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Pietra, il mistero dei bambini “in più” alla mensa scolastica: maestre costrette a dividere i pasti

Andrea Chiovelli
6 Ottobre 2016 alle 11:25
6 Ottobre 2016
Pietra, il mistero dei bambini “in più” alla mensa scolastica: maestre costrette a dividere i pasti
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Camst invia il numero di pasti pagati dal Comune, che però non corrisponde alle presenze. E ora le maestre pensano al "boicottaggio"

Pietra Ligure. Sessanta, settanta bambini in mensa, ma solo cinquanta pasti. E maestre costrette a “smezzare” piatti di pasta e a tagliare in due ricottine per tentare di sfamare tutti. E’ quanto sta accadendo nelle scuole elementari e medie di Pietra Ligure, dove dall’inizio dell’anno scolastico il momento del pranzo sta diventando un caos a causa di un fenomeno quantomeno preoccupante: la presenza in mensa di bambini “in più” rispetto al numero previsto.

Tutto è dovuto al fatto che Camst, l’azienda che garantisce il servizio, recapita in ogni scuola il numero di pasti commissionato dal Comune. Che, però, non corrisponde alle reali presenze. Il fenomeno accade, a quanto sembra, in tutte le scuole di Pietra (le elementari di via della Cornice e di viale Europa e le medie di via Oberdan), e sta assumendo dimensioni importanti: è già capitato che fossero addirittura 20 i bambini senza cibo, e solo in via della Cornice dall’inizio dell’anno ad oggi l’ammanco ha raggiunto i 100 pasti. Una situazione che espone a un rischio gli insegnanti e i dipendenti di Camst: gli adulti infatti si trovano costretti a dividere le porzioni per sfamare tutti, ma questa procedura ovviamente non è consentita dato che ogni pasto, da capitolato, deve rispettare grammature precise.

mensa

Difficile capire dove abbia origine il problema. Camst, come detto, garantisce soltanto il numero di pasti fatturato al Comune: posizione assolutamente legittima, dato che in fin dei conti parliamo di un’azienda e non di un ente di beneficenza. Da dove arrivano però i bambini “in più”? A scuola non si sa. Potrebbero essere studenti non iscritti al servizio mensa e poi “imbucati” da genitori “furbetti” (ben consapevoli del fatto che le maestre faranno l’impossibile per non lasciarli senza pasto), e allora andrebbe capito in che modo debellare un fenomeno che sarebbe sinceramente sconcertante. Oppure potrebbero essere figli di genitori in ritardo con i pagamenti, che quindi il Comune avrebbe deciso di non conteggiare: e allora verrebbe da chiedersi se sia giusto lasciare digiuni dei bambini incolpevoli o se sia più corretto, al contrario, garantire loro il pasto tentando poi di rifarsi sulle rispettive famiglie. Quale che sia la ragione, alla fine ad andare di mezzo sono loro, i piccoli, che si ritrovano a mangiare meno del previsto con tutte le conseguenze del caso.

E sono guai anche, come detto, per le maestre e le dipendenti Camst, che si trovano tra l’incudine e il martello. Da una parte l’azienda vieta loro di dividere i pasti: giustamente, dato che deve garantire per contratto certe porzioni a ogni bambino, e basterebbe un solo genitore infuriato perchè il figlio mangia meno del previsto (e di quanto regolarmente pagato) per trovarsi invischiati nei problemi. Dall’altra parte il Comune paga solo per un certo numero di bimbi e non per altri, ma le maestre e le dipendenti Camst non possono sapere per chi il pasto è pagato e per chi no. Alla fine, molto semplicemente, si trovano davanti ad un gruppo di bambini che dicono “ho fame” e aspettano di mangiare: e così si arrangiano, nonostante le regole e correndo il rischio di un richiamo disciplinare.

Le maestre hanno provato a contattare la direzione scolastica chiedendo un numero maggiore di pasti. Fino ad oggi Camst, per ovviare almeno in parte al problema, ha inviato porzioni un po’ più abbondanti, oppure qualche pasto in più che avanzava; da oggi, però, l’azienda dovrebbe iniziare a sposare una linea più rigida, limitandosi a quanto effettivamente pagato dal Comune. Una posizione, lo ripetiamo, più che legittima trattandosi di un’azienda. Ma che potrebbe avere delle conseguenze: alcune maestre, già esasperate dalla situazione, avrebbero proposto di “boicottare” la mensa rifiutandosi di servire i pasti ai bambini se non saranno in numero sufficiente per tutti. La speranza è che non si debba arrivare a tanto per risolvere il problema.

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