
Albenga. Si era sottoposta ad un intervento per aumentare le dimensioni del seno, ma dopo l’operazione si era ritrovata con un décolleté asimmetrico visto che una delle protesi era posizionata più in alto rispetto all’altra. La paziente, una quarantottenne, quindi aveva deciso di denunciare il chirurgo che questa mattina in tribunale è stato condannato a tre mesi di reclusione, con la sospensione condizionale, per lesioni personali.
Il medico, F.C.S.S., 67 anni, residente a Messina, ma originario del Brasile, è stato anche condannato, in solido con la clinica dove era stato eseguito l’intervento, la San Michele di Albenga, a pagare una provvisionale di 9500 euro immediatamente esecutiva in attesa di definire il risarcimento danni in sede civile.
La paziente, parte civile nel processo con l’avvocato Corrado Bandini, aveva chiesto un risarcimento da duecentomila euro. L’intervento le aveva procurato, oltre che un difetto estetico, anche alcuni problemi alle braccia: il seno infatti ostacolava il movimento degli arti.
L’operazione era stata eseguita nel maggio del 2009 e, secondo quanto accertato dalla Procura, il chirurgo aveva commesso degli errori perché non avrebbe provveduto alla “completa preparazione volumetrica delle tasche di alloggiamento protesico” e di conseguenza le protesi, posizionate troppo in alto, ostacolavano il movimento delle braccia (problematiche che hanno costretto la donna a sottoporsi ad un secondo intervento).
Nel corso del processo, il legale della clinica, l’avvocato Franco Vazio, aveva depositato agli atti le fatture emesse dalla San Michele per la degenza ospedaliera e per l’affitto della sala operatoria: la tesi, supportata in udienza è che la paziente abbia trattato direttamente con il chirurgo e che la clinica abbia soltanto “ospitato” l’intervento, eseguito nel contesto della libera professione, e la degenza.