
Pietra L. Dopo l’attacco della minoranza sull’applicazione del nuovo Piano Casa a Pietra Ligure è arrivata nel pomeriggio la precisazione dell’assessore comunale all’urbanistica Francesco Amandola: “Il piano casa non consente di creare nuovi volumi dal nulla, non attribuisce un indice edificatorio a terreni inedificabili, ma consente di recuperare volumi già esistenti attraverso una impostazione che incentiva, mediante una premialità volumetrica, la demolizione di edifici incongrui o in aree a rischio, alluvionale ed idrogeologico, ed il loro eventuale trasferimento in aree prive di queste criticità”.
“E’ evidente che questa impostazione determina una sostanziale miglioria dell’assetto idrogeologico del territorio, infatti la delocalizzazione di un volume non avviene mai ricostruendolo in una zona di salvaguardia ambientale (zone agricole e/o boscate) ma in zone già urbanizzate, sulle quali sono presenti infrastrutture viarie e tecnologiche ed è comunque possibile nel rispetto di altre normative esistenti quali i piani di bacino e non derogando alle norme del codice civile sulle distanze dai confini, dai fabbricati esistenti e nel rispetto dei limiti di altezza di zona”.
“Il Piano Casa ha consentito, inoltre, di migliorare, nel complesso, la qualità degli immobili oggetto di intervento attraverso il loro adeguamento sismico ed energetico. Parallelamente ha arginato, in un periodo di drammatica crisi economica, la recessione del mercato del lavoro nel campo edilizio. ricordo che dal 2007 al 2014, secondo i dati ance, il totale degli addetti nel settore edile, nella sola provincia di Savona, è passato dal 3930 a 1889. una drammatica diminuzione di più di 2000 persone occupate. senza il piano casa questi numeri sarebbero ancora più drammatici”.
“In merito alle scelte attribuite dalla nuova normativa, si rileva innanzi tutto un’anomalia incomprensibile. non si comprende per quale ragione le scelte dell’amministrazione di pietra ligure siano etichettate, con molta enfasi e ridondanza, come “pro-cemento” o tese a favorire presunte “lobbie” di impresari e progettisti” sottolinea l’assessore.
“Si rileva infatti che la scelta di non imporre limitazioni in merito all’applicazione dell’articolo 3 del piano casa sia in perfetta sintonia con le scelte di quasi tutti i comuni della Liguria (solo in rari e contestati casi alcune amministrazioni hanno deciso di escludere alcune zone dei propri territori). Per quale ragione la scelta dell’amministrazione di pietra ligure sia tanto contestata ci pare francamente incomprensibile se non in una logica di opposizione indiscriminata e dettata, innanzi tutto, da una scarsa conoscenza della materia. Pare inoltre pretestuoso che a censurare queste scelte sia chi ha amministrato, nei decenni, il comune di Pietra Ligure senza mai manifestare sensibilità ambientaliste ed oggi, all’opposizione, porsi quale paladino della presunta salvaguardia del territorio”.
“Il Piano Casa non potrà comunque essere applicato nei centri storici di Pietra Ligure e nella frazione di Ranzi, è necessario chiarire, con nettezza, che l’unica facoltà di intervento concessa alle amministrazioni locali era quella di limitare l’applicazione dell’articolo 3, che consente ampliamenti fino al massimo del 20% sui fabbricati esistenti. Non era infatti possibile, per le amministrazioni comunali, stabilire limiti all’applicazione degli articoli 6 e 7 che consentono ampliamenti tra il 35% ed il 50% sui volumi esistenti, attraverso la loro demolizione e ricostruzione”.
“Paradossalmente quindi un’amministrazione comunale poteva impedire al proprietario di un immobile di ampliare la propria abitazione per realizzare una nuova camera, nella soglia massima del 20% di ampliamento volumetrico, mentre non poteva impedire la demolizione dell’intero fabbricato e la sua ricostruzione, nello stesso sito o altrove, con un ampliamento del 35% (articolo 6) o, addirittura, non poteva impedire la demolizione di un volume non residenziale e la sua traslazione con ampliamento volumetrico fino al 50% (articolo 7)”.
“Mi immagino quale sarebbe stata la reazione di un proprietario di una villetta al quale si impediva di eseguire un modesto ampliamento per realizzare una nuova cameretta per il figlio mentre, paradossalmente, vedeva realizzato un palazzo di fronte alla propria abitazione originato da un volume proveniente da un’altra parte del territorio comunale…” conclude l’assessore pietrese.