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Criticità

Bombardier, i sindacati sulle barricate: “Serve un’alternativa ai licenziamenti” fotogallery

Luca Berto
29 Luglio 2016 alle 15:04
29 Luglio 2016
Bombardier, i sindacati sulle barricate: “Serve un’alternativa ai licenziamenti”
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"L'azienda deve portare a Vado carichi di lavoro attualmente svolti in altri siti produttivi e nuove commesse"

Vado Ligure. Soltanto 120 mila ore di lavoro nel corso di tutto il prossimo anno, cioè la metà di quelle attuali, che comporteranno il licenziamento collettivo di 106 lavoratori dello stabilimento. E’ questa la situazione che stamattina le segreterie di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil hanno presentato ai dipendenti della Bombardier di Vado Ligure riunitisi in assemblea.

Il quadro è emerso nel corso del tavolo tenutosi ieri al ministero per lo sviluppo economico: “L’azienda – spiegano i sindacati – ha confermato, nonostante la criticità della situazione, l’intenzione di mantenere il sito produttivo di Vado Ligure, ribadendo però la prospettiva delle 120 mila ore di carico di lavoro per il 2017 (la metà dei carichi necessari per l’attuale dimensionamento occupazionale), motivo per cui è stata aperta la procedura di licenziamento collettivo per 106 lavoratori”.

Sindacati ed Rsu hanno dichiarato inaccettabile la procedura di mobilità aperta unilateralmente dall’azienda ed hanno proposto di “aprire un percorso alternativo in grado di affrontare le difficoltà del momento senza ricorrere a licenziamenti. Questo percorso deve coniugare una maggiore attenzione del gruppo verso lo stabilimento di Vado Ligure con il ricorso ad un ammortizzatore sociale di tipo conservativo (cassa integrazione straordinaria). Abbiamo intenzione di affrontare la vertenza in modo propositivo avendo presente la necessità di salvaguardare i livelli occupazionali ed il patrimonio di competenze e di professionalità rappresentato dallo stabilimento di Vado Ligure. Al tempo stesso chiediamo un forte intervento da parte dell’azienda per portare sul nostro territorio carichi di lavoro attualmente svolti in altri siti produttivi inerenti la produzione già svolta nello stabilimento di Vado Ligure nonché eventuali nuovi carichi di lavoro”.

Anche grazie all’intervento del vice ministro dello sviluppo economico Teresa Bellanova e del dirigente del ministero stesso. Giampiero Castagno, l’azienda ha accettato di verificare il primo agosto presso il ministero del lavoro la possibilità di attivare un ammortizzatore sociale di tipo conservativo (cassa integrazione straordinaria). Pertanto l’incontro del 3 agosto presso l’Unione Industriale di Savona per l’esame congiunto della procedura di mobilità è rinviato: “Ci aggiorneremo in tempi brevissimi per verificare la possibilità di concretizzare una soluzione differente rispetto a quella prospettata unilateralmente dall’azienda – dicono i sindacati – Pertanto, anche se non è stata sospesa la procedura di licenziamento attivata il 21 luglio, riteniamo positivo che l’azienda abbia accettato di verificare la fattibilità del percorso proposto per scongiurare l’ennesimo dramma occupazionale che colpirebbe un territorio già duramente provato dalla crisi”.

Il confronto a Roma ha fatto emergere la necessità di superare un momento di incertezza e di rallentamento produttivo dell’azienda traguardando alcune opportunità lavorative che si prospetterebbero, gradualmente nel corso del 2017 e con ricadute significative a partire dal 2018, nella produzione di locomotive cargo e treni regionali.

“Trattandosi pertanto di una situazione contingente e di una azienda sana – dichiara Christian Venzano, segretario regionale della Fim-Cisgl – è necessario mantenere agganciate all’azienda le professionalità che hanno permesso grandi risultati nel corso degli anni in attesa dell’aumento dei volumi produttivi. Per questo motivo si sta lavorando, grazie alla collaborazione dei ministeri competenti, ad una soluzione composita che preveda un utilizzo oculato di ammortizzatori sociali conservativi che evitino i licenziamenti da parte dell’azienda ovvero che ne mitighino gli effetti. Chiediamo che il piano industriale preveda soprattutto investimenti ed azioni utili a favorire nuove opportunità produttive”.

Simone Pesce, segretario confederale della Cisl di Imperia e Savona, aggiunge: “Abbiamo bisogno che le aziende sane e con produzioni di eccellenza continuino a credere anche nei momenti più difficili nelle potenzialità del nostro territorio e nelle professionalità che esso sa esprimere. La richiesta di riconoscimento di area di crisi industriale complessa che si sta perfezionando in questi giorni per la provincia di Savona può e deve aiutare le imprese a superare le difficoltà ma soprattutto a richiamare investimenti e rilanciare il tessuto produttivo locale”.

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