
La nona sinfonia… bianconera, al Torneo di Viareggio: ebbene sì, successo numero 9 nella storia della Juventus in Versilia, per alzare la Coppa Carnevale serve uno spettacolare 3-2 contro un Palermo che cercava la prima vittoria in questo torneo e che, comunque, ha offerto spettacolo rendendo durissima la vita alle zebre.
Presenti 2500 spettatori, segnale che la Viareggio Cup riesce ancora a catturare consensi ed interesse. Bandiere rosanero e bianconere, l’inno d’Italia ed il lungo applauso alle due squadre: per Juventus e Palermo, comunque, è una chiamata epica.
C’è Fabio Paratici in tribuna, l’uomo che con Marotta, al suo arrivo alla corte degli Agnelli, gettò le basi della squadra che oggi ha sollevato al cielo la Coppa Carnevale. C’è Fabio Grosso in panchina, allenatore emergente e di grandi prospettive che ha saputo lavorare bene su una rosa già molto competitiva. Il suo sembra il classico progetto del destino: è arrivato in finale attraverso quei rigori che già gli furono dolcissimi ormai dieci anni fa in Germania contro la Francia; è arrivato ed ha trovato il Palermo la società con cui si guadagnò la convocazione per quel Mondiale. La sua squadra, era data da tutti come la favorita per la vittoria.
E infatti è proprio la Juve che è partita meglio chiudendo il Palermo nella sua metà campo e non lasciando spazi. E’ bastato un quarto d’ora alla squadra di Grosso per trovare il vantaggio: stop e dribbling di Kastanos, poi il sinistro che batte Marson per la prima gioia bianconera. Il Palermo prova a scuotersi, lo fa cercando i suoi talenti più importanti: Lo Faso e La Gumina.Quasi a sorpresa, ecco il pareggio rosanero: minuto 28, Del Favero respinge corto e proprio La Gumina, con l’ottavo gol nel torneo, mette la firma sull’1-1. Bosi, tutta e felpa col cappuccio, applaude e suona la carica, Grosso, mani nelle tasche del suo abito, guarda i suoi e poi li incita. Serve, perché dopo poco il Palermo sfiora il 2-1 con Lo Faso. Ma non è finita: al 33′ Macek va giù per fallo di Giuliano, è rigore. Vadalà, il talento argentino che proprio Paratici aveva portato in bianconero nell’affare Tevez, segna ed esulta: di nuovo, vantaggio Juve. Intervallo? Macché: tre minuti ed altro rigore, stavolta per il Palermo. Batte La Gumina e… doppietta, nono gol nel Viareggio e 2-2. Un primo tempo spettacolare.
Nel secondo ci provano tutte e due: prima la Juventus, poi il Palermo che chiede un altro rigore con La Gumina (simulazione, ammonito). Le squadre si aprono e il pubblico si diverte, eccome.Bosi urla dalla panchina, e funziona: perché per tanti minuti i suoi ragazzi sono più pericolosi di quelli di Grosso. Poi, la reazione bianconera: doppia occasione, doppio miracolo di Marson. Ma pochi secondi dopo Di Massimo va giù in area e, tra tante polemiche, è ancora rigore per la Juventus: lui e Vadalà litigano per chi deve battere, vince l’ex Avezzano che tira e… segna, per il 3-2 della Juventus. E Grosso esulta in panchina, ancora spinto da quei rigori così dolci nei suoi ricordi.
Basta così: Valeri fischia la fine, la gioia bianconera esplode in campo ed in tribuna. Sorride Paratici, corre Grosso per il suo primo trofeo da allenatore, saltano i loro talenti: il Viareggio 2016 va alla Juventus, che raggiunge così il Milan a quota 9 trionfi. Ma gli applausi dello Stadio dei Pini vanno anche ad un Palermo che reclama anche un rigore nel finale e che, fino alla fine, ha divertito eccome. Come i tanti, tantissimi gioielli in vetrina in quello che è stato un bellissimo torneo.