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Rifiuti, il Gcr scrive ai Comuni savonesi: “Ecco che cos’è il Css e perché non è la soluzione migliore”

"Secondo Zero Waste e Rifiuti Zero esistono soluzioni di gran lunga migliori, da punti di vista economici ed ambientali, di recupero di materia"

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Rifiuti, il Gcr scrive ai Comuni savonesi: “Ecco che cos’è il Css e perché non è la soluzione migliore”
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Liguria. Una lettera informativa sul Css, cioè il combustibile solido secondario derivato dai rifiuti ma sottratto ai vincoli normativi dei rifiuti. E’ questo il tema della lettera aperta che il coordinamento ligure del Gcr (Gestione Corretta Rifiuti) ha inviato a tutti i Comuni della provincia di Savona e che presto arriverà nelle caselle di posta elettronica di tutti i sindaci della Liguria.

“La lettera ha lo scopo di far conoscere sinteticamente a tutti i consigli comunali liguri la realtà che si nasconde dietro la “valorizzazione energetica” dei rifiuti, esaltata da chi la ritiene una ottima soluzione al problema di gestire i rifiuti – spiegano da Gcr – In base alle esperienze studiate dalle Associazioni Zero Waste e Rifiuti Zero in Italia ed in Europa esistono invece soluzioni di gran lunga migliori, da punti di vista economici ed ambientali, di recupero di materia”.

Ecco il testo della lettera aperta.

In relazione all’accordo tra regione Liguria e consorzio Ecocarbon per definire un modello ottimale di gestione ecosostenibile del ciclo dei rifiuti, intendiamo fornire alcune informazioni.

1) Il CSS, in cui la regione vuole trasformare i rifiuti non differenziati, non viene venduto ma ceduto (smaltito), in alcuni casi gratis, in altri pagando una tariffa da 30 a 60 €/t, a centrali a carbone in Liguria, a cementifici in Piemonte, a inceneritori. Quindi il CSS non ha “mercato”, non ci sono ricavi al termine del ciclo di produzione, ma all’inizio: chi lo produce fa profitti solo perché pagato quando ritira l’indifferenziata dai gestori di raccolta dei rifiuti, quindi coi soldi dei cittadini-utenti.

2) Un impianto che produce CSS può fare solo quello, ossia vagliare frazioni secche (carta+plastica) ad elevato potere calorifico; quindi richiede per anni quantità costanti di rifiuti non differenziati: questa rigidità lo rende incompatibile con riduzione di rifiuti e crescita di RD (raccolta differenziata).

3) Ma il CSS non è l’unica, né la migliore soluzione per chiudere il ciclo: esiste un’alternativa: il recupero di materia. L’impianto che la regione vuole realizzare a Vado L. nel sito Tirreno Power per “il recupero e rigenerazione di rifiuti recuperabili”, sarebbe vantaggioso solo se flessibile, cioè progettato per recuperare materia seconda da vendere e riciclare (FABBRICA DEI MATERIALI), con attrezzature per la selezione meccanica; in seguito, quando la RD aumenta, la selezione servirà per purificare quantità crescenti di carta, plastica, metalli, vetro. Solo aumentando progressivamente la RD, si minimizza il ricorso alla discarica, creando molti nuovi posti di lavoro nel riciclo e realizzando una economia circolare.

4) La “valorizzazione energetica” dei rifiuti è fonte di profitto per una centrale termoelettrica, es Fusina (VE) o “nuovo gruppo già autorizzato VL6 di Tirreno Power” che, con pochi lavoratori, brucia CSS per produrre elettricità con incentivi statali, ma non è conveniente per i cittadini che pagano TARI (tariffa rifiuti) e bollette elettriche più salate, oltre che ammalarsi più facilmente. Infatti il CSS, è considerato, impropriamente, fonte rinnovabile di elettricità: bruciando emette CO2 e inquinanti come i combustibili fossili solidi (carbone), quindi altera il clima, danneggia la salute e non garantisce posti di lavoro.

5) Bruciando CSS nelle centrali termoelettriche, servono discariche speciali per le ceneri pesanti (un terzo) perché cariche di diossine e altri inquinanti. Bruciandolo nei cementifici le ceneri sono inglobate nel cemento, con i relativi inquinanti, quindi non vanno in discarica ma negli edifici in cui abitiamo e lavoriamo.

Concludendo, il coordinamento GCR vi invita a sostenere per il rifiuto residuo un impianto flessibile di trattamento a freddo con recupero di materia (come esiste a Este nel Veneto), per contribuire ad avvicinare in Liguria un futuro di sostenibilità economica ed ambientale

Luca Berto
23 Gennaio 2017 alle 17:33
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