
Cairo Montenotte. Una sezione in meno, a partire da settembre, alla scuola statale dell’Infanzia di Via Medaglie d’Oro di Cairo, e ora gli insegnanti sono sul piede di guerra.
“Abbiamo vinto per ben due volte il premio nazionale ‘Chiavi di scuola’ per l’inclusione scolastica – spiegano i docenti – Nonostante la legge denominata ‘Buona scuola’, la politica ha messo sempre più a rischio quanto prodotto, sia in termini di qualità del modello didattico e pedagogico, sia sul versante di una solida identità riconosciuta a livello europeo ed internazionale, spingendola verso un ruolo di mera assistenza”.
E proseguono gli insegnanti: “L’ufficio scolastico regionale ha deciso che la scuola, composta da quattro sezioni ma con sole 80 iscrizioni, per il prossimo anno scolastico può fare a meno di una classe, che verrà quindi soppressa e che, seguendo una logica esclusivamente di risparmio, verrà aggiunta a Dego. Questo provvedimento contribuirà a peggiorare le condizioni della scuola dell’infanzia e determinerà l’aumento del numero di bambini per sezione che noi insegnanti rifiutiamo. Riteniamo illegittima la mancata riduzione del numero di alunni per classe in presenza di bambini disabili e la riduzione del numero delle ore di sostegno a loro assegnate”.
“A causa della drastica diminuzione delle risorse assegnate alle scuole e, di conseguenza, della mancanza di fondi per l’acquisto del materiale didattico, della difficoltà a sostituire il personale assente per brevi periodi per mancanza di fondi e della riduzione del personale collaboratore scolastico, riteniamo che la scuola dell’infanzia statale abbia bisogno di politiche di sostegno che possano permettere di contrastare il modello di struttura come luogo di sola assistenza e ampliare una scuola come spazio/tempo educativo. Ci auguriamo di rispondere ai bisogni espressi dalle famiglie per favorire l’ampliamento dell’offerta. Noi insegnanti abbiamo inviato agli organi competenti il dissenso verso questa decisione che riteniamo lesiva nei confronti dei bambini e dei loro diritti scolastici. Chiediamo l’appoggio dei cittadini che ancora credono nella scuola pubblica”.