
Albenga. “Capisco che aver fotografato un amministratore di Albenga, mentre di soppiatto chiede i danni al suo sindaco con cui siede vicino vicino nella giunta comunale, dia fastidio e scateni ira furiosa nei diretti interessati. Ma a noi piace riscontrare a Palazzo Civico quella trasparenza che a parole ma non nei fatti il sindaco Cangiano ama sbandierare con il suo braccialetto bianco al polso”. Così il consigliere comunale di opposizione Eraldo Ciangherotti ribatte alle parole dell’assessore Simona Vespo nella polemica sull’infortunio per il quale l’esponente della giunta e della maggioranza ha chiesto i danni al Comune.
“Ad oggi, all’Ufficio protocollo del Comune di Albenga è depositata una lettera proveniente da uno studio legale, a firma di un noto avvocato, che, all’oggetto vertenza Vespo Concetta-Comune di Albenga, a seguito di un sinistro verificatosi in Albenga il 3.4.2015 in Via Piave a Vadino, denuncia l’apertura di un sinistro da parte della Signora Vespo nei confronti del Comune di Albenga in persona del sindaco Giorgio Cangiano (legale rappresentante del Comune) e diffida al risarcimento dei danni sofferti dall’assessore in dipendenza e conseguenza della caduta sul marciapiedi”.
“Se poi il Comune affida il risarcimento danni all’assicurazione, questo non cambia la sostanza, perché l’assicurazione, su mandato dell’amministrazione comunale, agisce per conto del Comune stesso rappresentato proprio dal Sindaco Cangiano. L’assessore Simona Vespo chiama, quindi, in causa il suo Sindaco per farsi risarcire un danno e questo per noi resta oltre che una pessima caduta di stile davanti all’intera collettività, un modo molto sui generis di voler ottenere un risarcimento in soldi”.
“Spiace che si evochi subito lo scenario della querela, ma rassicuro l’Assessore Vespo che il Pd ha già perso una causa con me sulla vicenda della “banda Bassotti”, pur essendo ancora io in attesa di essere risarcito per le spese legali subite. Non vorrei che l’arma delle querele fosse utilizzata da Cangiano & compagni per mettere il bavaglio alla verità dei fatti” conclude Ciangherotti.