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Lettere

Le tre giornate di Savona: il ricordo di Roberto Nicolick

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Era un pomeriggio come tanti quello di fine maggio del 1891 a Savona, l’allora centro della città era frequentato da molti passanti, soprattutto gente del popolo, pescatori, popolane con i bimbi per mano, manovali che avevano finito la giornata e che cercavano solo un bicchiere di vino dalle tante osterie che punteggiavano le viuzze.

Savona attraversava un periodo di tensioni sociali molto elevate, con una crisi industriale dell’industria siderurgica locale, tutto questo poteva fare esplodere con facilità delle violenze come infatti accadde.

L’acciottolato del centro storico, Via Pietro Giuria, Via Caboto, e l’allora Via Principe Amedeo fece da palcoscenico a degli scontri di piazza che vennero denominati i “tre giorni di Savona, sulla falsariga delle cinque giornate di Milano.

Tutto iniziò nel tardo pomeriggio del 31 marzo 1891 in una piccola osteria di Via Caboto, dove un gruppo di rudi manovali, forse un po alticci per i troppi “gotti” di vino bevuti, vennero alle mani iniziando una violenta rissa con tavoli e sedie che volavano.

In quel momento transitava nella strada una pattuglia di guardie di P.S. che richiamati dalle urla, entrarono nell’osteria e cercarono di sedare la rissa. Le uniformi di quelli che venivano con disprezzo chiamati sbirri dal popolino, non godevano di molta simpatia e la cosa scappò di mano.

Mentre i due agenti afferravano il contendente più riottoso e lo trascinavano fuori dal locale per portarlo nella adiacente caserma, un gruppo di persone li aggredì. In fondo un risultato lo avevano ottenuto le due guardie: quello di creare accordo fra la gente per coalizzarli contro di loro.

Nel parapiglia, una Guardia, Romolo Giuliani, prendeva un bel po di pugni e veniva raggiunto da una colpo di pistola alla schiena che lo faceva cadere a terra ferito.

Mentre tutti gli aggressori, si dileguavano, l’agente superstite mandava a chiamare altri suoi colleghi che arrivavano di corsa, dalla caserma di Via Pietro Giuria, ma erano pur sempre pochi per fronteggiare quella che oramai era diventata una folla di rivoltosi, la quale iniziò a circondare la caserma della polizia, la moltitudine era composta non solo da uomini e ragazzi ma anche e soprattutto da donne vocianti e molto più coraggiose degli uomini.

I disordini si spostavano nella adiacente Piazza Giulio II, mentre si spargeva la voce che, avvisati telefonicamente, stavano arrivando i Carabinieri Reali dalla Caserma Carmana, situata sulla bassa collina che dominava il porto.

Da subito i rivoltosi si organizzarono in attesa dell’arrivo dei carabinieri e cominciarono ad innalzare delle barricate in Via Giuria assediando le guardie all’interno della caserma La gente voleva bloccare l’arrivo dei militari che stavano scendendo da Via Santa Lucia per entrare nella strada che porta al centro. Giunti nell’epicentro degli scontri i Carabinieri, una compagnia circa, ingiunsero di smobilitare l’ostacolo ma vennero accolti da lanci di sassi e di altri oggetti lanciati anche dalle finestre delle case che costeggiavano la strada.

I militari attaccarono la barricata e gli scontri si frazionarono nelle vie adiacenti del centro. A questo punto il Comando militare della Piazza di Savona, chiese l’invio urgente di reparti militari di rinforzo dalla piazzaforte di Genova.

Il primo di giugno 1981 giunsero a Savona alcuni battaglioni di Bersaglieri, i primi scontri si verificarono proprio in Via giuria, dove la truppa caricò con brutalità i Savonesi, senza alcun preavviso e senza alcun riguardo per nessuno, inseguendoli per i vicoli e le strade vicine.

Quindi i bersaglieri iniziarono a rastrellare tutte le vie di Savona e procedettero assieme ai carabinieri a circa 60 arresti a cui seguiranno dei processi per direttissima.

La durezza dell’intervento militare, poteva creare ulteriori disordini, quindi il Sindaco Giobatta Cassinis di concerto con l’autorità di Pubblica Sicurezza, intervenne facendo ritirare i Carabinieri e le guardie di P.S. affidando il compito di mantenere l’ordine pubblico alle guardie di città e ai pompieri, entrambi ben visti dalla popolazione Savonese.

La rivolta terminò il 3 giugno 1981 con numerosi feriti tra i cittadini. A causa della precaria situazione di ordine pubblico e per evitare assembramenti, fu proibita la Processione del Corpus Domini e le manifestazioni per la commemorazione per la morte di Giuseppe Garibaldi.

Finivano così quei giorni, denominati le tre giornate di Savona.

Roberto Nicolick

Olivia Stevanin
17 Dicembre 2016 alle 9:17
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