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Cambia la ditta per registrazioni e trascrizioni in tribunale, ma manca il personale: processi penali a rischio?

Dal 1° luglio il servizio passa al consorzio Ciclat in tutta Italia, ma i verbalizzatori (fonici e stenotipi) hanno rifiutato di lasciare il vecchio datore di lavoro

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Cambia la ditta per registrazioni e trascrizioni in tribunale, ma manca il personale: processi penali a rischio?
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Savona. Dal 1° di luglio il servizio di registrazione e trascrizione delle udienze nel tribunale di Savona rischia la paralisi e, di conseguenza, c’è la minaccia concreta di non poter garantire il regolare svolgimento dei processi penali. Un problema, finora passato in sordina, che non riguarda soltanto il palazzo di giustizia savonese, ma tutti i tribunali d’Italia.

Tutto nasce dal nuovo contratto di servizio che il Ministero della Giustizia (con il via libera di un pronunciamento del Consiglio di Stato) ha firmato con il Consorzio Ciclat di Bologna che si è aggiudicato, non senza polemiche, il servizio di registrazione e trascrizione delle udienze nei tribunali italiani. Un lavoro finora gestito dal Consorzio Astrea, formato da 16 aziende che, storicamente, si sono sempre occupate di verbalizzazione giudiziaria. Fin qui non sembra esserci nulla di strano, ma quello che rischia di paralizzare l’attività giudiziaria è il fatto che gli attuali verbalizzatori e stenotipisti, nonostante abbiano ricevuto una proposta di assunzione, si stanno opponendo in blocco al passaggio con il nuovo datore di lavoro. Ciclat ha infatti proposto un inquadramento contrattuale, quello “multiservizi e pulizie”, giudicato inadeguato.

Per questo i verbalizzatori del Consorzio Astrea si stanno rifiutando di cambiare datore di lavoro: una scelta che, probabilmente, è inaspettata per Ciclat che contava di poter assumere personale già formato e poter quindi iniziare il servizio senza nessun disagio. Invece fonici e stenotipi, da Nord a Sud, hanno unito le forze e sembrano decisi a portare avanti la loro linea dura. Così, nelle ultime settimane, il consorzio che si è aggiudicato la gara ha iniziato a cercare personale. Il problema è che i neo assunti non conoscono i sistemi di registrazione delle udienze e quindi, da lunedì, c’è il rischio concreto che in molti tribunali d’Italia il servizio per la documentazione degli atti processuali non possa essere garantito. Un problema che riguarderà anche il palazzo di giustizia savonese dove nessuno dei due fonici assunti da una società del consorzio Astrea, per ora, ha accettato la proposta di Ciclat. “Non ci sembra giusto firmare un contratto peggiorativo” spiegano i verbalizzatori del tribunale di Savona. Nella cittadella giudiziaria savonese, ad ora, nessuno si è presentato per raccogliere il testimone da loro e quindi regna un clima di totale incertezza su quello che potrebbe accadere lunedì mattina.

La protesta dei verbalizzatori italiani si è organizzata attraverso una pagina Facebook dove, con una lunga lettera, uno dei dipendenti di Astrea oltre a riassumere le fasi della vicenda si sfoga: “Ci risulta che Ciclat non disponga di personale a sufficienza e con esperienza adeguata, né delle apparecchiature specifiche che l’attività di verbalizzazione in aula richiede (macchine per stenotipia, software dedicato ecc.). La gran parte di noi fa questo lavoro da più di venti anni, per formare uno stenotipista in grado di trascrive una discreta bozza ci vogliono almeno 16 mesi, professionalità che ora pare non avere più un valore! Questa gara ci sta chiedendo di scegliere tra il nostro lavoro e la nostra dignità.
Quindi… se dal primo luglio non potremo più essere quotidianamente in prima linea con il nostro lavoro con la professionalità, la precisione e la competenza di sempre, se non potremo più ‘vivere’ l’udienza, se non potremo più soddisfare le necessità di usufruire di verbali chiari e consegnati con celerità, se dal primo luglio dovessero esserci centinaia di udienze in tutta Italia senza la presenza di fonici e stenotipisti qualificati e processi non trascritti per mesi e mesi dappertutto con disagi e disfunzioni del servizio per la nostra assenza, ci dispiace. Ci dispiace per la Giustizia Italiana e ci dispiace soprattutto per quella che è stata da vent’anni a questa parte, ed oggi è ancora, la nostra vita lavorativa. Ci dispiace, e potete essere certi che, se e quando potremo, saremo pronti a ritornare con l’impegno, la dedizione e la professionalità di sempre”.

Olivia Stevanin
30 Giugno 2017 alle 17:44
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