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Cronaca

Morte di Riccardo Cinco, la Corte: “Non c’è legittima difesa, Gabraje ha causato lo stato di pericolo” video

I giudici dell'Assise hanno depositato i motivi della loro decisione: riconosciuto il nesso di causalità tra il pugno e la morte

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Morte di Riccardo Cinco, la Corte: “Non c’è legittima difesa, Gabraje ha causato lo stato di pericolo”
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Savona. Sono racchiusi in ventidue pagine i motivi che hanno portato, lo scorso 20 luglio, la Corte d’assise del tribunale di Savona a condannare a otto anni e sei mesi di reclusione per omicidio preterintenzionale l’albanese Sabit Gabraje, 23 anni, ritenuto responsabile della morte di Riccardo Cinco avvenuta nel novembre scorso in seguito all’aggressione subita alla Festa della Birra di Varazze, la sera dell’11 ottobre 2015.

La motivazione della scelta dei giudici si fonda su alcuni aspetti: in primis viene riconosciuto che “a prescindere dalla precisa dinamica dei fatti, pacificamente, le lesioni riportate da Cinco sono state conseguenze dell’attività violenta e dolosa dell’imputato” (ovvero il pugno sferrato da Gabraje).

L’altro aspetto fondamentale è la sussistenza del nesso di causalità (“la caduta è stata certamente conseguenza del pugno”) e, come accertato dal medico legale, anche la Corte ritiene che la morte di Cinco sia direttamente collegata con il colpo inferto mentre lo “stato di intossicazione alcolica della vittima al momento dell’aggressione ha aggravato le conseguenze lesive dell’atto, ma non può essere ricondotta ad un caso fortuito idoneo a recidere il nesso di causalità o escludere la colpevolezza di Gabraje”.

Tra i passaggi più significativi anche quello in cui si spiega perché Gabraje (anche volendo prendere per buona la versione dell’imputato) “non potrebbe invocare in alcun modo la legittima difesa: perché ha causato egli stesso lo stato di pericolo e perché aveva la possibilità, anche dopo il tentativo di Cinco di colpirlo, di andarsene senza ulteriori conseguenze”.

“Gabraje scendendo dalla macchina e avvicinandosi a Cinco ha creato una situazione di pericolo che, qualora fosse rimasto in auto, non ci sarebbe stata. Appare assai inverosimile – si legge nelle motivazioni della Corte d’Assise – che l’imputato sia sceso dall’auto ‘solo’ per rispondere verbalmente alle supposte ingiurie di Cinco potendolo fare benissimo rimando in auto: la circostanza di essere sceso dall’auto, evidenzia, al contrario proprio la volontà di passare dai modi verbali alle vie di fatto”.

La Corte osserva che Gabraje, dopo essere riuscito ad evitare l’asserito colpo del Cinco, aveva certamente la possibilità di “allontanarsi dal luogo senza pregiudizio e senza disonore. Lui, al contrario, è rimasto di fronte al suo antagonista e ha posto in essere un’attività aggressiva consistita nello sferrargli un pugno”.

Perché l’imputato possa essere “scriminato” deve reagire in maniera “proporzionata ad una situazione di pericolo attuale causato da un’offesa ingiusta a un diritto proprio o altrui”. Non basta secondo la Corte, anche ammettendo che sia vero (l’unico a fornire questa versione è proprio Gabraje) che la vittima abbia dato della poco di buono alla moglie dell’imputato invitandola a scendere dall’auto.

Non è stato nemmeno chiarito se, come ha sostenuto l’albanese, la vittima lo abbia in qualche modo aggredito per primo: “Pur non potendo ricostruire con esattezza il movimento del braccio e la sua finalità, può ritenersi che Cinco abbia gesticolato con il boccale di birra in mano prima che Gabraje lo colpisse con il pugno fatale, ma non è stato possibile accertare se si sia trattato di un gesto meramente difensivo o anche offensivo”.

Per questo “non può in alcun modo invocare la scriminante della legittima difesa né reale, né putativa, difettando il requisito della necessità della difesa, e, di conseguenza, nemmeno l’eccesso colposo di legittima difesa”.

Per quanto riguarda la concessione delle attenuanti generiche e la mancata contestazione dell’aggravante dei futili motivi, che tra l’altro è la ragione per il quale il pm Daniela Pischetola ha impugnato in Appello la sentenza, la Corte d’Assise motiva così: “La concessione delle attenuanti generiche c’è stata alla luce della giovane età, dell’incensuratezza e delle modalità della condotta, estrinsecatasi in un unico pugno le cui conseguenze dannose sono state aggravate dallo stato si ebbrezza alcolica della vittima”.

Per quanto riguarda l’aggravante dei futili motivi, la Corte ritiene che non sia stata integrata nel fatto di specie: “In relazione al reato di omicidio preterintenzionale, il motivo futile deve essere posto in relazione con l’unico fatto-reato effettivamente voluto dall’agente, ovvero, nella fattispecie in esame, quello di lesioni posto in essere con dolo dal Gabraje, e non con l’evento morte, pacificamente non voluto dall’imputato, il quale, se no risponderebbe di omicidio doloso. Tale conclusione consente, altresì, di effettuare un giudizio ragionevolmente proporzionato con la condotta, voluta, posta in essere dall’agente”.

Pur non riconoscendo l’aggravante e concedendo l’attenuante, i giudici non hanno applicato il minimo della pena possibile. Una scelta che viene spiegata così: “Gabraje non mostrato consapevolezza della gravità del proprio agire, non ha mostrato alcun segno di resipiscenza e non ha offerto nemmeno un parziale o simbolico risarcimento del danno. Pur non ritenendo sussistere l’aggravante dei futili motivi, certamente la condotta di Gabraje era ingiustificata e comunque sproporzionata rispetto all’elemento scatenante la sua aggressività”.

Tesi che la difesa (Gabraje è assistito dagli avvocati Claudio Marchisio e Dominique Bonagura) cercherà di ribaltare nel processo in Corte d’Appello. Per quanto riguarda la parte civile, la moglie e i figli di Cinco che sono assistiti dall’avvocato Paolo Nolasco (nella foto sotto), parteciperanno anche al giudizio di secondo grado, ma senza fare appello in riferimento alla pena inflitta dal tribunale di Savona.

avvocato Paolo Nolasco

L’avvocato Nolasco ha anche precisato che attenderà il giudicato della sentenza prima di intraprendere qualsiasi azione volta al recupero delle somme che l’imputato è stato condannato a rifondere ai famigliari della vittima.

Olivia Stevanin
30 Novembre 2016 alle 17:59
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  • Cronaca
  • aggressione varazze
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