
Savona. Era prima finito in manette e poi condannato a due anni di reclusione, senza sospensione condizionale, per l’accusa di maltrattamenti in famiglia nei confronti della ex moglie. Dopo essere rimasto in carcere ad Imperia per quasi tre mesi, un quarantenne di origini paraguaiane, R.R.P., nella primavera scorsa era uscito dal carcere e, con l’assistenza dell’avvocato Paolo Nolasco, aveva impugnato la sentenza in corte d’appello dove il verdetto è stato ribaltato.
Ieri mattina i giudici genovesi hanno infatti emesso una sentenza di non luogo a procedere nei suoi confronti visto che l’uomo, di professione musicista, è stato totalmente scagionato dall’accusa di maltrattamenti in famiglia. Secondo la contestazione iniziale, R.R.P., nel gennaio del 2016, durante una lite con la moglie l’aveva colpita con un pugno. All’arrivo dei militari (che erano stati chiamati proprio dall’uomo), la compagna aveva detto agli investigatori di essere già stata vittima di episodi simili in passato e, di conseguenza, il marito era finito in manette per maltrattamenti in famiglia.
Durante il processo in corte d’appello, l’avvocato Nolasco (che non aveva difeso l’uomo in primo grado) ha sostenuto che, la sera dell’arresto di R.R.P., tra la coppia fosse scoppiata una lite visto che entrambi avevano bevuto qualche bicchiere di birra di troppo. Capendo che la situazione rischiava di degenerare, era stato proprio il marito a chiamare i carabinieri che poi però lo avevano arrestato.
Secondo la difesa, inoltre, R.R.P. non aveva mai avuto comportamenti violenti verso la moglie. Una tesi che, evidentemente, è stata accolta dalla corte d’appello che non ha ritenuto ci fossero i presupposti per contestare i maltrattamenti. L’episodio che aveva portato all’arresto dell’uomo poteva essere configurato come lesioni personali, ma visto che la donna non aveva querelato il compagno mancavano i requisiti di procedibilità. Di conseguenza il processo si è chiuso con il proscioglimento dell’imputato da ogni accusa.