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Cronaca

Arrestati per spaccio, “La droga era mia, lui lo stavo solo ospitando”: si prende tutta la responsabilità e scagiona l’amico

Le manette erano scattate dopo un blitz in un appartamemto di via cadorna: i carabinieri hanno sequestrato 35 grammi di cocaina, cinque di eroina e sei di hashish

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Arrestati per spaccio, “La droga era mia, lui lo stavo solo ospitando”: si prende tutta la responsabilità e scagiona l’amico
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Savona. “La cocaina era tutta mia e anche l’hashish. Lui l’ho conosciuto per strada, gli ho offerto ospitalità ed era a casa mia da un giorno”. Si è addossato tutte le responsabilità Rami Trabelsi, 27 anni, uno dei due tunisini che ieri sera sono stati arrestati con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio dai carabinieri del Nucleo operativo e Radiomobile della Compagnia di Savona.

La “confessione” del nordafricano, difeso dall’avvocato Rocco Varaglioti, è arrivata nel corso del processo per direttissima celebrato questa mattina in tribunale. Trabelsi ha voluto prendere la parola per scagionare il connazionale Mohamed Alì Agbi, 28 anni, che i militari hanno trovato insieme a lui nell’appartamento di via Cadorna, nel quartiere di Legino, dove è scattato il blitz antidroga.

Anche Agbi, che è difeso dall’avvocato Antonio Falchero, ha confermato che con lo spaccio di droga non c’entrava nulla: “Sono arrivato a Savona il 30 settembre e qualche giorno fa dei connazionali mi hanno aggredito in piazza del Popolo (un episodio che il tunisino effettivamente ha denunciato in Questura) e sono stato in ospedale. Quando sono uscito ho conosciuto Rami che mi ha offerto ospitalità ed ho accettato. Io con me avevo dell’eroina che avevo comprato per uso personale”.

Versioni che contrastano con la ricostruzione dei carabinieri secondo cui entrambi i nordafricani erano invece coinvolti nel giro di spaccio come dimostrerebbe l’aggressione subita da Agbi che, secondo gli investigatori, è riconducibile a persone coinvolte nell’attività di spaccio. Secondo gli accertamenti degli uomini dell’Arma, Trabelsi veniva contattatato dai clienti attravarso un’utenza cellulare, trovata nell’appartamento, per concordare un appuntamento. Il pusher aspettava poi gli acquirenti nell’alloggio di via Cadorna nel quale, oltre a trentacinque grammi di cocaina, cinque grammi di eroina e sei grammi di hashish, sono stati trovati anche 1430 euro in contanti ritenuti il provente dell’attività illecita.

L’arresto dei due tunisini è scattato proprio al termine di una cessione di cocaina: i carabinieri si sono insospettiti quando hanno notato un uomo entrare nel portone e uscire poco dopo e così hanno deciso di perquisirlo. Un’intuizione che ha permesso di accertare che aveva appena consumato una dose di polvere bianca. A quel punto i militari hanno fatto scattare il blitz nell’appartamento dove c’erano Trabelsi e Agbi, ma anche lo stupefacente.

Alla luce degli elementi raccolti dagli inquirenti il pm ha chiesto la convalida di entrambi gli arresti e la custodia in carcere per tutti e due gli imputati. Sulla misura cautelare l’avvocato Falchero, difensore di Agbi, si è opposto sottolineando come, alla luce delle dichiarazioni degli imputati, per il suo assistito non sussistesse l’esigenza della detenzione in carcere. Una tesi che è stata accolta dal giudice che ha deciso di applicare nei confronti di Agbi il divieto di dimora nel Comune di Savona, mentre Trabelsi dovrà andare in cella. Il processo, vista la richiesta di temini a difesa, riprenderà il prossimo 14 ottobre.

Olivia Stevanin
7 Ottobre 2016 alle 16:39
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  • spaccio
  • Savona

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