
Liguria. “Un’altra mattinata turbolenta in Regione”. Così Gianni Pastorino (Rete a Sinistra) commenta la sospensione dei lavori decisa del presidente del Consiglio regionale Francesco Bruzzone e richiesta da Alice Salvatore (Mov.5 Stelle), Luca Garibaldi (Pd) e lo stesso Pastorino per via dell’assenza di alcuni documenti: i tre infatti avevano lamentato che alcune relazioni sul bilancio non erano state depositate secondo i tempi previsti e che il Bilancio di previsione del Consiglio regionale non era stato ancora messo ancora a disposizione dai capigruppo.
“La maggioranza va a sbattere contro le regole e provoca il blocco dei lavori del consiglio regionale – attacca Pastorino – L’ufficio di presidenza non ci ha consegnato la proposta di delibera sul funzionamento del consiglio. Per discutere il bilancio abbiamo bisogno delle carte. Queste inadempienze procedurali sono gravissime e limitano i poteri decisionali delle opposizioni”.
L’opposizione impugna il regolamento, insistendo sul fatto che non si possa procedere senza questi documenti: “Al momento non conosciamo il bilancio di previsione dell’assemblea legislativa per il triennio 2016-2018 – precisa Pastorino – ultimo atto nella storia di un documento controverso, sul quale gli stessi revisori dei conti avevano espresso fortissime perplessità. Stavolta, per far deragliare il centrodestra, non bisogna neppure ricorrere all’ostruzionismo: la maggioranza si incarta da sola”.
“C’è troppa distanza fra i propositi e la possibilità di incidere realmente sulla realtà della cose: tanti annunci che non trovano corrispondenza negli impegni economici dell’amministrazione”. E’ questo, in sintesi, il giudizio del consigliere regionale del Partito Democratico Pippo Rossetti in merito alle politiche di Bilancio della giunta Toti. “Tra i tanti aspetti che non ci convincono – spiega Rossetti – ce ne sono quattro, in particolare, che saltano agli occhi. Il primo riguarda l’esenzione dall’Irpef regionale, che il centrosinistra è sempre riuscito a portare casa a dicembre. Se la giunta volesse potrebbe farlo anche quest’anno con un emendamento, estendendo l’esenzione dagli attuali 15 mila euro annui fino a chi ha un reddito di 25 mila euro, e cioè circa 350 mila liguri. Non mi sembra però che ci sia quest’intenzione”.
Un altro capitolo è quello degli affitti pagati dall’ente a causa dei tanti uffici regionali sparpagliati sul territorio. “In questo modo – continua Rossetti – sottraiamo soldi freschi ai servizi. La giunta precedente aveva programmato di trasferire, entro il 2017, tutti gli uffici fuori sede, compresi quelli della giunta stessa, nella torre di via Fieschi 17, appena acquistata. Soltanto lasciando il palazzo di piazza De Ferrari si potrebbe risparmiare un milione e mezzo di euro all’anno, trasferendo direttamente queste risorse sui servizi”.
Rossetti chiede anche alla giunta lumi sulla programmazione sanitaria per il 2016. “Dopo sette mesi – accusa il consigliere Pd – non se ne trova traccia. Vorremmo sapere su cosa la giunta intenda puntare: sulla rete ospedaliera? Sulle case della salute? Ancora non si sa nulla”. L’ultimo punto che tocca Rossetti è quello della cultura e dell’istruzione. “Leggendo i documenti sulle politiche di Bilancio della giunta – conclude il consigliere del Pd – abbiamo notato che la pianificazione della cultura, del turismo, della caccia, della scuola e della formazione è stata trasferita del Consiglio alla giunta, esautorando l’aula eletta dai cittadini liguri”.
“Una mancanza totale di indirizzi strategici su sanità e trasporti, assenza di programmazione e nessuna misura in grado di produrre immediatamente effetti positivi sulla crescita, sull’occupazione e sugli investimenti”. Così Alice Salvatore, portavoce capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Regione Liguria, boccia la manovra finanziaria presentata dalla Giunta Toti. Lo ha fatto oggi pomeriggio in aula con una lunga relazione di minoranza che anticipa la discussione di domani in Consiglio, dove il M5S Liguria porterà ben 30 emendamenti.
“Il concetto di tagli ai costi della politica – commenta Salvatore – è togliere risorse alla sicurezza del Consiglio, al guardianaggio e alle imprese di pulizia, che significa meno controllo e meno igiene. Fedele alla sua linea fino in fondo, Toti preferisce intaccare risorse umane e di servizi, anziché toccare i faraonici emolumenti della politica e i privilegi di pochi”.
Sulla stessa linea la relazione del portavoce M5S Fabio Tosi, che mette nel mirino centrodestra e centrosinistra, senza sconti a nessuno. “C’è un dato che balza drammaticamente agli occhi: la totale inconsapevolezza dell’entità effettiva della crisi che la Liguria è chiamata ad affrontare, in primo luogo nelle sue sedi di governo. Una regione che ha smarrito da almeno trent’anni il proprio modello di sviluppo, dal momento in cui il sistema delle Partecipazioni Statali andava collasso, e le varie maggioranze politiche che si sono succedute, di destra e sinistra, presiedute da Sandro Biasotti come da Claudio Burlando, si sono guardate bene dall’affrontare”.
Il MoVimento 5 Stelle non si limita a denunciare i limiti della finanziaria di Toti, ma indica una terza via alternativa alla vecchia politica che si è alternata in questi anni in piazza De Ferrari (“una sede che costa 2 milioni di euro all’anno ai cittadini e che più volte destra e sinistra hanno promesso di abbandonare, senza mai rispettare le promesse”).
“La Liguria ha urgente necessità di indicazioni concrete per la ripresa – ha concluso Tosi -. Nella logica che noi indichiamo da tempo: un piano di specializzazione territoriale secondo i paradigmi europei di un regionalismo programmatorio, che metta a vantaggio competitivo i saperi che sono presenti tanto nelle comunità locali del lavoro come in quelle della ricerca. E che faccia della difesa dell’ambiente e della qualità sociale un motore di nuova impresa pulita e ad alta capacità occupazionale. Dunque, risparmio energetico e salvaguardia del territorio virati anche a business come strategia politica orientata al futuro”.