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Caccia al cinghiale prorogata a gennaio, il M5S: “L’assessore Mai è nelle mani dei cacciatori”

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Caccia al cinghiale prorogata a gennaio, il M5S: “L’assessore Mai è nelle mani dei cacciatori”
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Liguria. “Per chi non lo avesse ancora capito, ormai è chiaro: l’assessore Mai, con delega a caccia e pesca, e tutta la Giunta regionale sono nelle mani dei cacciatori”. A lanciare l’accusa Marco De Ferrari, portavoce del MoVimento 5 Stelle in Regione Liguria, in seguito all’annuncio di ieri della proroga fino a fine gennaio della caccia al cinghiale perché, secondo le stime, ne sono stati abbattuti “solo” il 57% dei contingenti fissati dal “tavolo tecnico” di agosto scorso.

De Ferrari è furibondO: “Il tasso di cinghiali abbattuti è troppo basso? ‘Andiamo avanti’ ordina Mai, a cui evidentemente non sono bastate le direttive europee e le sanzioni del Tar (vedi caccia agli storni). Testardi, assessore e giunta, continuano imperterriti a pensare che la caccia sia la panacea di tutti i mali, quando in realtà ne è la causa principale. La causa confusa con l’effetto. Eppure basterebbe informarsi: studi ventennali francesi dimostrano che l’attività venatoria sui cinghiali disperde i branchi, scoordina i periodi di estro, estendendo a tutto l’anno il periodo di fertilità. Il foraggiamento da parte dell’uomo abitua gli adulti ad associare la figura umana al cibo cosicché, in periodi di carenza di cibo come l’estate, questi sono indotti per istinto ad avvicinarsi ai campi agricoli e alle zone urbanizzate”.

“Nessuno vuole sottovalutare il fenomeno della proliferazione dei cinghiali – continua il pentastellato – che sicuramente in alcune aree del nostro Paese ha raggiunto le dimensioni di una vera e propria emergenza con gravi danni alle coltivazioni, alle cose e alle persone, ma per poter affrontare e risolvere il problema è necessario comprenderne l’origine. Purtroppo, però, da tempo assistiamo a una vera e propria ondata di demagogia, con dichiarazioni di amministratori e vari politicanti (rilanciate e amplificate dai trombettieri di regime) che hanno come comun denominatore lo sterminio delle popolazioni di cinghiali. E la responsabilità è tutta della mala politica che, spesso in complicità con le lobbies dei cacciatori, hanno permesso l’irragionevole introduzione nel nostro ambiente di esemplari di cinghiali provenienti dal centro Europa”.

“Si tratta di cinghiali di grandi dimensioni e molto prolifici – prosegue il portavoce M5S – che hanno soppiantato le specie autoctone, di taglia ridotta e meno feconde, che erano in equilibrio col nostro ambiente e che non rappresentavano una minaccia per le attività umane. Ciò è avvenuto a partire dagli anni ’50, durante i quali sono stati massicciamente introdotti animali provenienti dall’Ungheria, dalla Polonia e dalla Cecoslovacchia, per saziare le bramosia dei cacciatori desiderosi di confrontarsi con prede di dimensioni sempre maggiori.”

“In Parlamento – ricorda De Ferrari – il MoVimento 5 Stelle si è occupato da subito del fenomeno della proliferazione dei cinghiali, presentando, nel febbraio 2014, una risoluzione, i cui impegni sono stati accolti in un atto congiunto della commissione agricoltura il 29 ottobre dello scorso anno. Ci permettiamo anche di ricordare all’assessore Mai e al presidente-cacciatore Bruzzone l’articolo 1 della legge 157/1992, che recita: ‘La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale e internazionale'”.

“Per il contenimento dei danni causati dai cinghiali ci sono numerosi metodi non cruenti, in primis la prevenzione che passa anche attraverso una corretta informazione dei cittadini. Non lo dice il Movimento 5 Stelle ma il mondo della ricerca scientifica, che da almeno un quinquennio ha analizzato il fenomeno, trovando soluzioni che mettessero d’accordo le esigenze delle attività umane e il rispetto degli animali. Stupisce come tutti questi studi pagati coi soldi dei contribuenti vengano puntualmente snobbati dalla politica che preferisce ogni volta seguire l’approccio demagogico del “partito delle doppiette”. Che non risolverebbe affatto il problema, anzi lo aggraverebbe”, conclude De Ferrari.

Andrea Chiovelli
23 Dicembre 2015 alle 15:06
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