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Politica

Commissione d’indagine su Ata, primo ok alle sedute “segrete” ma la maggioranza si spacca

Oggi la commissione consiliare ha approvato la costituzione della commissione d'indagine a porte chiuse. Furia M5S: "Cos'hanno da nascondere?"

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Commissione d’indagine su Ata, primo ok alle sedute “segrete” ma la maggioranza si spacca
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Savona. “Il centrodestra, inclusa la Lega, ha votato l’insabbiamento definitivo della commissione da noi proposta per analizzare in piena trasparenza le cause per cui negli ultimi 5 anni i savonesi hanno pagato alla società Ata oltre sessanta milioni di euro e in cambio hanno ottenuto una città sporca, una raccolta differenziata fallimentare e servizi scadenti”.

Così i consiglieri di minoranza del Movimento 5 Stelle di Savona hanno annunciato, tramite Facebook, l’esito della commissione consiliare che oggi avrebbe dovuto approvare o meno la costituzione della commissione di indagine su Ata. Alla fine l’approvazione è arrivata, ma con un colpo di scena: l’astensione dei consiglieri della Lega Nord (in aperto contrasto con la scelta di secretare le sedute) ed il “salvagente” del Pd, che ha garantito al resto della maggioranza i voti negati dalla Lega. Le accuse del M5S (“inclusa la Lega”) si riferiscono alla decisione dei consiglieri di limitarsi all’astensione invece di votare platealmente contro la propria maggioranza.

Ora la pratica relativa alla commissione di indagine passerà al vaglio del consiglio comunale, ma appare scontata una sua approvazione da parte della maggioranza dei consiglieri nonostante il segnale forte lanciato dalla Lega. Anche se il Carroccio dovesse continuare il suo “muro contro muro” in consiglio comunale, i voti dei consiglieri democratici garantirebbero comunque la base necessaria all’approvazione. Il primo vero scricchiolio in casa Caprioglio è stato “zittito” grazie all’accordo trasversale col Pd (particolarmente sensibile al tema di Ata essendo la forza politica che per 20 anni ne ha sovrinteso la gestione): solo il futuro potrà dire se su altri temi le divergenze si appianeranno o se al contrario le crepe di ieri rappresentano l’inizio di una spaccatura insanabile.

Tornando ad Ata, la questione è nota: nelle scorse settimane i rappresentanti del M5S hanno proposto l’istituzione di una commissione di controllo che effettuasse delle verifiche contabili (ma non solo) sull’attività svolta dalla partecipata negli ultimi 12 anni, cioè il periodo in cui si sarebbero venute a creare le problematiche che ancora oggi si ripercuotono sul Comune di Savona. Tra le problematiche su cui il gruppo voleva e vuole fare luce la chiusura della discarica di Cima Montà (che “è costata tre milioni di euro e non è ancora definitiva”) e le spese sostenute per i fornitori ed i consulenti.

Il M5S aveva presentato la propria proposta confidando nell’appoggio della maggioranza di centro-destra (e specialmente della Lega) che “ha fatto di questo uno dei pilastri della propria campagna elettorale”. Anche per questo motivo, il gruppo aveva avviato contatti con i gruppi di maggioranza in modo da arrivare ad un testo condiviso che, pur rispettando i principi amministrativi dei pentastellati, rispecchiasse anche la richieste delle altre parti politiche coinvolte.

In seguito, la maggioranza aveva presentato una propria proposta per la creazione di una commissione non di controllo ma di indagine. “Questo genere di organismo non esiste a livello comunale – spiegano i pentastellati – in un Comune esistono commissioni permanenti e altre commissioni costituite ad hoc a seguito di delibera del consiglio comunale. Il tipo di commissione pensato dal M5S apparteneva proprio a questo secondo tipo, in quanto prevedeva elementi non previsti dal regolamento e quindi da ‘costruire’ appositamente dal consiglio comunale. Tra questi aspetti, la convocazione di sedute pubbliche in modo che tutti i cittadini potessero essere informati sulle attività della commissione”.

La proposta di commissione del Movimento 5 Stelle pretendeva una cosa particolare: la pubblicità dei lavori. Per ottenere questo risultato era necessario che la commissione fosse creata ad hoc seguendo quelli che sono i dettami del regolamento e dello statuto del Comune di Savona.

E sono stati proprio questi due documenti a far naufragare la proposta del M5S: secondo il segretario generale del Comune, infatti, la richiesta presentata dal gruppo di minoranza non rispecchiava quanto previsto dai regolamenti e perciò la proposta è stata respinta. Sul tavolo, dunque, rimaneva solo la possibilità della commissione di indagine “a porte chiuse” proposta dalla maggioranza consiliare.

Secondo i consiglieri “a cinque stelle”, però, il rigetto da parte del segretario generale era da considerarsi a sua volta erroneo per una serie di questioni tecniche e non solo: “O il segretario ha male compreso quanto specificato nello statuto o forse c’è un altro tipo di problema, dato dal fatto che la commissione doveva verificare il lavoro svolto nel periodo in cui lei era assessore (dal 2006 al 2008) e in cui potrebbero esserci state operazioni non aderenti alle norme da parte di chi amministrava. Tra queste si sarebbero le spese eccessive per i consulenti esterni. Consulenti tra i quali c’era anche il marito del segretario generale”.

“Noi riteniamo che per il suo precedente incarico in amministrazione comunale il parere del segretario sia in palese conflitto di interesse, nonché in violazione della legge, dello statuto del Comune e del Tue. Per questo motivo non riconosciamo la legittimità del parere espresso dal segretario generale, che riteniamo essere viziato nella forma”, specificavano i pentastellati.

Oggi pomeriggio, dunque, si è riunita la commissione consiliare incaricata di valutare la proposta di commissione di inchiesta presentata dalla maggioranza, la quale come elemento fondamentale ha la segretezza dei contenuti dei lavori e dei personaggi “esterni” chiamati a parteciparvi a fini di indagine. Tutti elementi che il gruppo consiliare ritiene inaccettabili “essendo Ata una società a partecipazione pubblica finanziata coi soldi dei cittadini”.

In vista di questa discussione, questa mattina il M5S ha chiesto al presidente della commissione consiliare, al presidente del consiglio comunale e ai colleghi del parlamentino locale di rinviare la discussione della pratica relativa all’istituzione della commissione di inchiesta ad un’altra occasione. E, soprattutto, di abbinare la discussione relativa all’istituzione della commissione di inchiesta “segreta” proposta dalla maggioranza con quella della commissione di inchiesta “pubblica” presentata dal gruppo dei Cinque Stelle in quanto “pur con strumenti diversi, esse hanno finalità similari”. Questo sulla base di un’attenta analisi dei motivi per i quali il parere negativo del segretario generale era da ritenersi erroneo.

Per sfortuna dei M5S la proposta di rinvio è stata rigettata e così la commissione consiliare oggi ha discusso e approvato la costituzione della commissione di inchiesta “segreta”. A votare favorevolmente sono stati sia gli esponenti della maggioranza di centro-destra sia quelli del centro-sinistra.

Una decisione che ha mandato su tutte le furie i pentastellati: “E’ necessario identificare in modo chiaro le responsabilità di quei personaggi che governando l’azienda hanno sprecato i soldi dei savonesi – dicono i consiglieri del gruppo – Il M5S vuole una commissione di controllo con sedute pubbliche, la trasparenza è garanzia di legalità. I partiti di maggioranza inclusa la Lega che in campagna elettorale ha evidentemente mentito agli elettori, vogliono una commissione con sedute segrete, vietate ai cittadini e ai giornalisti. Cosa vogliono nascondere? La società è stata gestita per anni come un bancomat ad uso e consumo del consenso elettorale, evidentemente ci sono gravi incompetenze nella gestione di tante partite ed evidentemente la Lega ed altri gruppi vogliono far finta di fare chiarezza ma in realtà non vogliono scomodare chi ha responsabilità in queste operazioni”.

Per il M5S la gravità del fatto non è data solo dal fatto che le sedute saranno a porte chiuse: “La commissione di indagine che verrà istituita prevede il segreto d’ufficio per tutti i partecipanti: c’è un divieto esplicito di comunicare all’esterno sia l’ordine del giorno delle sedute, sia i nominativi delle persone che di volta in volta vengono audite sia i documenti analizzati. Insomma, c’è una totale secretazione dell’attività della commissione. Le uniche informazioni che possono essere diramate all’esterno (e potranno essere rese pubbliche solo a fine lavori) sono quelle contenute nella relazione conclusiva, che viene stilata dal presidente ma deve essere votata da tutti i membri. Quindi oggi la maggioranza si è arrogata il diritto di far uscire unicamente le informazioni che i suoi membri riterranno opportuno”.

“Noi avevamo previsto la pubblicità delle sedute, ma anche il fatto che il presidente e la maggioranza dei suoi membri potessero secretare una seduta o anche parti di esse, in modo da tutelare gli elementi che per qualche ragione non dovessero essere resi noti al pubblico. Quindi la decisione di chi oggi ha approvato l’istituzione della commissione segreta non avevano nemmeno ragione di temere che la commissione potesse mettere in difficoltà qualche personaggio”.

Luca Berto
28 Febbraio 2017 alle 19:36
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