
Alassio. L’8 settembre di un anno fa era finito in manette con la gravissima accusa di maltrattamenti e lesioni verso la moglie. Per i successivi cinque mesi era anche rimasto detenuto (prima in carcere e poi ai domiciliari). Questa mattina però il processo che vedeva a giudizio un trentasettenne bengalese, J.M.A., si è chiuso con una sentenza di assoluzione “perché il fatto non sussiste”.
Nel corso del dibattimento, infatti, il quadro accusatorio che veniva contestato all’uomo si è notevolmente ridimensionato. In particolare è stato accertato che l’episodio, un pugno in faccia secondo l’accusa, per il quale erano scattate le manette era meno grave di quanto ipotizzato.
Grazie alle testimonianze è emerso che, effettivamente, al culmine di un violento diverbio con la moglie, J.M.A. l’aveva colpita con uno schiaffo, ma la prognosi di 25 giorni con la quale la donna era stata dimessa dall’ospedale si è rivelata troppo pessimistica: dopo qualche giorno infatti le condizioni della signora erano sensibilmente migliorate. Per questo, in assenza della querela della moglie, sua coetanea e connazionale, il giudice ha pronunciato una sentenza di non luogo a procedere nei confronti del bengalese, che era assistito dall’avvocato Francesca Aschero.
Per quanto riguarda i maltrattamenti, i carabinieri ipotizzavano che i comportamenti violenti del marito nei confronti della moglie e della figlia andassero avanti da tre anni. Un’accusa che non è stata confermata dalla donna che, tra l’altro, adesso sta felicemente continuando la sua relazione con il marito.