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L'indagine dei carabinieri

Case squillo in via Nizza e via Ponchielli, da “Yulisa” e “Tamara” clienti di ogni tipo: 60 appuntamenti al giorno e incassi da capogiro fotogallery

Olivia Stevanin
19 Ottobre 2016 alle 12:02
19 Ottobre 2016
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L'indagine dei carabinieri

Case squillo in via Nizza e via Ponchielli, da “Yulisa” e “Tamara” clienti di ogni tipo: 60 appuntamenti al giorno e incassi da capogiro fotogallery

I militari hanno monitorato per mesi l'attività "a luci rosse" nei due appartamenti: tra i clienti studenti, operai, ma anche insospettabili professionisti

I militari hanno monitorato per mesi l'attività "a luci rosse" nei due appartamenti: tra i clienti studenti, operai, ma anche insospettabili professionisti

Savona. Operazione “Le Colombiane”. Così, in riferimento alla nazionalità delle due donne finite in manette, i carabinieri del Nucleo Investigativo dei carabinieri hanno battezzato l’indagine che ha permesso di scoprire l’esistenza di due case d’appuntamenti a Savona: una in via Ponchielli e una in via Nizza.

Nei guai sono finite due sorelle colombiane, A.E.L., 45 anni, e A.E.R., di 41, che ora sono agli arresti domiciliari accusate di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Secondo i carabinieri, infatti, nei due alloggi lavoravano anche altre signore tra i 30 e i 51 anni, tutte molto belle e avvenenti, che pagavano un affitto alle sorelle. Si parla di cifre dai 30 ai 50 euro al giorni che venivano incassati dalle “gestrici” che poi trasferivano il denaro in Colombia attraverso il sistema Money Transfer.

Le indagini hanno permesso di accertare che le sorelle colombiane, che lavoravano con il nome d’arte di “Yulisa” e “Tamara”, si occupavano della parte “logistica” dell’attività: pensavano al contratto d’affitto, al pagamento delle bollette, ma anche alla “pubblicità” delle case squillo (facevano pubblicare annunci sui giornali e sulle bacheche di incontri). In ogni appartamento c’erano sempre almeno due prostitute e una delle gestrici, che si prostituiva a sua volta.

L’accusa principale verso le due arrestate, più che lo sfruttamento, è il favoreggiamento della prostituzione: dagli accertamenti investigativi infatti non sono emersi comportamenti violenti verso le squillo da parte di A.E.L. e A.E.R., che si limitavano a mettere a disposizione gli alloggi e a ritirare i soldi per l’affitto (le cui tariffe erano relativamente “basse”).

Quanto alla clientela, come accertato con le attività di monitoraggio degli uomini dell’Arma, era davvero numerosa e variegata: nelle case squillo, dalle 8 di mattina a mezzanotte, si presentavano uomini di ogni tipo, dallo studente all’operaio, ma anche volti “insospettabili”, tra cui professionisti ed anche esponenti di istituzioni pubbliche e private. Alcuni erano clienti abituali tanto che frequentavano gli appartamenti anche una volta a settimana.

Il giro d’affari era davvero imponente: i carabinieri hanno monitorato anche 60 appuntamenti al giorno per ogni alloggio, per un incasso che andava dai 50 ai 70 euro a prestazione, quindi con guadagni giornalieri che arrivavano anche a seimila euro.

Le indagini, coordinate dal pm Chiara Venturi, sono iniziate nel gennaio del 2016 dopo la segnalazione di alcuni residenti che avevano iniziato a notare uno strano via vai di uomini, a qualsiasi ora, nel portone del loro palazzo.

A quel punto sono iniziati gli appostamenti dei carabinieri in via Ponchielli che hanno permesso di individuare il primo degli appartamenti dove avvenivano gli incontri a luci rosse. Monitorando le due sorelle colombiane è stato poi individuato anche il secondo alloggio in via Nizza. Con il passare delle settimane i carabinieri hanno raccolto elementi sempre più inequivocabili che hanno poi portato il pm Venturi a chiedere l’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Maurizio Picozzi ed eseguita ieri.

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