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Calcio

La denuncia di Barollo: in Italia scarterebbero Messi

Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia

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La denuncia di Barollo: in Italia scarterebbero Messi
Foto di repertorio
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Savona. Recentemente il giornalista sportivo Alessandro di Gioia ha contattato per un’intervista in esclusiva Marco Barollo, ex giocatore tra le altre di Inter, Lecce, Venezia, Brescia ed Empoli, che da più di dieci anni gestisce la scuola calcio Extra Sport fondata insieme al compianto Stefano Borgonovo, della società Vis Nova di Giussano. La sua accusa quale allenatore di giovani talenti è netta, precisa, circostanziata: “il calcio giovanile in Italia è indietro di trent’anni”. Una situazione del resto che è come quella denunciata a proposito della Universal Cup di Forte dei Marmi con la oramai nota polemica sugli esordienti del Milan, sproporzionati fisicamente rispetto agli avversari , e che come tante altre sono tristemente all’ordine del giorno in quasi ogni ambito del settore giovanile.

La prestanza atletica ha la meglio sulla qualità tecnica : questo in sintesi il concetto.
Abbiamo ritenuto utile riportare i tratti salienti dell’incontro al fine di fornire dati importanti che favoriscano il dibattito sul punto da parte degli addetti ai lavori.

Mister Barollo ci può raccontare cosa fa adesso precisamente? Ha smesso di giocare ma non hai abbandonato il mondo del calcio, anzi…
Ho una scuola calcio a Giussano, in provincia di Monza e Brianza, che ho creato con Stefano Borgonovo e che adesso è a lui intitolata. Gestisco il settore giovanile, la società si chiama Vis Nova, la scuola calcio Extra Sport.

Come valuta la gestione dei vivai da parte delle società più importanti? E la scelta di privilegiare le qualità fisiche alla tecnica?
Io faccio parte della vecchia scuola, e ritengo un’ assurdità privilegiare le qualità fisiche rispetto alla tecnica: abbiamo intrapreso e continuiamo a percorrere una brutta strada, non solo secondo me, ma secondo gran parte degli addetti al settore che hanno a cuore questo sport. E’ inutile prendersi in giro: i livelli sono calati proprio per questo motivo, la qualità tecnica è diventata secondaria. Madre natura ti da’ una dote che devi essere in grado di coltivare e far fiorire, la forza fisica che magari caratterizza dei ragazzini più sviluppati poi sparisce, e si adegua a quella degli altri. Dobbiamo intendere il settore giovanile come una fucina dove costruire i talenti del futuro, come si fa in Spagna o in altri paesi. Se si ha un ragazzo gracile dotato di una grandissima tecnica, non si può scartarlo e privilegiarne uno più sviluppato: viceversa bisogna aspettarlo. Il calcio italiano è arrivato al limite. Io sono d’accordo con Arrigo Sacchi: il razzismo non c’entra, quello che ha detto è sacrosanto. Che senso, ad esempio scegliere 3/4 ragazzi di colore, che palesemente non hanno l’età dichiarata, per vincere un torneo giovanile? Dobbiamo farci tutti un esame di coscienza.

E’ vero che alcuni settori giovanili, come quelli di Atalanta e Empoli, continuano a privilegiare la qualità tecnica?
Delle eccezioni ci sono sicuramente: l’Atalanta e l’Empoli sono ambienti ottimi. A Empoli ho anche giocato, e posso confermare la bontà dell’ambiente. Mi è capitato tempo fa di sentire un’intervista di Marotta, con la quale concordo appieno: il progetto che stanno tentando di realizzare alla Juventus prevede l’innesto di giocatori italiani forti a livello giovanile. Perchè i bianconeri dominano? Perchè hanno uno zoccolo duro italiano. Gli altri lavorano male, non valorizzano i giocatori: non hanno senso rose di 23/24 giocatori con solo due nati in Italia, anche perchè gli stranieri spesso non sono migliori, ma hanno solo nomi più esotici. O ci diamo una regolata, oppure il declino è inevitabile. Chi gestisce il calcio non deve stare dietro alla scrivania, ma deve andare in giro sui campi. Solo Sacchi e Baggio in Federazione hanno detto le cose come stanno, e per questo sono stati allontanati.

Nel 2010, dopo il fallimento Mondiale, si era parlato di una rivoluzione del calcio nei settori giovanili. Cinque anni dopo, cosa è cambiato?
Dopo il 2010 non è cambiato nulla: nel 2006 ci siamo illusi, abbiamo sbagliato pensando di essere i migliori, cosa non vera. Paradossalmente la vittoria del Mondiale ci ha fatto più male che bene: ci siamo fermati, non siamo più in grado di valorizzare i talenti nostrani. Siamo rimasti a Totti e Del Piero, non socmmettiamo più sulla nostra gioventù, e non c’è niente di peggio.

Un suo giudizio sull’episodio capitato a Pasqua in Versilia, che ha coinvolto gli esordienti del Milan, evidentemente più grossi rispetto agli avversari…
Un episodio incredibile: io purtroppo lo vivo tutti i giorni. Non solo è assurdo, ma anche poco corretto: ci facciamo del male da soli. Io non ho pregiudizi di sorta, ritengo che se un giocatore ha la caratura giusta, non si debba guardare ad altro. Ad esempio trovo Pogba un fenomeno non per le caratteristiche fisiche, ma per come abbina queste ad una tecnica sopraffina. Ma ritengo sia vergognoso fare giocare calciatori che hanno palesemente 2/3 anni in più di quelli consentiti, solo per poter ottenere i risultati, che dal punto di vista giovanile non contano assolutamente nulla.

Tre rimedi che si possono attuare subito per tentare di risollevare i settori giovanili in Italia.
Bisogna rimettersi in discussione, viaggiare, imparare dagli altri, come sta facendo la Svizzera con la Spagna: non siamo più i più bravi di tutti, e prima ce ne rendiamo conto, meglio è. Dobbiamo lavorare sulla tecnica: le società spendono soldi inutilmente, visto che poi regolarmente si ritrovano con venti Primavera da piazzare in prestito, e nessuno di questi finisce in prima squadra. La vittoria deve essere quella di aver lavorato con un gruppo, e di essere riusciti a formare uno/due giocatori pronti per il salto di qualità. Questo deve essere l’obiettivo di un settore giovanile. C’è troppa attenzione al risultato: poi è inutile chiedersi perchè Milan o Inter hanno rose di quasi tutti stranieri, in prima squadra non ci arriva nessuno. Da questo punto di vista auspico l’intervento di ex calciatori, che aiutino il movimento a ripartire. Perchè così, non si può più andare avanti. Puoi farci degli esempi specifici?
Due anni fa sono andato grazie all’amicizia di Stefano Borgonovo con Buitragueno, a visitare la cantera del Real Madrid. Sono rimasto senza parole. Una serie infinita di ragazzini di talento che ti nascondevano il pallone e ci facevano quello che volevano. Fisicamente niente di che, ma che qualità tecnica. Torno a Milano e vado da Samaden, responsabile del settore giovanile dell’Inter, club per inciso al quale mando i nostri ragazzini migliori. Entro e dico: torno adesso da Madrid. Lui si mette a ridere prima ancora che io finisca.

E perché?
Perché sa come la penso: da noi li scarterebbero tutti. Si, non ne tessererebbero manco uno. E sa perché? Perché il giocatore di qualità magari gracilino non c’è tempo per aspettarlo. Da noi già a livello di pulcini bisogna vincere. Conta quello e basta.
Possibile che quando segnalo un ragazzo la sola cosa che mi sento chiedere è: fisicamente come è messo? Chi se ne frega come è messo. Io da giocatore ho fatto tutto il settore giovanile dell’Inter più in panchina che in campo perché avevo tecnica ma poco fisico. A fine anno i titolari magari andavano via ma io venivo sempre confermato. Ma ai miei tempi ti sapevano aspettare. Perché sapevano che il fisico prima poi arriva. La tecnica no. Mi piacerebbe proprio vedere il giovane Messi in un settore giovanile italiano di oggi. Scommettiamo che non durerebbe il tempo di un provino?

Christian Galfrè
29 Agosto 2015 alle 10:39
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