
Cairo M. Un presunto debito di droga e poi le richieste di denaro, ripetute, e condite con le minacce, a volte verbali, a volte al telefono e, in un caso, anche mostrando una pistola. E’ in questo contesto che, dopo la denuncia di un trentaduenne italiano, due persone, Emirjan Bajraktari e Florjan Gjoca, entrambi trentenni di nazionalità albanese e residenti rispettivamente a Cairo e Cuneo, erano finiti a giudizio con l’accusa di estorsione aggravata. Secondo la Procura, tra il gennaio 2010 e il febbraio 2013, gli imputati si erano fatti consegnare circa 35 mila euro.
Questa mattina però, dopo che il pm aveva chiesto per loro una condanna a sei anni e mezzo di reclusione, Bajraktari e Florjan sono stati assolti perché il fatto non sussiste dal collegio del tribunale di Savona. I due imputati hanno sempre respinto ogni accusa, in particolare quella di aver minacciato con un’arma la presunta vittima (che si era costituita parte civile nel processo).
In particolare la difesa di Bajraktari, che era assistito dagli avvocati Amedeo Caratti e Massimo Badella, ha sostenuto che, effettivamente, delle richieste di denaro da parte del loro cliente c’erano state, ma perché si trattava di debiti di lavoro. “La droga non c’entrava nulla. Il mio assistito ha chiesto in alcune occasioni dei soldi perché aveva lavorato insieme alla presunta vittima che non gli aveva pagato alcune somme” ha precisato l’avvocato Badella.
Nel corso del processo, da alcune testimonianze, è emerso che l’uomo che aveva denunciato i due albanesi aveva qualche problema economico legato al vizio del gioco. Un particolare che, secondo i difensori degli imputati, potrebbe aver giocato un ruolo determinante nella vicenda: la presunta vittima dell’estorsione infatti avrebbe usato la “scusa” dell’estorsione per giustificare in famiglia alcuni ammanchi di denaro. Una tesi che, evidentemente, deve aver convinto anche i giudici che hanno assolto i due imputati.