
Savona. “Teatro dell’assurdo in Liguria”. Così l’esponente del gruppo Noi per Savona Daniela Pongiglione ha definito quanto successo ieri pomeriggio nella seconda Commissione Consiliare del Comune di Savona dove si è discusso del Piano Casa.
“Come richiesto da Noi per Savona (insieme ai consiglieri Aschiero e Debenedetti) abbiamo parlato di Piano Casa in quanto entro il 7 marzo i Comuni, con una Delibera, devono dare indicazioni precise su: 1) le zone del territorio in cui non intendono consentire gli aumenti previsti dalla Legge regionale e 2) la superficie minima delle unità immobiliari derivate dal frazionamento degli immobili oggetto di ampliamento o di mutamento di destinazione d’uso”.
“La Legge regionale 49/ 2009 era nata per dare un incentivo all’edilizia, ed era considerata legata a una eccezionalità. E’ stata poi più volte prorogata e oggi è diventata di sistema. Essa (con gli artt. 3 e 3bis) introduce la possibilità di ampliamento degli edifici residenziali (esistenti al 2009) che non superino i 400mq. Con l’ampliamento possono diventare di 450 mq. Con gli artt.6 e 7 la legge regionale incentiva gli interventi di demolizione e ricostruzione di edifici che abbiano problemi di staticità, oppure siano in zone a rischio alluvione, o cambino destinazione d’uso. L’Amministrazione di Savona sta preparando la Delibera richiesta e indicherà (come zone in cui non applicare gli aumenti di volumetria) tutte le zone di tipo A (centro storico cittadino, di Legino, di Santuario, di Lavagnola), aree tutelate per importanza paesaggistica, aree costiere, edifici storici. La superficie minima verrà indicata in mq.45. Ma, mentre il Comune può limitare il campo di applicazione degli artt. 3 e 3bis (ampliamento), non può dire nulla su ‘demolizione e ricostruzione’, con conseguenze molto gravi sul territorio” spiega il consigliere di Noi per Savona.
“Pensiamo ad esempio ai nostri ‘Distretti di trasformazione’ (vedi Cantieri Solimano). Nonostante si parli di una riduzione del 30% per quel progetto (in cambio di altro cemento in Città), i costruttori potrebbero richiedere l’aumento addirittura del 35% delle volumetrie esistenti, e il cambio di destinazione d’uso. E’ una vera tragedia per la nostra Regione!!! Sembra una pièce del teatro dell’assurdo: i cantieri Solimano si trovano nella ‘fascia protetta’ dei 300 metri dalla battigia. Questa zona è tutelata (sulla carta) da norme rigorose. Ma siccome ci troviamo anche in un Distretto di trasformazione, non sono più valide le tutele. Il vice Sindaco Di Tullio proporrà di escludere dagli ampliamenti anche tutte le aree a 300 m. dalla battigia ma, data la situazione, ciò risulterà solo una dichiarazione d’intenti, senza un’effettiva efficacia, perché i grossi progetti in quell’area sono, appunto, nei Distretti di trasformazione, su cui il Comune non potrà nulla” precisa Pongiglione.
“E’ incredibile che sia il Parlamento, sia la Regione legiferino senza preoccuparsi delle ricadute sul territorio! Bisogna che i Comuni liguri, con il coordinamento di ANCI, impugnino la Legge. Senz’altro le Associazioni ambientaliste e culturali interverranno su queste norme sciagurate. Stiamo rovinandoci con le nostre stesse mani: chi ci ridarà la vista del nostro mare, passando sull’Aurelia? come sarà possibile attirare turisti su una costa cementificata?” conclude Daniela Pongiglione.