
Albenga. Sembra uscire ridimensionata l’accusa di sfruttamento dell’immigrazione clandestina intorno ad un’azienda agricola della piana ingauna che veniva contestata a Davide Delogu, ex poliziotto del commissariato di Alassio. Questa mattina infatti, al termine della sua requisitoria, il pm Chiara Maria Paolucci ha chiesto l’assoluzione per lui e per le altre due persone imputate per lo stesso reato (la Procura ipotizzava che fino al luglio del 2012 venissero impiegati cinque albanesi irregolari), la moglie dell’uomo Rosellina Tuttorosa, titolare dell’azienda agricola, e un albanese che collaborava nell’attività, Llulzim Calliku.
Il pubblico ministero ha poi chiesto l’assoluzione nei confronti di Delogu, difeso dall’avvocato Carlo Manti, anche per altre due delle gravi accuse che gli venivano contestate: la concussione (avrebbe minacciato un artigiano edile di far scattare dei controlli nei suoi confronti se non avesse pagati 10800 euro) e il favoreggiamento personale (avrebbe cercato di evitare che i colleghi denunciassero per guida senza patente un albanese, Elton Alhysa, dicendo che era un suo “confidente”). Per l’ex poliziotto è stata invece chiesta una condanna a tre anni di reclusione per le restanti quattro accuse: concorso morale in sequestro di persona, minacce, truffa aggravata e falso.
Reati che non erano in nessun modo connessi con il presunto giro di sfruttamento dell’immigrazione clandestina, ma che erano stati contestati dagli investigatori nell’ambito di quell’indagine, grazie ad una serie di intercettazioni telefoniche. Per quanto riguarda il filone del sequestro di persona e delle minacce, Delogu è imputato in concorso con Elton Alhysa, che sarebbe stato l’esecutore materiale del reato, per il quale è stata chiesta una condanna a due anni e tre mesi. I due, nel giugno del 2009, avrebbero minacciato di morte e poi sequestrato, caricandolo sopra un furgone e portandolo dentro un capannone di Cesio dove era stato picchiato, un albanese soprannominato “Jimmy” che avrebbe preteso del denaro dal poliziotto.
Sul fronte della truffa e del falso, insieme all’ex sovrintendente capo del commissariato alassino, sono finiti a giudizio anche tre medici: Roberto Pirino di Albenga, difeso dall’avvocato Fabio Cardone, Luigi Granella e Gianuario Marco Mario Cosimo Carboni, entrambi sardi e difesi dall’avvocato Pala del Foro di Sassari) che avrebbero prodotto certificati medici falsi per far ottenere giorni di mutua al poliziotto anche se era in perfetta salute. Per due di loro, l’ingauno Pirino e il sardo Carboni, il pm ha chiesto due condanne a dieci mesi di reclusione. Per il terzo medico, Granella, è stata invece chiesta l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato.
Inoltre nel processo è rimasta coinvolta, sempre con le accuse di falso e truffa in concorso, anche una funzionaria del commissariato di Alassio, Maria Monte (difesa da Franco Vazio), che avrebbe consigliato al collega di ripresentare un certificato, una falsa domanda di congedo ordinario per ferie, alterandolo apponendo una data che non risultava corretta e la firma apocrifa del collega. Per lei il pm ha chiesto nove mesi di reclusione.
La discussione proseguirà a settembre prossimo quando, salvo ulteriori rinvii, è attesa anche la sentenza del processo.