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Calcio e scuola made in England

Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia

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Calcio e scuola made in England
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I settori giovanili dei club inglesi sono suddivisi in diverse categorie che ne definiscono il livello; l’appartenenza all’una o all’altra è determinata da una serie di fattori (servizi e condizioni finanziarie). La maggior parte dei club di Premier League si vedono assegnata la categoria 1.

L’Accademia, di norma conta sui 100/120 ragazzi e gestisce squadre che vanno dall’Under 9 all’Under 16 con ragazzi in età scolare che si allenano dalle 3 alle 6 volte a settimana a seconda dell’età. L’under 18 invece è una categoria speciale in cui i giocatori sono impegnati “full time” (Football League Youth Alliance). Altre squadre partecipano a campionati di zona, ma i risultati non vengono registrati in quanto considerati non agonistici.

Tony Mee, allenatore responsabile del settore giovanile dello Scunthorpe United (gli “Iron”) del North Lincolnshire, una società virtuosa la cui prima squadra milita in Terza Divisione, allena da tempo le squadre di ragazzi dai 12 ai 16 anni. Al coach di lungo corso, che conosce bene anche la realtà italiana, abbiamo formulato alcune interessanti domande che riguardano il non sempre idilliaco rapporto tra soccer e studio.

Mister Mee, si pratica calcio nelle scuole inglesi?
“In Inghilterra il fenomeno del calcio nelle scuole è molto radicato, così come lo sono tantissimi altri sport; esiste la cultura della pratica sportiva, anzi multi-sportiva, all’interno delle strutture scolastiche che, fortuna loro, nella maggior parte dei casi permettono di proporre ai ragazzi la pratica di diverse discipline”.

Come si pratica calcio? Con che tipo di iniziative?

“Da parecchi anni sono attivi vari progetti creati ad hoc per le scuole, grazie all’intervento qualificato delle società professionistiche. Lo si fa sia durante le ore di educazione fisica, ma anche nelle ore subito dopo le lezioni, con i cosiddetti ‘After School Club’“.

Con quale approccio e con quali obiettivi?

“L’obiettivo è cercare di includere gli studenti nella pratica dei diversi sport proposti. Per quanto riguarda il calcio ci sono due approcci: il primo è più di tipo sociale, legato al divertirsi giocando a calcio in compagnia di altri bambini e bambine, ragazzi e ragazze. Gli istruttori propongono quindi attività calibrate sulle esigenze e le potenzialità di tutti gli allievi. Il secondo approccio è più legato al calcio vero e proprio in quanto all’interno della scuola vengono selezionate le squadre che poi andranno a rappresentare l’istituto nei vari tornei inter-scolastici. In ogni caso, i ragazzi sono molto stimolati e le famiglie contente del servizio”.

Quanto è importante e sviluppato nelle scuole il calcio rispetto agli altri sport?

“È tanto importante e sviluppato quanto altri sport radicati in Gran Bretagna, come ad esempio il rugby, il cricket o il badminton (più volgarmente conosciuto da noi come ‘volano’). Ovviamente la presenza nelle scuole del Club del quartiere o della città (Arsenal-Tottenham, Chelsea-Fulham, West Ham-Millwall, Manchester United-Manchester City, Liverpool-Everton) permette al calcio di avere un po più di importanza evisibilità rispetto agli altri sport. Resta comunque il fatto che non c’è una predilezione sfrenata per il calcio”.

Con quale personale e con quali risultati si pratica calcio?

“Il personale è qualificato, sono ragazzi e ragazze che concludono il percorso UK di Scienze Motorie per diventare ‘PE Teacher’ (insegnante di educazione fisica) oppure allenatori professionisti che lavorano nei dipartimenti ‘In the Community’ dei club oppure che hanno conseguito i vari patentini per allenare altri sport. Poi spesso interventono i campioni : ad esempio all’Arsenal, si ricordano ancora visite e incontri con giocatori affermati (come Bacary Sagna, Theo Walcott e Emmanuel Adebayor) con progetti carini (vedi Sagna che fece lezioni tecniche abbinate alla lingua francese) ed altri momenti con bambini e senzatetto a sfondo solidale”.

Veniamo alla nota dolente. In Italia invece la sensazione nitida è che il calcio sia visto come un “nemico”, un “fastidio”…

“Niente di più vero! Solo l’idea di proporre calcio nelle scuole fa rabbrividire responsabili e insegnanti perché considerato uno sport ‘da ignorante’ e ‘traumatico’, i bambini si fanno male, c’è troppo contatto fisico, eccetera, sono frasi che abbiamo sentito dire un sacco di volte dai professori! Comunque, quello che non si riesce a capire è che la pratica di un’attività sportiva fatta in modo serio, con dei progetti strutturati, magari legati anche a eventi particolari o alle varie società professionistiche, dà dei valori ai bambini/bambine-ragazzi/ragazze, delle opportunità, delle regole e degli insegnamenti che oramai si non ricevono più da altre parti. Dall’esperienza all’interno delle scuole inglesi, tra l’altro, si può tranquillamente dire che molto spesso sono le bambine quelle più entusiaste di giocare a calcio, nella propria scuola, con un eventuale ‘allenatore’ di una società professionistica che le segue e le fa divertire”.

Christian Galfrè
5 Ottobre 2016 alle 14:54
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