
Sassello. “Sono venuto in Italia per essere lavorare e ottenere il permesso di soggiorno, avevo sentito che era uscita una legge per farlo”. Così questa mattina, nel corso del processo per direttissima, il tunisino di 25 anni, M.A.Z., arrestato ieri a Sassello ha giustificato la sua presenza nel paesino dell’entroterra savonese.
Il ragazzo, che è finito in manette perché ha presentato come documento per registrarsi in hotel una richiesta di asilo politico rilasciata dalle autorità tedesche con generalità false, ha raccontato di essere arrivato in Italia tre giorni fa. “Sono arrivato ad agosto in Germania e finora ero rimasto lì” ha spiegato l’imputato che ha amesso di aver fornito false generalità (aveva detto di essere algerino): “L’ho fatto perché chi viene dall’Algeria ha un trattamento migliore dei tunisini in Germania”.
Il giudice, dopo averlo ascoltato, ha convalidato il suo arresto per poi accogliere la richiesta di patteggiamento concordata tra pm e difensore del nordafricano. M.A.Z., che era accusato di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi, ha quindi patteggiato dieci mesi e 20 giorni di reclusione convertiti nell’espulsione dal territorio italiano.
L’arresto del tunisino aveva preso le mosse da un controllo dei carabinieri di Sassello insospettiti dalla presenza in un hotel del paese dell’uomo, arrivato insieme ad un connazionale e una donna italiana (nei loro confronti non sono emerse irregolarità nei documenti). Incuriositi, i militari avevano deciso di effettuare un controllo.
Un’intuizione che si era rivelata corretta visto che l’uomo si era registrato nell’albergo con il documento irregolare. Per lui, dopo una serie di accurati accertamenti eseguiti dai militari di Sassello, con la collaborazione dei colleghi del Nucleo Operativo di Cairo e del Nucleo Informativo di Savona, erano così scattate le manette.