata fatta la perizia le condizioni della donna erano già compromesse (ma nessuno lo sapeva visto che la malattia le verrà diagnosticata solo a gennaio 2014): “La verità è che S.T. aveva bisogno di essere accudita, di avere assistenza medica perché stava morendo, ma nessuno le ha creduto” hanno osservato i legali.

Nella loro discussione gli avvocati del maresciallo hanno anche ribadito ancora una volta come tra la signora S.T. e Piazza ci fosse una conoscenza ventennale e un forte legame affettivo (come dimostrato attraverso decine di fotografie che li ritraevano insieme). Secondo la difesa quindi non c’è mai stato nessun raggiro, ma soltanto una serie di atti di liberalità come quello di voler fare un regalo per ricambiare chi le stava vicino (“Al pm la signora aveva dichiarato: ‘Ho voluto che si comprasse quella Mercedes, la usavamo insieme’” hanno ricordato i difensori dell’imputato). Per quanto riguarda alcuni ingenti versamenti di contanti (per un importo di circa 20 mila euro) sui suoi conti, Piazza ha giustificato quelle entrate spiegando che non si trattava di soldi di S.T., ma donati da sua madre per alcuni lavori in casa.

“Le prove vanno lette nella globalità e non vanno estrapolati concetti singoli. Io vedo un vuoto probatorio nei confronti del mio assistito. Nelle intercettazioni di un anno dopo ci sarebbero prove di ‘induzioni’ avvenute un anno prima, credo che sia un paradosso temporale” ha attaccato l’avvocato Costa che ha aggiunto: “Il pm ha una visione a tunnel: guarda solo gli elementi che vuole vedere, estrapolandoli dal contesto”.

Infine la difesa ha anche sottolineato l’assenza di una parte civile nel processo (il fratello della signora non ha mai lamentato nessuna lesione del patrimonio). Argomentazioni che, evidentemente, non hanno convinto il giudice ad assolvere l’imputato.

Olivia Stevanin
15 Novembre 2017 alle 17:47
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  • Pietra Ligure
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