
Ogni squadra di calcio, prima di adottare un sistema di gioco vincente in realtà, cerca di adottare lo schema più congeniale ai giocatori che ha a disposizione, piuttosto che forzare le vocazioni tecniche dei singoli in un modulo astratto. Di conseguenza, infinite sono le varianti e frequenti i ritorni al passato (la difesa a tre è la rivisitazione del sistema), anche l’ultima vera rivoluzione resta, per ora, quella olandese degli inizi degli anni Settanta. Da allora, vi è stato solo un paziente lavoro di perfezionamento e di adattamento, ma nessuna intuizione veramente originale ed il calcio del Duemila attende ancora il suo Chapman o il suo Michels. Eppure la voglia di innamorarsi nuovamente di una novità resta alta.
Per stare in argomento “amore” valga ricordare che sul quotidiano Repubblica comparve un articolo qualche tempo fa in cui Eugenio Scalfari, parlando di sè, confessava di aver amato tanto. Raccontava dei tanti suoi amori, dall’infanzia alla maturità fino alla senescenza. Perché il diritto all’amore non si perde di certo col passare degli anni ( questa è la croce di noi calciofili) e a questo proposito basti dire che è stato addirittura fondato un sindacato, il S.A.D.D.A (Sindacato Anziani Difesa Diritto Amore). Aver amato tanto non significa solo aver amato tante persone o idee o altro; il senso può essere anche quello di un amore profondo, immenso, unico, eterno.
Anche gli allenatori si innamorano appassionatamente e perdutamente, talvolta follemente: di falsi totem, del loro lavoro, sul campo degli schemi e dei naturalmente moduli più in voga. L’1-4-3-3 piuttosto che l’1-4-4-2 o l’1-4-2-3-1 o l’1-3-4-3. I tre di centrocampo, il centrocampo quattro a rombo. Senza eccezione: “Questo modulo mi dà sicurezze, e per dare certezze alla squadra prima le devo avere io” dicono di norma se interpellati in merito. Sarri in questa stagione arrivando a Napoli da Empoli era innamorato dell’1-4-2-3-1 ma dovette cambiare: prima 1-4-3-1-2, poi 1-4-3-3 ed ottenne risultati. Fu amore a prima vista, intenso e travolgente.
Questa estate siccome trovò la squadra cotta “non potè fare a meno del rombo a centrocampo, anche se aveva grandi esterni offensivi (ci piace dire ancora “ali”) per poi passare ad uno assetto di gioco più equilibrato. Non tanto per il modulo in sè, ma per le caratteristiche dei suoi giocatori. C’è chi sostiene ancora che i sistemi di gioco non contino niente, ma che conti come si interpretano o che conti solo la mentalità. Non è vero: i moduli hanno la loro importanza e quale scegliere fra questi lo dovrebbero dire le caratteristiche dei giocatori. Che posizione sostiene a riguardo dell’argomento il Direttore della Scuola Allenatori del Settore Tecnico della Figc, Renzo Ulivieri (presidente associazione allenatori e consigliere federale).
“Che volete che vi dica. C’è chi ama per tutta la vita un modulo e ce chi lo tradisce. Basti pensare alla coerenza ostinata di uno Zeman, un uomo serio, per bene ed un mister fedelissimo che ha da sempre amato l’1-4-3-3: intensamente, con passione, per l’eternità. Io invece (come Sarri) sono passato dal marcamento a uomo alla zona, dall’1-1-3-2-3, all’1-4-3-3 e all’attuale 1-3-4-3 (un disegno tattico di cui mi sento un po’ padre visto che lo sperimentai la prima volta a Bologna nel ’95, in un match di Coppa Italia contro il Milan dopo che vi stavamo lavorando con Mazzarri da mesi anche se lo stesso nel tempo l’ha ristudiato e l’ha modificato); ed è per questo che sarei pertanto da qualificare come il capo degli infedeli”.