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Cronaca

Dieci i matrimoni “finti” nel mirino degli investigatori, nelle carte le “liti” per i soldi: “Parla con lei se no andiamo in galera” fotogallery

Nel mirino dei carabinieri e del pm Ferro le nozze celebrate in Comune a Savona, Varazze, Cairo e Casale Monferrato

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Savona. Dieci matrimoni, sette celebrati in Comune a Savona (il 19 marzo 2015, il 6 luglio 2015, il 27 gennaio 2016, il 9 aprile 2016, il 29 aprile 2016, il 26 gennaio 2016 e il 13 novembre 2016) e gli altri nei municipi di Varazze (il 31 agosto 2015), Cairo Montenotte (il 1° luglio 2016) e Casale Monferrato (il 23 settembre 2015). E’ l’elenco delle nozze “finte”, organizzate per far ottenere a cittadini extracomunitari un permesso di soggiorno, finite nel mirino dei carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Savona.

Ieri mattina l’operazione “Nozze d’oro” è sfociata nell’esecuzione di quindici misure cautelari per accuse che variano dal favoreggiamento dell’immigrazione clandestina al falso per induzione. In carcere sono finiti: Hamid Tarik, 37 anni, residente a Savona; Khadija Nasser, 49, Albenga; Hatim Elasraoui, 35, Savona; Said Assouli, 46, Cairo Montenotte, Luigi Accattatis, 62, Merana (Alessandria).

Agli arresti domiciliari sono finite le spose: Katia Grippa, 32, Eliana Pizzorno, 53; Marzia Siragusa, 46, Savona; Samuela Pesce, 28; Jennifer Maletta, 20, e sua madre Manuela Ventimiglia, 43 (che avrebbe contribuito ad organizzare il matrimonio della figlia); Lara Punta, 46, tutte abitanti a Savona; Gabriela Ewa Dlugosz, 28, Varazze; Debora Borrelli, 30, Cairo Montenotte e Giuseppina Ciceri, 28, Casale Monferrato. Sono invece state indagate a piede libero altre persone, tra cui i nove sposi e altre figure che avrebbero contribuito ad organizzare alcuni dei matrimoni finiti nel mirino degli inquirenti.

Gli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro, hanno accertato che i matrimoni erano così ben simulati che sia gli ignari ufficiali di stato civile del Comune, che gli operatori di polizia dell’ufficio immigrazione e stranieri della Questura (nel quale veniva depositato l’atto di matrimonio), sono stati tratti in inganno e indotti in errore, come ha rilevato il gip Francesco Meloni nella sua ordinanza. Tra l’altro il pm Ferro ha sottolineato la preziosa collaborazione del Questore dall’inizio di questa vicenda.

Dalle carte relative all’indagine emergono particolari curiosi, ma anche le frequenti discussioni tra gli organizzatori dei matrimoni, le “mogli” e i “mariti” inerenti a questioni di soldi (ogni matrimonio costava in media circa diecimila euro). In una conversazione Said Assouli chiama uno degli sposi, C.L., e con tono di voce arrabbiato gli chiede dov’è perché la sposa, Debora Borrelli, è venuta a cercarlo per i soldi: “In 14 anni che faccio questo tipo di lavoro non ha mai avuto problemi con nessuno mentre con voi ne ha avuti tanti”.

Nella cura degli aspetti “logistici” e burocratici, non mancano nemmeno gli escamotage per eludere i controlli della polizia municipale sulla residenza dei neo sposi e così ecco che Khadjia Nasser si accorda con Manuela Ventimiglia per far trovare in casa la figlia e il “marito”: Ventimiglia: “il ragazzo però da sabato in poi mi deve venire…venerdì sera già viene per dirti…capito?…così poi passeranno i Carabinieri capito?”. Nasser risponde che va bene e Ventimiglia prosegue: “Perfetto dalle 9 alle 10…così io sono in casa mi faccio trovare e così c’hanno tutto confermato abbiam finito…così almeno fa…fa anche tutto la questura”.

In un’altra Gabriela Ewa Dlugosz, origini polacche, abitante a Varazze, che il 31 agosto del 2015 aveva sposato A.B. reclama il suo compenso di ottomila euro per il “disturbo” perché passano i mesi e lei non ha ricevuto soldi. A.B., lo sposo, è preoccupato e chiama al telefono Hatim Elasraoui, quello dell’organizzazione che ha seguito la pratica. Ha paura che la donna vada dai carabinieri a denunciare tutto e tutti: “Vieni così parli con questa ti prego… sennò andiamo tutti e due in galera…”. Hatim:”Quando viene ne parliamo…”. A.B.: “No mi hai messo nei problemi”.

Non mancano i problemi con le spose “indecise”: fino all’ultimo sembra in forse il matrimonio previsto in Comune a Cairo Montenotte il 18 giugno 2016 che infatti poi sarà spostato al primo luglio tra Debora Borrelli e C.L. Una delle mediatrici al telefono con Said Assouli: “Digli che ti deve dare i soldi il giorno 17 sennò nessuno viene il giorno 18”. Said: ”Stai tranquilla che io so cosa faccio”.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, erano due le anime di questo business dei finti matrimoni: c’era un gruppo che si muoveva tra Savona ed Albenga composto da Nasser, titolare di un’agenzia d’affari e addirittura interprete per il Tribunale di Savona, che individuava gli sposi e li seguiva in tutto l’iter burocratico del matrimonio, e da Tarik e Elasraoui che, invece, pensavano alle spose e si occupavano dei loro pagamenti.

Tra Savona e la Valbormida, per gli investigatori, il punto di riferimento sarebbe stato invece Said Assouli che avrebbe organizzato alcuni matrimoni fittizi, assumendo anche il ruolo di testimone e interprete, seguendo con sorprendente competenza anche tutta la “pratica amministrativa” fino al rilascio del permesso di soggiorno da parte del clandestino.

Olivia Stevanin
11 Gennaio 2017 alle 10:44
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