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Economia

Margonara, comitati e associazioni contro il progetto del waterfront: “Non è compatibile con l’ambiente”

"Salvare l'area della Margonara, spiagge, servizi e area ciclo-pedonale"

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Margonara, comitati e associazioni contro il progetto del waterfront: “Non è compatibile con l’ambiente”
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Savona. “Dal 2007, dopo che l’Autorità Portuale impose la distruzione delle cosiddette Baracche ed il successivo trasferimento progressivo di tutti gli stabilimenti balneari presenti, le spiagge della Madonnetta e della Margonara sono state letteralmente abbandonate al loro destino. Se qualche minimo servizio estivo viene fornito, questo non accade d’inverno e la pulizia è garantita solo grazie alla collaborazione autorganizzata e all’impegno di alcune singole persone e dei comitati in difesa del territorio. La zona Margonara, nonostante gli evidenti disagi, continua a rimanere, tutt’oggi, un irrinunciabile punto di riferimento per cittadini e turisti, responsabilizzati nel mantenerla pulita e nel condividere i minimali servizi presenti (bagni, doccia), e sedie e tavoli, autofinaziati, nel solo lato della spiaggia della Madonnetta”.

Sono queste le parole dei comitati in difesa del litorale tra Savona e Albissola, Margonara Viva, Madonnetta Forever, Gruppo Mamme Margonara, “Salviamo la Madonnetta e le spiagge della Margonara” e Bagni San Cristoforo, dopo l’incontro di oggi con il sindaco Ilaria Caprioglio che ha presentato il nuovo progetto del waterfront di levante.

“Ci preme sottolineare come la distruzione delle Baracche, abbia rappresentato un danno irreparabile all’area perché ha eliminato una risorsa paesaggistica e architettonica “informale” che avrebbe dovuto essere valorizzata: le Baracche avrebbero potuto costituire una specificità pressoché unica nella nostra regione e anche al di fuori. Ovviamente questa valorizzazione sarebbe dovuta passare attraverso un progetto di armonizzazione e miglioria (pur non snaturando la caratteristica del luogo). Tutto questo non è avvenuto a causa dell’arroganza dell’Autorità Portuale e non solo. La specificità delle Baracche è perduta per sempre”.

“Questo danno però non deve e non può costituire una giustificazione per considerare a sua volta l’area della Margonara come perduta, degradata, abbandonata. Questa visione pretestuosa è stata, nel corso degli anni passati, una leva di pressione sull’opinione pubblica per fare “accettare” l’idea del porto. Sembra che ancora oggi si voglia utilizzare lo stesso ritornello per proporre un progetto che riverserebbe cemento in abbondanza e completerebbe la distruttiva azione a danno della spiaggia di S. Cristoforo e del Molo Verde” aggiungono le associazioni e i comitati a difesa della Margonara.

“Questa spiaggia è un bene della città di Savona e di tutti (sebbene adesso lì non sia possibile farsi una doccia), sono ancora molte le persone che la frequentano, la rispettano e vorrebbero vederla ben più curata. Nella fattispecie, il nuovo progetto definito Masterplan di Levante, soffocherebbe quella spiaggia inglobandola tra i moli d’attracco delle barche ed una mastodontica piattaforma: ciò la renderebbe invivibile. Il processo sarebbe irreversibile, costituirebbe una deprivazione non accettabile di un bene comune nel nome del privilegio per il profitto privato. Non esiste scambio che potrebbe compensare questa perdita. La salvaguardia delle risorse comuni dalle minacce della speculazione edilizia privata (correlata al progetto del Porto turistico) è sempre stata nel corso degli anni la priorità assoluta dei gruppi e dei comitati che si sono costituiti per la difesa della Margonara (intesa nella sua totalità, non solo la spiaggia della Madonnetta ed il suo scoglio)”.

“Questa priorità rimane oggi invariata. Difesa disinteressata ma appassionata, non cieca ma sostenuta da un’attenzione continua a quanto succede (persino a livello di chiacchiere non ufficiali) e sempre basata sulla seria documentazione e informazione sui fatti. La goliardia, la festosità e la fantasia che hanno caratterizzato le iniziative pubbliche sono una cifra stilistica scelta e voluta per unire l’importanza della lotta con la dimensione conviviale necessaria ad affrontare la vita con il sorriso”.

“Al di là della fumosità di alcune recenti proposte dell’amministrazione (spalleggiata o imbeccata dalla solita Autorità Portuale), rimangono oggi lo stesso spirito e determinazione nel difendere quelle spiagge dal cemento, con la lucidità che permette di riconoscere una nuova grande minaccia speculativa sebbene proposta sotto un aspetto differente. Non è sparigliando le carte che si possono convincere cittadini e gruppi ad accettare le brutture e la sottrazione di spazio che sono state decisamente rimandate al mittente negli anni di mobilitazione. Questa lotta, che è costata impegno sacrifici e anche offese ricevute da qualche personalità contrariata rispetto all’azione svolta, non è destinata ad esaurirsi in conseguenza a narrazioni persuasive” aggiungono ancora comitati e associazioni.

“Ciò che il sindaco di Savona ha proposto non è assolutamente compatibile con la salvaguardia ambientale di uno degli ultimi tratti di costa savonese scarsamente antropizzato. Nonostante questa bozza di progetto preveda, almeno per quanto concerne il porto turistico, uno spostamento della cementificazione verso Savona, almeno per quanto concerne il porto, rispetto al precedente progetto sostenuto dall’imprenditore Gambardella, produrrebbe comunque, un grave impatto ambientale, tale da compromettere in modo definitivo la spiaggia del “Molo Verde”, a ridosso di Punta Garbasso. Il progetto prevede la realizzazione di notevoli volumi residenziali in area demaniale, non differenziandosi perciò dai precedenti progetti fondati sulla consunzione del suolo pubblico e delle risorse naturalistiche”.

E’ importante ricordare che la petizione in difesa della zona della Margonara, con più di 3.500 firme raccolte in poco tempo, si è rivolta alle amministrazioni comunali di Savona e Albissola Marina per chiedere di tutelare entrambe le spiagge presenti nella zona. Quello che i gruppi a difesa della Margonara condividono ed hanno già pubblicamente esplicitato è l’esigenza irrinunciabile di dotare finalmente le spiagge di servizi minimi alla persona per valorizzarle. Per far risplendere queste due bellissime spiagge non servono cemento e posti barca… basterebbe utilizzare come “progetto” uno qualsiasi dei disegni fatti dai bimbi che frequentano la zona: si vedrebbe tanto mare, i servizi essenziali per le famiglie (bagnino, servizio bar, wc e ombrelloni)”.

“Se l’amministrazione ha davvero a cuore quest’area può pianificare la realizzazione di una pista ciclabile e di un percorso pedonale affacciato sul mare però non può farlo deturpando e stravolgendo l’assetto della costa in questione. Siamo convinti inoltre che l’amministrazione, se davvero vuole distinguersi dalle precedenti, debba rifiutare esplicitamente le ingerenze ed i condizionamenti dei promotori del Porto (siano essi enti o privati) che sembrano non rinunciare al (per loro soltanto) succoso piatto di portata da consumare in riva al mare”.

“Per compiere questo passaggio decisivo esistono vasti e apertissimi margini politici e giuridici, a differenza di quanto è stato dichiarato o lasciato intendere circa l’obbligo (presunto) da parte del Comune di Savona di lasciare costruire il porto all’imprenditore Gambardella poiché il Consiglio di Stato avrebbe stabilitocosì. La questione sotto quel profilo è ancora da definire ed il parere favorevole al suo ricorso è riferito soltanto alle modalità contraddittorie con cui la Regione Liguria aveva nel 2012 rifiutato il progetto” concludono i comitati e le associazioni.

Federico De Rossi
23 Maggio 2017 alle 19:11
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