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Economia

Balneari, Donnedamare ai sindaci dei comuni costieri: “Chiedete audizione alla Camera, sottoscrivete la petizione popolare”

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Balneari, Donnedamare ai sindaci dei comuni costieri: “Chiedete audizione alla Camera, sottoscrivete la petizione popolare”
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Liguria. “Siamo preoccupate dell’improvvisa e rischiosa accelerazione, di questi giorni, dell’attuale disegno di legge delega del 27 gennaio scorso sul riordino delle concessioni demaniali marittime, ora in discussione alla Camera, perché verte unicamente sulle evidenze pubbliche nell’ossequio di alcune norme europee irrispettose dell’economia balneare italiana composta in maggioranza da piccole imprese familiari”. Lo afferma in una nota l’associazione Donnedamare che lancia ancora una volta l’allarme sul Ddl relativo alle concessioni demaniali, contestato dai balneari e dalle imprese del settore.

“I due presunti meccanismi di tutela previsti, riguardanti il “valore commerciale” e la “professionalità” sono stati già respinti dalla Commissione Europea, nel corso dell’incontro tra il sottosegretario Sandro Gozi e la funzionaria Lowri Evans tenutosi il 26 luglio 2016”.

“Inoltre tale Ddl non contempla il legittimo affidamento (riconosciuto dallo stesso diritto comunitario nella stessa sentenza CGUE del 14 luglio 2016 e dal diritto nazionale con Sentenza del Tar Campania n. 911/2017 secondo cui il legittimo affidamento può essere valutato caso per caso sia dal giudice nazionale, sia dalle competenti pubbliche amministrazioni), la salvaguardia del lavoro garantito dalla Costituzione (Sent. Cost. 275/16 secondo cui sono i diritti incomprimibili ad incidere sul vincolo del pareggio di bilancio subordinandolo, nei fatti, ai diritti fondamentali costituzionali), il doppio binario ed i 30 anni di proroga della durata concessoria, periodo comunque ristretto se paragonato alla lunghissima durata dei colleghi oltralpe, spagnoli e portoghesi. Perché solo l’Italia dovrebbe sottostare a diktat europei che altri Paesi non hanno neppure considerato!”.

“Oltretutto il nostro Governo non conosce la reale consistenza del demanio marittimo dove, secondo vari studi, poco più della metà dei litorali nazionali attuali è occupata da imprese balneari. Quindi non esisterebbe al momento la scarsità delle risorse disponibili per mandare all’asta le attuali concessioni come proposto nel Ddl, mentre si potrebbe già avviare il doppio binario con evidenze pubbliche solo per le nuove concessioni sui litorali disponibili, garantendo la continuità delle legittime concessioni esistenti” aggiunge ancora l’associazione.

“Chi vuole creare la propria impresa balneare, può già farlo, ci sono a disposizione Km e Km di costa, ne faccia richiesta e la crei dal nulla, questa è sana concorrenza! Soprattutto ora che a livello politico vi sono più margini per contrattare con l’Europa condizioni favorevoli per l’Italia e lo stralcio, quindi, di tutte quelle direttive che mettono in difficoltà le piccole imprese familiari italiane”.

“Secondo noi, tale Ddl va sostanzialmente stracciato. All’interno ha le evidenze pubbliche tout court volute dai fondi sovrani e dai grandi capitali, leciti e non, al fine di garantire la sopravvivenza e la certezza del lavoro dei balneari, nel rispetto del rapporto fiduciario instaurato con lo Stato, già nella prima metà del ‘900, patto che ora non può essere rotto unilateralmente solo perché “lo vuole l’Europa”.

“Il Ddl, per essere accettato, avrebbe dovuto quantomeno riportare tutti quei principi, richiamati sopra, che tutelano la specificità balneare italiana e le legittime imprese già in essere e non contenere le evidenze pubbliche al suo interno. Inoltre l’attuale governo persiste nell’accelerazione dell’iter legis senza le dovute consultazioni e i doverosi approfondimenti di tutti i soggetti istituzionali coinvolti. Chiediamo quindi alle forze politiche che l’attuale Ddl venga rigettato in toto”.

“Pertanto chiediamo ai sindaci dei Comuni costieri: di intervenire presso l’Anci per promuovere riunioni e giungere ad una posizione concordata e condivisa di tutela delle specificità balneari italiane e dei vari territori, non solo romagnoli; di chiedere un’audizione alla Camera dei Deputati, presso la commissione Finanze che si sta occupando della legge delega in materia di applicazione della direttiva Bolkestein, a salvaguardia delle tipiche micro-imprese familiari locali, fortemente radicate sui territori, che rischiano di scomparire perdendo il lavoro e innescando ulteriori e gravi problemi socio-economici; di sostenere e sottoscrivere la petizione popolare per l’esclusione definitiva delle concessioni demaniali marittime ad uso turistico ricreativo dalla Bolkestein affinché il Governo si impegni in tal senso e con ogni iniziativa nei confronti dell’Unione Europea” conclude l’associazione Donnedamare.

Federico De Rossi
24 Aprile 2017 alle 10:56
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