
Carlo Tavecchio alla veneranda età di 77 primavere, ma “con l’entusiasmo del primo giorno” è stato riconfermato con il 54,03 per cento delle preferenze a capo della Figc contro il 45,97 incassato dallo sfidante Andrea Abodi, presidente dimissionario della Lega Serie B.
Tra scrutini, calcio e politica quella di lunedì 6 marzo è stata una giornata importante per i campionati italiani che ora verranno riprogrammati in base alle promesse fatte in campagna elettorale. Partendo dall’ammodernamento del centro sportivo di Coverciano, il futuro immaginato passerà dall’entrata in regime dei Centri Federali Territoriali. Questi centri spingono verso un vecchio pallino del numero uno della Figc: importare il modello belga e tedesco.
La «madre di tutte le riforme» resterà però il riordino dei campionati. Preso atto dell’impossibilità di ridurre da 20 a 18 le squadre della Serie A, la riforma sarà maggiormente indirizzata verso la definitiva introduzione del fair play finanziario a partire dalla stagione 2018/2019 e la stabilizzazione economica delle leghe inferiori. In pratica il nuovo corso dell’ex presidente della LND, prevedrebbe due sole retrocessioni dalla massima serie alla B al fine di risparmiare 30 milioni. Cifra pronta da reinvestire proprio nelle serie cadette, anche in Lega Pro. L’ultima serie del calcio professionistico vedrebbe la riduzione dei gironi, da tre a due, e del numero delle squadre, da sessanta a quaranta. In questi numeri, già risicati, si punta a far rientrare anche le seconde squadre dei club di A, a patto che non abbiano diritto di voto e che queste non siano coinvolte in promozioni/retrocessioni.
Nonostante si tratti di una rielezione annunciata sono servite ben tre votazioni per raggiungere il quorum necessario. Tavecchio al primo turno è risultato vincitore con 288,59 voti (pari al 56,49 per cento), al secondo turno il presidente uscente ha visto calare le preferenze nei suoi confronti al 53,7 per cento. Una tendenza che ha reso particolarmente teso l’ultimo conteggio. Tensione che si è però subito trasformata in amarezza per Abodi.
Alla fine dei conti i 279 delegati dell’assemblea elettiva hanno sostanzialmente tenuto fede alle dichiarazioni di voto espresse prima della votazione. Infatti dal palco della sala conferenze dell’Hotel Hilton Rome Airport di Fiumicino si sono alternati i rappresentanti delle diverse associazioni che compongono l’assemblea. Mentre il presidente del Coni Giovanni Malagò, sfruttando la sua posizione super partes, ha cercato di mantenere un profilo inclusivo dichiarando «chiunque vince ha il dovere di dare dei segnali per non rimanere nelle proprie posizioni» altri oratori sono stati meno diplomatici. Soprattutto è continuata la diatriba tra Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori e Renzo Ulivieri, rappresentante degli allenatori.
Raggiante il neo presidente della LND, Cosimo Sibilia: “Abbiamo vinto questa sfida insieme, scegliendo Tavecchio in modo unanime e sostenendolo coerentemente. Se mi aspettavo una maggioranza più larga? Questo è il numero che ho scritto tempo fa, pensavo proprio al 54 per cento: non perché sono un mago, ma perché ho una lunga esperienza di elezioni. Avendo il polso della situazione per aver girato l’Italia intera mi sono fatto l’idea chiara che comunque avremmo vinto, anche con il 50,01%”.
E’ un grande risultato – ha sottolineato il numero uno della Lnd – Tavecchio conosce il nostro mondo e le nostre richieste. Arbitri decisivi? Hanno fatto bene a prendere una decisione, rimanere in mezzo al guado non conviene a nessuno. Auspico ci siano per il futuro volontà e unità di intenti, perché viviamo un momento difficile: ora spero si possa convergere e trovare delle soluzioni insieme”.