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Dal reality “Campioni” al beach soccer per amore del calcio

Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia

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Dal reality “Campioni” al beach soccer per amore del calcio
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Inutile negare l’evidenza che vi siano personaggi del mondo calcistico che ben difficilmente giungano alla fama, nonostante siano coloro che sanno far crescere i campioni di domani e del cui lavoro non li si ringrazia mai abbastanza; uno di questi “maestri” di calcio è Giancarlo Magrini (classe 47), che abbiamo avuto il piacere di incontrare e poter scambiare quattro chiacchiere presso lo stadio Manuzzi in occasione delle finali nazionali giovanili per professionisti.

Magrini, va ricordato, è stato responsabile del settore giovanile bianconero tra il 1971 ed il 1976, gli anni in cui con la guida del presidentissimo Dino Manuzzi il glorioso Cavalluccio arrivò sino alla Coppa Uefa; anni in cui un manipolo di giovani è andato a rinforzare una compagine dove già erano approdati Ceccarelli, Ammoniaci, Catania, Orlandi, per fare qualche nome.

Le luci della ribalta però le ha viste a tutto tondo anche il nostro intervistato, quando tra il 2004 ed il 2006 è stato direttore sportivo e vice di Ciccio Graziani, nel Cervia protagonista del reality “Campioni, il sogno“, programma andato in onda sui canali Mediaset, ambientato nel mondo calcistico ed al seguito di una vera formazione militante nel campionato di Eccellenza.

Anche in quell’occasione, si era rivelato un punto di riferimento importantissimo, sia per il focoso Graziani, che per i ragazzi componenti quella formazione, il cui obiettivo era ovviamente ritagliarsi uno spazio nel mondo professionistico, forti anche del concorso in cui il pubblico votava i propri beniamini e permetteva ai primi tre arrivati di partecipare alla fase di inizio stagione con Inter, Milan e Juventus.

Magrini è però da ricordare per quanto ha dato al calcio durante una lunga carriera da allenatore e dirigente, essendosi seduto, tra l’altro, sulla panchina del Sassuolo quando ancora i neroverdi erano distanti dall’essere la bellissima società odierna; oltre che alla decennale collaborazione con un guru del calcio giovanile qual è Sergio Vatta, prima al Torino e poi in Federazione, durante tutti gli anni novanta. Ha inoltre ricoperto il ruolo di allenatore della Nazionale azzurra di beach soccer, con la quale ha conquistato la medaglia d’argento ai Mondiali di Marsiglia nel 2008 ed ha guidato la Rappresentativa di Serie D al Torneo di Viareggio 2012.

Dal 2015 ha poi iniziato una nuova avventura che continua tuttora con il settore giovanile della società dilettantica Junior Calcio Cervia facendo l’allenatore in seconda di Paolo Rossi. Osservatore di molte delle maggiori formazioni italiane (Napoli, Inter, Torino, Parma), Magrini non ha avuto bisogno della ribalta per essere considerato un grande uomo di calcio, pur se personaggi come lui andrebbero ringraziati per quello che hanno fatto e fanno senza salamelecchi e senza diventare gente da copertina, spesso considerata oltre meriti costruiti da altri.

Il nostro simpatico incontro è servito anche per ricordare qualche aneddoto dei suoi anni a Cesena, quando il presidente Manuzzi arrivava al campo d’allenamento a cavallo della propria bicicletta e si informava sui giovani più promettenti del vivaio e sulle loro qualità. Istruttori del suo rango hanno fatto le fortune di tanti campioni in erba e occorrerebbe che anche oggi fossero di più coloro che insegnano calcio, ma diventano in realtà veri maestri di vita, specie prima che spuntino i maghi e i maghetti della procura facile, buona per fruttare ingaggi e trasferimenti vantaggiosi soprattutto per le loro tasche.

Nel corso della sua lunga carriera è stato un bravissimo allenatore di cui si rimaneva subito colpiti dal suo carisma. Infatti appena apriva bocca esprimeva una forte e decisa personalità e la sua voce con timbro energico incuteva rispetto. Rispetto e valori umani erano il comune denominatore che  pretendeva dai suoi calciatori. Come metodo di lavoro inizialmente riuniva tutti i giocatori insieme davanti a lui, e prima di parlare di calcio, spiegava le regole comportamentali che pretendeva da ognuno: “Un calciatore del Cesena – sosteneva – non deve mai dimenticare come ci si comporta in campo: mai ridere, mai tenere le mani ai fianchi, mai imprecare, mai rivolgersi a chiunque in modo irriguardoso… e soprattutto fuori dal campo: avere sempre la testa sulle spalle, condurre una vita sana, la sera a letto presto… e grande rispetto delle cose: le scarpe da calcio sempre pulite… anzi lucide, la borsa, con la cerniera sempre chiusa, la divisa di allenamento sempre in ordine… sappiate che chi sbaglia paga e se ne pentirà”. Non male vero! Sicuramente aveva le sue idee, ma teneva una cosa ben chiara in testa: la speranza che fra i suoi ragazzi potesse nascere un campione, e sapeva comunque che se non altro avrebbe trasformato dei giovani in uomini!”.

Christian Galfrè
29 Agosto 2017 alle 15:30
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