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Regione, i lavoratori del trasporto lasciati fuori dal consiglio: opposizione abbandona aula per protesta

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Regione, i lavoratori del trasporto lasciati fuori dal consiglio: opposizione abbandona aula per protesta
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Liguria. L’opposizione lascia l’aula per protesta contro la decisione della maggioranza di impedire l’ingresso a una decina di lavoratori oltre alla delegazione individuata con i nominativi dei sindacalisti consegnati alla presidenza del consiglio. Sulla presenza dei lavoratori sugli spalti questa mattina è scoppiata una vera e propria bagarre tra maggioranza, giunta e opposizione. Al loro fianco sugli spalti sono saliti i capigruppo Pd e Rete a Sinistra Raffaella Paita e Giovanni Pastorino.

Il primo a intervenire è stato Marco De Ferrari del Movimento 5 Stelle, che ha esordito illustrando la sua relazione di minoranza: “Il servizio di trasporto pubblico deve rimanere tale, sia nella gestione sia nelle risorse – ha detto – come del resto hanno ribadito gli italiani attraverso il referendum del 2011”.

Secondo De Ferrari “il trasporto è prima di tutto un servizio sociale. Il consigliere ha rilevato che in Liguria gli autobus hanno una media di circa 15 anni e che sono altamente inquinanti. Diciamo un secco no – ha aggiunto – a ogni legge regionale che riduca il benessere di cittadini e lavoratori, introducendo addirittura condizioni di indirizzo verso la privatizzazione del sistema. Crediamo che accanto al servizio di trasporto pubblico locale debba essere mantenuto l’unico principio possibile: il trasporto sociale”.

“Secondo il consigliere sarebbe stato opportuno accogliere le richieste di alcune sigle sindacali e dei rappresentanti delle aziende liguri di trasporto che chiedevano di rinviare l’approvazione a settembre, aspettando così l’approvazione del decreto del ministro Madia, oppure a dicembre, cioè dopo la sentenza della Corte costituzionale sugli articoli che l’attuale disegno di legge intende modificare”.

De Ferrari ha chiesto che “la clausola sociale sia esplicitata chiaramente nel bando di gara aggiungendo, in ogni caso, l’applicazione del contratto più favorevole al lavoratore”.
Secondo il consigliere è necessario, inoltre, porre un vincolo alle subconcessioni. De Ferrari, infine, ritiene opportuno, per limitare i disagi dei lavoratori, che nella legge sia inserita anche una garanzia occupazionale riferita al deposito di residenza e non solo al bacino di residenza.

Dopo l’intervento, è scoppiata la bagarre. A intervenire è stato il governatore della Liguria Giovanni Toti: “Bisogna garantire che il consiglio possa svolgere il suo lavoro su un provvedimento, che piaccia o non piaccia, l’amministrazione intende portare avanti senza il rischio che un’assemblea democratica venga interrotta di continuo. Le legittime manifestazioni di dissenso non possono sfociare in disturbo dell’assemblea democratica. Bisogna garantire che il dibattito e il voto avvengano in piena libertà, serenità e pacatezza, per non essere costretti ad interrompere i lavori di un’assemblea che costa molto ai liguri. Non è un consiglio a porte chiuse, ma con un contingentamento degli ingressi come tutti quelli convocati questa settimana in cui dobbiamo discutere e approvare leggi necessarie in tempi rapidi per il buon governo della Regione: Alisa, commercio, Tpl. Al di là ogni legittima manifestazione dissenso”.

Il presidente del consiglio regionale Francesco Bruzzone ad un certo punto è stato costretto a sospendere i lavori a causa della bagarre scoppiata in aula tra maggioranza e opposizione con urla, grida, consiglieri in piedi e continue richieste d’intervento e interruzioni. Bruzzone ha rilevato che, a norma di regolamento, è suo compito garantire il corretto svolgimento delle sedute e ha ricordato che nei giorni scorsi è stato costretto a interrompere il consiglio più volte in seguito alle intemperanze del pubblico. Il presidente ha sottolineato, inoltre, che anche alcuni consiglieri di minoranza gli avevano chiesto di garantire il regolare andamento dei lavori in aula.

Poi la discussione è ripresa. Dopo un breve dibattito a cui hanno partecipato Giovanni Barbagallo e Raffaella Paita del Pd, Francesco Battistini (Mov5Stelle), Giovanni Pastorino (Rete a Sinistra) e Angelo Vaccarezza (FI), il consiglio ha respinto con 16 voti contrari della maggioranza di centro destra (la minoranza per protesta non ha votato) la richiesta di fare assistere alcuni lavoratori. A questo punto i consiglieri di minoranza, dopo gli interventi nel merito di Giovanni Lunardon, Raffaella Paita e Fabio Tosi, hanno lasciato compitamente l’aula in segno di protesta. La discussione prosegue con la sola maggioranza. A questo punto la legge che modifica la legge 33/2013 sul Tpl dovrebbe essere rapidamente approvata.

I consiglieri del Pd hanno chiosato: “Toti continua a scappare per evitare il confronto democratico con i cittadini. Anche oggi i lavoratori del tpl sono stati confinati dentro una stanzetta con un televisore, per sua espressa decisione, senza che ne fossero informati l’ufficio di presidenza e i capigruppo del consiglio. Una decisione antidemocratica, l’ennesimo attacco alla libertà di partecipazione dei cittadini ai lavori delle istituzioni. Toti sta militarizzando l’aula; il consiglio regionale dovrebbe essere un momento di democrazia, non una reggia inespugnabile. Di cosa ha paura il governatore?”

“Dopo averci riflettuto a lungo – dicono gli esponenti del M5S – abbiamo deciso di abbandonare l’aula perché non possiamo accettare che un provvedimento importante, decisivo, come quello sul Tpl, sia discusso e approvato nel segreto del palazzo, senza la minima forma di partecipazione democratica e in assenza dei veri diretti interessati dal decreto, ovvero i lavoratori. Siamo di fronte a una vera e propria sospensione dei diritti democratici da parte di Toti e la sua Giunta, allergici ad ogni forma di dissenso (anche pacifico), timorosi o incapaci di sostenere le proprie idee di fronte a chi la pensa diversamente”.

“Toti ha voluto a tutti i costi anticipare ad oggi con una notevole forzatura, nonostante tutte le sigle sindacali e i lavoratori chiedessero di posticiparlo a settembre-ottobre, aspettando il decreto Madia e l’esito del ricorso alla Corte Costituzionale che potrebbero modificare alla radice gli scenari del Tpl. La realtà – sottolinea il M5S – è che, come si era già capito in commissione, Toti non voleva ascoltare i lavoratori né studiare la possibilità di mantenere il bacino unico. Evidentemente l’unico vero interesse della Giunta è quella di difendere le solite lobby di cui sono i principali referenti”.

“L’andamento del consiglio di oggi rappresenta un pericoloso precedente per il futuro di questa istituzione, nelle mani di una Giunta che preferisce trincerarsi nel palazzo piuttosto che confrontarsi con i lavoratori – conclude il M5S – Se questa è l’idea di partecipazione e democrazia di Toti, si approverà il decreto da solo con i propri accoliti, come un satrapo triste e solitario, ormai definitivamente scollato dalla realtà”.

Il consigliere regionale di Rete a Sinistra Gianni Pastorino ha detto: “La modifica della legge sul trasporto pubblico locale è una straordinaria occasione persa per intervenire concretamente su un sistema in profonda crisi. Si poteva superare lo scenario delineato dalla precedente legislatura, realizzando finalmente quell’integrazione ferro/gomma auspicata a più voci, ma a tutt’oggi assente. Non contenti di tutto ciò, il presidente Toti e la giunta decidono di forzare i tempi dell’approvazione, impedendo alle rappresentanze sindacali, regolarmente accreditate per assistere ai lavori consiliari, di partecipare attivamente alla seduta. E’ vergognoso che si impedisca ai lavoratori del Tpl di portare il loro contributo. Questa non è democrazia”.

Luca Berto
29 Luglio 2016 alle 16:03
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