
Liguria. Il 96% delle zone di pesca del mar Mediterraneo è vuoto, ovvero non ci sono quasi più pesci: a dirlo non è la Protezione Animali savonese ma un team di scienziati internazionali, che lo hanno ribadito ad un recente convegno in Sicilia.
“Eppure – commenta l’Enpa – assistiamo in Liguria alla guerra tra pescatori professionisti e cosiddetti sportivi sulla debolissima intenzione del governo di disciplinare l’attività dei secondi. Neppure i solleciti notificati nel 2010 dall’Unione Europea avevano smosso i nostri governi precedenti, che avevano solo disposto che i pescasportivi inviassero una comunicazione di esercizio dell’attività ‘ricreativa’, senza però modificare i quantitativi pescabili giornalmente o prevedere, come invece accade a tutti gli altri cittadini, di pagare una tassa”.
“Ora ci risiamo – proseguono gli animalisti – e temiamo che sarà la solita tempesta in un bicchier d’acqua (di mare) che non cambierà la situazione drammatica in cui versano gli animali marini. Attualmente i pescasportivi possono gratuitamente pescare 5 chili di pesce al giorno ed utilizzare attrezzi professionali come i parangali e le nasse. E giustamente i colleghi professionisti criticano i molti dilettanti, che dilettanti non sono, che vanno a vendersi il pescato sottobanco ai ristoranti ed ai pescivendoli conniventi. Per evitarlo basterebbe proibire ogni attrezzatura diversa dalla canna da pesca e dal fucile sub e ridurre a pochi etti il quantitativo giornaliero pescabile, invece di disporre, come vuole un disegno di legge regionale, l’obbligo di tagliare la pinna caudale, presumibilmente a pesce pescato ancora vivo”.
“Un dilettante che pesca un pesce forse fa poco danno al mare ma tutti assieme i 163.304 ‘ricreativi’ censiti in Liguria (più quelli che non hanno inviato la comunicazione ma non saranno multati) ne fanno eccome e non più trascurabile rispetto ai guai più grossi che combinano i professionisti con ecoscandaglio e strascico, reti da circuizione, ferrettare e palangari lunghi chilometri. Il 75% delle specie marine si stanno velocemente rarefacendo, il 10% è già in via di estinzione e domani i figli dei pescatori, professionisti o dilettanti, di fronte ad un mare morto dovranno cambiare mestiere o passatempo”, conclude l’Enpa.