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Il campione che fece del calcio piazzato il proprio “marchio di fabbrica”

Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia

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Il campione che fece del calcio piazzato il proprio “marchio di fabbrica”
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L’ex centrocampista di Atalanta, Verona e Juventus, Marino Magrin (classe 1959) ospite d’onore al Torneo Fiore del Baldo svoltosi a Brentonico dal 31 agosto al 4 settembre, dopo aver adempiuto con la sua tradizionale disponibilità ed irresistibile simpatia alla cerimonia della premiazione, ci ha regalato una breve intervista che ancora una volta ha messo in luce l’enorme competenza ed il grande bagaglio umano del personaggio. Questa è stata la nostra domanda d’esordio:

“Mister che effetto le ha fatto aver appena visto vincere i ragazzi 2005 dell’Atalanta?”
Sono colori speciali per me e non nascondo che mi piacerebbe tornare ad allenare le giovanili nerazzurre a Zingonia dove ho lasciato una parte di cuore. Ho smesso di giocare a Bergamo nel lontano 87, ma il mio feeling con la squadra e con la città non è mai venuto meno(che emozione quando dalle Mura i tifosi hanno srotolato la mia maglia numero otto : ogni volta mi commuovo quando la gente mi manifesta la sua stima). Fino al 2007 ho lavorato nella «cantera” di Favini che si ispirava alla scuola di Bonifacio e conoscendo l’ambiente sono convinto che potrei stare benissimo all’interno di questo nuovo gruppo.
“Di cosa si sta occupando in questo periodo?”
Allenare è il mio mestiere ed è quello che ho fatto dopo che ho appeso le scarpette al chiodo. Dopo la mia lunga esperienza con i baby della Dea, ho avuto l’onore di guidare anche la squadra dei Giovanissimi B del Milan. Ora mi occupo sempre di settori giovanili e seguo mio figlio Michele che milita in serie D tra le fila della Virtus Bergamo dopo aver vinto l’anno scorso il campionato con lo Sporting Bellinzago.
“Che impressione si è fatto dell’Atalanta di Gasperini?”
Non ho dubbi che saprà essere competitiva in quanto ritengo che Gabriele Zamagna sia uno tra i migliori direttori sportivi in circolazione. Gasperini poi non lo scopro certo io visti i grandi risultati che ha conquistato con il Genoa attraverso il gioco. Il prestigio del presidente Percassi completa infine il quadro.
“Chi prenderebbe per il prossimo calciomercato?” 
Tutti i giocatori che amano il colore della maglia. Forse è un po’ utopistico o amarcord, ma vorrei tanto che si tornasse all’accordo sancito da una stretta di mano, al calcio con più valori etici».
“Vabbé. Ci sarà pur qualcuno che vorrebbe : magari un centrocampista capace di fare di tutto. Ce ne sono a suo parere in circolazione?”
 
Direi Marchisio. È un gran numero 8, corre, fa pressing, difende e offende. Si può stare tranquilli con uno così di fianco. E poi proprio oggi ho avuto il piacere di premiare quale miglior giocatore del torneo (vedi foto sottoriportata) l’atalantino Alberto Manzoni un talentino di cui sono certo che sentirete parlarne in futuro ad altissimi livelli.
“A proposito: è nato centrocampista?”
Da ragazzino Adoravo Rivera ed ero milanista (che derby in casa con mio fratello Adriano che è interista). Di lì la mia passione per quel ruolo.
“Ci può narrare la sua carriera?”
Ho esordito in III categoria alla Casonense, poi in Serie D al Montebelluna. A Bergamo sono arrivato dal Mantova. Eravamo in C e in 3 anni siamo arrivati in A. Ricordo la finale di Coppa Italia Atalanta-Parma, quello di Sacchi. Vincemmo noi con un mio gol di testa. Arrigo a fine partita mi disse che mi avrebbe portato al Milan e Trap all’Inter. Finii alla Juve.
“Lì divenne amico del capitano Gaetano Scirea.”
Un grande giocatore (partito come me dall’Atalanta) e soprattutto un grande uomo. Era straordinario e mi aiutò parecchio a inserirmi a Torino. La Juve è una grande società che non dimentica: mi hanno chiamato l’8 settembre 2011 alla presentazione dello Juventus Stadium…
“Platini diceva di lei: è più bravo di me.” 
Lui amava sempre fare battute.
“Ci svela il segreto delle sue imparabili punizioni?”
Ho incominciato nel Bassano Virtus in D, avevo 16 anni. Tiravo a “foglia morta”e mi allenavo d’inverno nel gelo fino alle 8 di sera. Poi all’Atalanta grazie a Ottavio Bianchi ho dato potenza al tiro quando tiravo 3-4 metri fuori area, dando un certo giro di piede al pallone. E la mettevo.

“Tornando alla sua esperienza nel Milan : quale ricordo conserva della sua opera da istruttore dei Pulcini 2004?”

Devo intanto ringraziare Mauro Bianchessi e Angelo Carbone che hanno avuto fiducia in me. Li ho allenati in forte sinergia insieme con Simone Baldo e con la collaborazione della fisioterapista Nicole Mantovanelli (se posso permettermi, quasi una seconda mamma per i bimbi) portando avanti un grosso lavoro già intrapreso da Biffi e Sorgato, perfezionando i fondamentali e insegnando qualche nozione di gioco di squadra. Devo dire che i ragazzi ci hanno dato delle grandi soddisfazioni specie sfoggiando un bel gioco di squadra che è la naturale conseguenza del miglioramento individuale dei ragazzi, che hanno collaborato con la loro fantasia, magari, cercando di emulare le giocate dei più grandi.
“Ci spiega più nello specifico i principi della cantera rossonera?” 
I piccoli milanisti vengono da arruolati da ogni parte della Lombardia e anche dalla confinante provincia di Novara. Nel loro sguardo sono impressi ancora lo stupore e la meraviglia di un’avventura che sta per compiersi quando arrivano in rossonero: ogni allenamento, ogni gara, ogni minuto passato al Centro Sportivo Vismara per loro è un nuovo passo che vivono, come è giusto che sia alla loro età, con una gioia particolare. Sono pieni di talento, dai portieri agli attaccanti e vengono scelti per le loro qualità tecniche e caratteriali (un aspetto, quest’ultimo che sarà molto importante per il loro cammino.

“Quali sono i suoi punti fermi sulla formazione calcistica dei giovani?”

Cerco di crescere i ragazzi abituandoli a gestire nel migliore dei modi la palla, in modo che in partita la squadra mantenga il più possibile il possesso. Crescere un talento però non significa solo insegnare calcio, ma è un lavoro che ha l’obiettivo come detto di formare uomini e quindi non va assolutamente trascurato l’aspetto comportamentale. Guarda sicuramente la tecnica individuale del bambino ma anche la sua partecipazione al gioco, il suo coraggio.

“Ci dia un suo commento sul lavoro dell’allenatore in una categoria così speciale come quella dei Pulcini.”

Devi fare l’istruttore di calcio, ma soprattutto devi metterti al livello del bambino capendo le sue problematiche, la sua evoluzione non solo fisica ma anche psicologica. Bisogna essere attentissimi a tutto, cercando di non lasciare nulla al caso, e saper affrontare tutti i problemi che si presentano a quest’età. I ragazzini portano dentro di sé entusiasmo, tanta allegria e una quantità incredibile di gioia. Un buon allenatore deve saper canalizzare tutte queste energie positive in campo, coltivando la creatività unica di ogni bambino. Ma sarebbe riduttivo parlare solo di campo, la differenza si fa nello spogliatoio, prima e dopo le gare, durante i tornei. Grazie allo sport possiamo lavorare, su alcuni valori che li aiuteranno nella vita come l’aggregazione, il rispetto, la sana competizione, la passione, il saper vincere e accettare le sconfitte.
“Programmi per il futuro prossimo?”

Vivo un momento intenso ma che che considero di transizione. Passare da società del calibro di Atalanta e Milan alle pur degnissime realtà dilettantistiche non è facile, ma si sa come vanno queste cose, un giorno ci sei e quello dopo, di punto in bianco, cambiano i programmi a cui ti eri legato. Adesso seguo con cura la mia scuola calcio a Torre Boldone e coordino gli allenatori del Frassati Ranica in attesa di una chiamata. Sono sincero, qualche telefonata interessante mi  è arrivata, ma vorrei qualche categoria superiore o settori giovanili importanti : sarebbe bello giungesse una proposta all’altezza.

Christian Galfrè
27 Settembre 2016 alle 13:48
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