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A Genova la mostra “If (but I can explain)” dell’artista albissolese Silvia Celeste Calcagno

Inaugurata il 19 gennaio, durerà fino al 19 febbraio

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A Genova la mostra “If (but I can explain)” dell’artista albissolese Silvia Celeste Calcagno
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Albissola Marina. Il Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce di Genova sta ospitando in questi giorni la mostra dell’artista albissolese Silvia Celeste Calcagno “If (but I can explain)” a cura di Alessandra Gagliano Candela. Inaugurata lo scorso 19 gennaio, terminerà il 19 febbraio.

Progetto studiato site-specific per la Project Room al primo piano del Museo, “If ( but I can explain)” presenta una nuova condizione del proprio “stare”. Partendo da un lavoro autobiografico, l’artista evoca una condizione di sospensione, in cui il corpo di donna vive o sopravvive: in una riflessione metafisica, gli oggetti del quotidiano, gli abiti, le fotografie appese al muro, diventano il racconto di una quotidianità infranta. Come nei fotogrammi di un film, vengono proposti brandelli di una vita che è stata spogliata, depauperata, violata. Un’esistenza che si interroga su quel che è stato e su quel che sarebbe potuto essere.

“È lo stato perpetuo del “sé”. Sono solo due lettere quelle che danno il titolo all’installazione: due lettere che, però, aprono a un universo di contenuti: il dubbio, l’incertezza, il pentimento, l’ipotesi. È un “sé” che guarda all’infinito quello che l’artista propone al pubblico, coinvolgendo lo spettatore in un viaggio intimo, in cui ciascuno si può riconoscere. Dopo “l’uno, nessuno e centomila” delle numerose donne protagoniste delle precedenti opere, dalle installazioni dedicate a “Rose” a quelle di “Carla” e “Interno 8”, la Calcagno supera il dramma esistenziale di una identità fragile.

silvia celeste calcagno

“If” è un’installazione composta da tre elementi: una quadreria di lastre in grès che avvolgono le pareti della Project Room, una suggestione sonora e un video. If (but I can explain) racconta un’esistenza sospesa, incompiuta. Il riferimento ideale è il Cimitero di Modena, progettato negli anni Settanta da Aldo Rossi, la soglia tra la vita e la morte, tra la realtà e il ricordo, come scrive Alessandra Gagliano Candela.

Nei suoi lavori, Silvia Celeste Calcagno fa riferimento a una dimensione autobiografica, che, tuttavia, diventa biografia di un femminile in senso ben più ampio. Esperienze, vissuti che da strettamente personali si fanno universali, per citare Angela Madesani. Un mantra, scritto dall’artista, intitolato “Could you please stop talking?” riferimento al testo di Raymond Carver accompagna lo spettatore. Recitato da una voce maschile, descrive stralci di esistenza che si concludono con la litania “Vuoi star zitto, per favore?”. Una rabbia che non eccede mai nell’ira, pur travalicando la sottile linea che separa il dolore dalla collera. A completare il percorso è un video, “Air fermé”, che riprende con telecamera fissa il paesaggio urbano da una finestra attraverso una tenda. Un filtro che registra lo scorrere del tempo, marcato dal variare delle luci, osservando i ritmi dell’esistere.

Vincitrice del 59° Premio Internazionale Faenza della Ceramica d’Arte Contemporanea, Silvia Celeste Calcagno porta avanti una ricerca, in cui il contenuto si è sviluppato in continua simbiosi con l’evoluzione tecnica, a dimostrare lo stretto legame fra concept e studio materico. La riflessione sul corpo, sull’esistenza, sulla femminilità si sposano con la fotografia e la ceramica, attraverso una interpretazione personale e innovativa, in grado di accompagnare uno dei media più antichi, la ceramica, nel mondo dell’arte contemporanea.

silvia celeste calcagno

Ogni installazione è frutto di un lungo e complesso lavoro che costituisce, esso stesso, una performance. L’artista parte da una serie di constatazioni fotografiche, scattate in modo ossessivo per ore e ore, sino al raggiungimento della totale trasposizione emotiva nello scatto. A questo punto, il passaggio alchemico: la fusione fra immagine e materia. Un percorso di ricerca che ha preso il via, ormai una decina di anni fa, dalla decalcomania per raggiungere vertici del tutto inaspettati che mettono insieme tecniche, in apparenza, incompatibili. L’immagine fotografica è impressa su impasto da grès ingobbiato a fresco e sottoposta a cotture ad alta temperatura, ottenendo un risultato che può evocare la serigrafia conservando una dinamicità e una poeticità del tutto nuove.

La mostra è accompagnata da un catalogo che documenta il progetto, pubblicato da Nomos editore, con un’intervista di Ilaria Bonacossa all’artista, testi di Alessandra Gagliano Candela e Angela Madesani. Il catalogo verrà presentato nel corso dell’esposizione.

Silvia Celeste Calcagno, nata a Genova nel 1974, vive e lavora ad Albissola. Ha esposto in importanti eventi a livello nazionale e internazionale, tra i quali ricordiamo: GNAM Galleria Nazionale Arte Moderna Roma, Biennale Internationale Contemporaine, Musée Magnelli, Vallauris, ECC 2014 Danish Prize Art, Kontakt Bornholms Kunstmuseum. È seguita da importanti gallerie italiane e ha vinto, come prima donna italiana dalla storia del concorso, il Primo Premio al 59° Faenza Prize.

Andrea Chiovelli
28 Gennaio 2017 alle 17:13
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